La gestione dell'acqua in Italia

Il primo Water Management Report è giunto al termine ed è chiara soprattutto una cosa: l’innovazione, in tutti i suoi aspetti, dal sociale all’economico, dal politico allo strutturale, sarà l’unica strada per conservare uno dei beni più preziosi.

La ricerca sviluppata dal Politecnico di Milano si è concentrata sui temi dell'utilizzo idrico industriale e civile. L’agricoltura, una realtà troppo frammentata che utilizza quasi esclusivamente sorgenti locali e presenta consumi complessivamente più bassi, pur essendo un settore fondamentale per l’Italia, è stato volutamente ‘escluso’ dall’analisi.

In ambito civile, il primo dato ad emergere dal Water Management Report, è quello degli sprechi: come sottolinea Davide Chiaroni, Responsabile della Ricerca, siamo di fronte ad un problema soprattutto sociale. A causa del suo basso costo, si è sviluppata una percezione errata di questa risorsa, che viene considerata praticamente inesauribile. Di fronte ad una crescita mondiale del benessere e dei consumi, alla quale l’Italia non è estranea, per il nostro Paese si impone un cambio di mentalità.

In apertura, Vittorio Chiesa, Direttore Energy & Strategy Group, ha sottolineato inoltre l’importanza del contesto climatico ricordando la siccità della scorsa estate, un evento che pare già distante dai nostri ricordi e dalla nostra sensibilità. Le altre -non poche- criticità riguardano il mancato ammodernamento delle strutture dedicate e l’attesa che, il prima possibile, giungano le innovazioni normative necessarie.

 

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Ma come dovrebbe cambiare l’intero contesto per divenire efficiente?

Secondo Andrea Tribiani di ABB, un aumento del costo dell’acqua porterebbe ad una maggiore attenzione nel suo utilizzo con un conseguente maggiore interesse degli investitori: in Australia, per esempio, il costo maggiore, l’assenza di ostacoli burocratici e una minor paura nei confronti della tecnologia, hanno restituito meno sprechi e più investimenti.

Secondo Vincenzo Cannizzo di APCE, l’acqua dovrebbe avere una tutela legislativa simile a quella del gas: con molte caratteristiche in comune, l’utilizzo idrico è affine alle tematiche del risparmio energetico ed ai programmi di gestione integrata di protezione ambientale, come confermato anche da Olivia Cicala di ACEA ATO2.

La seconda parte della conferenza di presentazione del Water Management Report, dedicata agli aspetti industriali ed economici, ha sostanzialmente ratificato preoccupazioni e aspettative che caratterizzano i temi ‘civili’.

Le industrie devono prendere atto dei cambiamenti climatici globali e locali: secondo Alessandro Nardella di ENI, le problematiche legate alle risorse idriche aumenteranno di quasi il 40% il fattore di rischio nel business di settore. In un contesto gravato da carenza di cibo, desertificazione e migrazioni forzate, si dovrà costruire quella che -con un termine particolarmente centrato- è stata definita da Paolo Mutti di EGO la “cultura della misura”, un nuovo approccio che, basato sulle diverse realtà, ci porti in un futuro di resilienza idrica.

Alberto Biancardi, Commissario di ARERA, a conclusione, ha auspicato un sistema di regole uniforme che contempli perdite e ricadute economiche grazie (anche) agli indicatori individuati dal Politecnico. Contestualmente, sarà necessario prevedere incentivi per le aziende virtuose e premi che non rendano solo occasionali le buone prestazioni.

Le procedure di infrazione comunitaria non sembrano ormai essere più una questione legata al ‘se’ ma al ‘quando’ verranno comminate al nostro Paese. Inoltre, a fronte dei pochi investimenti e di una normazione -come già detto- inadeguata, c’è da registrare un’Italia che, anche in questo ambito, viaggia a ‘due velocità’ con regioni che da diversi anni non partecipano attivamente agli aggiornamenti necessari per monitorare una situazione già complessa.

Mancando un quadro nazionale, diventa necessario rivedere continuamente gli indicatori e le regole che li muovono, mentre il tempo passa, il clima peggiora e l’acqua diventa sempre più preziosa. 

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