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ASvis, Italia indietro sugli obiettivi 2030: un decalogo per il nuovo Governo

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A sette anni di distanza dalla sottoscrizione degli obiettivi dell'Agenda 2030, i passi indietro in Italia sono troppi. Lo afferma l'ASvis- Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, che propone al Governo un decalogo per una nuova legislatura improntata al benessere comune.

Troppi passi indietro rispetto agli obiettivi definiti dall'Agenda 2030. Lo hanno affermato, in apertura al Festival dello Sviluppo Sostenibile lo scorso 4 ottobre, i presidenti dell'ASviS, l'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, Marcella Mallen e Pierluigi Stefanini. A sette anni di distanza dalla sottoscrizione dell'impegno, nel pieno di una crisi climatica che mostra quotidianamente i suoi effetti devastanti e in balia delle conseguenze di un conflitto internazionale di difficoltosa risoluzione, la sentenza non rincuora. Anche e soprattutto a fronte del fatto che- come sottolineano all'unisono i gruppi ambientalisti- il tempo a disposizione per invertire la rotta è agli sgoccioli.

 

Le dichiarazioni

"Dal 2019 al 2021 registriamo un aumento delle disuguaglianze di reddito, una crescente difficoltà del sistema sanitario di rispondere alle esigenze dei cittadini, specialmente dei più deboli e un arretramento degli indicatori ambientali, in particolare quelli sul consumo di suolo e sulla gestione delle risorse idriche. L'urgenza di costruire un modello di sviluppo realmente sostenibile ci impone di dare una svolta radicale al nostro modo di abitare la Terra e ad impegnarci per diffondere un benessere condiviso e durevole, come indicato dall'Agenda 2030ha dichiarato Marcella Mallen. La frattura della pandemia, le guerre e gli scenari geopolitici mondiali, insieme al nuovo corso politico che si apre in Italia ci impongono di ripensare e cambiare passo. Occorre un grande cambiamento, anche culturale, che deve essere innescato dalla politica e dalle istituzioni, realizzando tra l'altro le proposte del decalogo promosso dall'ASviS" ha aggiunto Pierluigi Stefanini.

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Il decalogo dell'ASviS

Durante la recente campagna elettorale, ASviS aveva lanciato il quantomai attuale pacchetto di proposte “Dieci idee per un'Italia sostenibile- per una nuova legislatura in linea con l'Agenda 2030 dell'ONU”. Secondo l'Alleanza, la scelta per la sostenibilità dello sviluppo non va considerata “come un lusso, ma come la chiave fondamentale per cambiare il modello di sviluppo attuale e così uscire dalle tante crisi che stiamo vivendo”. 

Il decalogo si basa su una serie di punti fondamentali, imprescindibili per ripensare il sistema Paese in ottica sostenibile:

  1. Coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile, con la garanzia che gli investimenti pubblici siano indirizzati all’attuazione del PNRR, così come concordato con l’Unione europea.
  2. Creazione di un Istituto pubblico di studi sul futuro, con il compito di analizzare gli scenari e individuare i rischi per evitare di arrivare impreparati e vulnerabili e fragili a futuri shock sistemici.
  3. Promozione di una cultura della rendicontazione degli impatti socio-ambientali per le pubbliche amministrazioni centrali e territoriali che, attraverso una valutazione preventiva e consuntiva delle politiche, permetta un Bilancio di Sostenibilità del sistema Paese, declinato anche a livello regionale.
  4. Parlamento sostenibile: integrare lo sviluppo sostenibile nella ricomposizione delle Commissioni parlamentari e costituire, in entrambi i rami del Parlamento, un intergruppo per lo sviluppo sostenibile.
  5. Rendere più sostenibili ed equi i territori tramite un sistema multilivello di strategie e di agende territoriali per lo sviluppo sostenibile, che comprenda l’approvazione della legge sulla rigenerazione urbana già predisposta dal Senato, basata sull’arresto del consumo di suolo.
  6. Assumere la centralità del processo di transizione ecologica, che tenga conto delle conseguenze negli ambiti economici e sociali delle misure nel loro insieme e nella loro specificità.
  7. Ridurre le disuguaglianze, garantendo la parità di genere, valutando le conseguenze generazionali delle misure ed eliminando le disparità territoriali.
  8. Contrastare la crescente povertà dei redditi, con un sistema di welfare che non lasci indietro nessuno.
  9. Inserire l'approccio “One Health” in tutte le politiche, con la consapevolezza che ogni scelta ha un impatto diretto o indiretto sulla salute e sul benessere umano, ambientale e animale.
  10. Garantire la tutela dei diritti inalienabili e di cittadinanza con politiche di inclusione e integrazione sociale, sanzionando ogni tipo di discriminazione coerentemente con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea

 

Si tratta di un decalogo che, fatte salve le difficoltà inerziali connesse una revisione sistemica completa, si basa sull'utilizzo di strumenti già in nostro possesso. Quel che-accusa l'ASvis- sembra mancare è la volontà di trasformare ciascuno dei punti in altrettanti obiettivi primari, che mettano il bene pubblico davanti a qualunque altra incombenza o interesse. E la convinzione che la realizzazione del bene pubblico, da solo, possa essere la soluzione alle sfide eco-socio-economiche attuali.

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Tags: Ambiente, Sostenibilità