Cambiamenti climatici: lotta a tutto campo per l’Unione europea

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I dati sulla qualità dell’aria, da un lato, e gli impegni internazionali, dall’altro, impongono l’adozione di misure urgenti a partire dallo stanziamento di finanziamenti

 Sui temi della qualità dell’aria e dell’emergenza clima, l’Unione europea rafforza l’impegno. Nella programmazione finanziaria 2014-2020, dei dieci obiettivi previsti (dall’innovazione alle tecnologie per l’informazione e la comunicazione, dalla lotta alla povertà fino all’efficienza della pubblica amministrazione), tre sono specificatamente indirizzati ad azioni mirate: sostegno alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio; promozione del trasporto sostenibile; lotta ai cambiamenti climatici. A questi si aggiunge poi un quarto complementare finalizzato alla preservazione e alla tutela dell’ambiente con contestuale promozione dell’efficienza delle risorse.

 

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I motivi del rinnovato impegno sono essenzialmente due. Da un lato, gli impegni internazionali come di recente definiti dal “Paris Outcome”, ovvero il documento frutto della Cop 21 di Parigi che ha dettato il nuovo obiettivo di portare il riscaldamento climatico del pianeta «ben al di sotto dei +2°C rispetto all’epoca preindustriale»; tema che è stato ripreso alla Cop 22 di Marrakech (novembre 2016) nel corso della quale è stato messo a punto un programma di lavoro che dovrebbe portare a una prima revisione dell’accordo di Parigi entro il 2018. Dall’altro, anche se l’ultima rilevazione effettuata da parte dell’Agenzia europea dell’ambiente risale al 2013, i dati che emergono da ricerche di settore sono decisamente preoccupanti, con riferimento tanto alla qualità dell’ambiente quanto all’incidenza sulla salute umana.

Visto il quadro complessivo, l’Unione europea, da tempo, ha adottato una serie di misure finalizzate a intensificare la lotta ai cambiamenti climatici e al ripristino della qualità dell’aria. Il primo passo è stata l’approvazione del quadro strategico 2030 per il clima e l'energia che ha fissato l’obiettivo vincolante della riduzione dei gas serra pari al 40%, rispetto al valore 1990, per tutte le attività economiche entro il 2030. A questo si è poi affiancata, come detto, la nuova programmazione 2014-2020: quasi 90 miliardi di euro indirizzati alla gestione del passaggio verso un modello di società “carbon neutral” ed erogabili sia per programmi a gestione diretta sia per quelli di cooperazione territoriale europea; oltre 114 miliardi di euro dai fondi strutturali e di investimento europei (Esi) più altri 55 miliardi dal fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) per l’adattamento ai cambiamenti climatici e la prevenzione e la gestione dei relativi rischi; 24 miliardi di euro per lo sviluppo di trasporti ad alta efficienza energetica senza emissioni di anidride carbonica; circa 2 miliardi di euro, infine, per le grandi infrastrutture energetiche intelligenti.

A queste iniziative, si è poi affiancata la messa a punto di strumenti in grado di quantificare le prestazioni ambientali di prodotti, servizi od organizzazioni come la Pef (Product environmental footprint) e la Oef (Organisation environmental footprint) e, per l’Italia, il “Made green in Italy”, schema  di accreditamento basato sulla Pef rivolto a prodotti e servizi nazionali (con particolare attenzione ai prodotti agricoli e al turismo), che potrebbe costituire un caso di scuola in ambito europeo.

In conclusione, gli strumenti e le risorse non mancano; l’auspicio è che gli impegni siano rispettati nei tempi previsti per salvaguardare non solo il clima – e quindi l’ecosistema – ma anche la salute delle persone.

 

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