Accadueo e il valore dell’acqua: l’Italia necessita di investimenti

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Nel nostro Paese vi è una buona presenza di risorse idriche, ma esistono anche sprechi fino al 50%: fondamentale aumentare la sensibilizzazione su un settore che gode ancora di scarsi investimenti e interventi migliorativi. 

Il Rapporto mondiale 2018 sullo sviluppo delle risorse idriche, pubblicato dall'Unesco e dal Programma UN Water delle Nazioni Unite, ha messo il mondo di fronte a dati impossibili da ignorare: nel 2050 potrebbero essere 5 miliardi le persone senza regolare accesso all’acqua.

Con questa premessa si è svolta a Bologna la quattordicesima edizione di Accadueo, "Mostra internazionale dell'acqua”. Tema centrale della kermesse, patrocinata dal Ministero dell'Ambiente, il corretto uso delle risorse: “Diamo valore all'acqua: l'innovazione nella manutenzione e gestione delle reti”.

L'obiettivo della manifestazione è quello di elevare il livello di sensibilità e attenzione per il concetto di “valore dell'acqua” sia sul piano civile che quello industriale. Una rassegna dove il parco espositori, sia a livello nazionale sia internazionale, ha voluto mettere in mostra una serie di progetti il cui filo conduttore fosse lo sviluppo delle reti di distribuzione idricae del gas tramite l'utilizzo delle nuove tecnologie.

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Tra i progetti più innovativi hanno spiccato le applicazioni Internet of Things alle strumentazioni per la gestione degli impianti, soluzioni che consentono un elevato livello di automatizzazione, sistemi per il monitoraggio della carica batterica delle acque e per il controllo della legionella. Gli espositori hanno presentato soluzioni innovative per tubature, raccordi, valvole di nuova concezione e strumenti atti ad incrementare l'efficienza della tenuta delle condutture, con lo scopo di limitare gli sprechi. Problema, questo, posto bene in evidenza nel corso dei dibattiti svolti.

Particolare attenzione è stata dedicata alla situazione idrica generale del nostro Paese e a tal proposito la Project Manager di Accadueo, Antonella Grossi, è intervenuta descrivendo un quadro poco esaltante. È emerso infatti che in Italia la criticità principale non è la mancanza di progetti innovativi, quanto piuttosto l'assenza quasi totale di sbocchi di mercato interni ai nostri confini. Situazione che non si registra se invece si guarda alle esportazioni.

Da questo dato emerge che quello che manca al nostro Paese è la sensibilità nei confronti del tema e di, conseguenza, gli investimenti. In Europa, infatti, è l'Italia il Paese che vanta la maggiore ricchezza di acqua, ma al contempo deve fare i conti con un sistema di infrastrutture non adeguato. Si calcola che della totalità dell'acqua immessa negli impianti di distribuzione circa la metà venga persa e sprecata, sia che si tratti dell'acqua distribuita nelle case, sia, sebbene con perdite percentuali decisamente inferiori, quella dedicata all'irrigazione.

La nostra incapacità di adeguamento alle più recenti normative in campo idrico, tra l’altro, ci ha reso bersaglio di sanzioni salatissime applicateci dalla UE: basti pensare che nel 2015 sono stati contati 342 comuni privi di impianti di depurazione. A rendere ancora più triste questo scenario è il fatto che per il sud Italia (zona dove è collocata la maggior parte delle bandierine nere) siano stati stanziati 4 miliardi e 700 milioni di euro finalizzati al rinnovamento del servizio idrico, fondi che però sono tuttora inutilizzati a causa dell'incapacità tecnica e della scarsa sensibilità nei confronti del tema da parte delle imprese.

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