Perché la Space Economy è l’ultima frontiere della sostenibilità industriale, energetica e umana
Sostenibilità

Perché la Space Economy è l’ultima frontiere della sostenibilità industriale, energetica e umana

I dati IEA e il report Space Economy 2026 del Politecnico di Milano disegnano un futuro dove la transizione ecologica non può più prescindere dall’orbita terrestre. Con un occhio alla sostenibilità e alla tutela ambientale

Il dato macro: Energia e Trasparenza

Non possiamo analizzare lo spazio senza guardare a cosa succede a terra. Secondo i dati IEA (International Energy Agency), nel 2024 gli investimenti globali in energia hanno superato i 3.000 miliardi di dollari, con ben 2.000 miliardi destinati stabilmente alle tecnologie pulite. Tuttavia, esiste un "vuoto di verità" che solo la tecnologia satellitare può colmare. Mentre i report aziendali faticano a uscire dalle secche del greenwashing, la Space Economy offre l’unico arbitraggio imparziale: il monitoraggio satellitare è oggi lo strumento principe per misurare le reali emissioni e mappare quei 7.000 miliardi di dollari di sussidi fossili impliciti (dati IMF) che ancora gravano sull'economia mondiale.

La nuova frontiera: l’ingresso del comparto in ambito di Difesa

Il periodo 2020-2025 ha marcato una chiara evoluzione, integrando la tecnologia spaziale sempre di più in logiche militari, con l’IoT, la comunicazione e le osservazioni della terra che garantiranno vantaggi competitivi a chi saprà meglio governarle. A questo si aggiungono le nuove opportunità derivanti dal comparto direct-to-device, sempre più centrale nel panorama industriale internazionale.

Dal punto di vista legislativo, l’Italia con il DDL Spazio emanato nel 2025 è stata pioniera tra le nazioni europee, mentre l’Unione Europea, con un po’ di ritardo, sta definendo il perimetro dell’EU Space Law, la cui proposta è stata depositata questa settimana dal Vicepresidente della Commissione al Parlamento Europeo e relatore dell'EU Space Act, On. Elena Donazzan. Una legge resasi necessaria per regolamentare un contesto che è ad oggi ancora una “terra di nessuno” dove tutte le potenze mondiali cercano di accaparrarsi spazi, inclusi i Paesi Arabi e l’India, con la difesa al centro degli interessi.

Investimenti che in Italia, grazie al PNRR, hanno permesso di imprimere un’importante accelerazione sull’intera filiera. Ciò orienta il nostro Paese verso una direzione strategica di sviluppo più proattiva che reattiva, attraverso la costruzione di infrastrutture, skills e capitale umano che hanno tutte le carte in regola per consolidare ulteriormente il ruolo di leadership europeo.

Distretti e Connettività: cosa sta avvenendo in Italia

Nel nostro Paese il comparto dello spazio sta attraendo un interesse crescente non solo in ottica di R&D, ma anche come strategia di diversificazione di rischio e di business.I comparti industriali maggiormente interessati, secondo un’indagine condotta dagli Osservatori del Politecnico di Milano, sono tre: automotive, tessile ed energy.

 L’interesse di questi comparti riguarda soprattutto l'ambito della ricerca di nuovi materiali, tecnologie innovative e servizi/processi. Tuttavia, nonostante questa volontà dichiarata, la survey fa emergere un dato critico: la maggior parte delle aziende intervistate affida il tema a professionisti o unità già impiegate su altre task, denotando l’assenza di una vera e propria strategia integrata. Un po’ come avveniva anni fa con la sostenibilità, relegata ad attività marginale della comunicazione e considerata mera attività di marketing.
 

Ma l’improvvisazione non può produrre risultati: il successo di progetti aerospaziali, infatti, non può prescindere da una profonda conoscenza delle dinamiche di mercato e delle normative (vero tallone d’Achille, ancora in fase transitoria). E la migliore garanzia di successo risiede in un approccio strategico graduale, capace di trasferire nel settore spaziale il proprio core business e il know-how acquisito a terra.

Come mantenere e migliorare questo trend?

Il presente e il passato ci raccontano di un'Italia ben posizionata per competenze e credibilità internazionale, con tutte le carte in regola per guidare il comparto europeo nella competizione con USA, Cina, Russia e paesi emergenti.

Un elemento chiave per accrescere il nostro posizionamento risiede nella capacità di costruire un’indipendenza strategica dai fornitori esteri attraverso supply chain corte e localizzate, come tra l’altro già previsto dal piano industriale di Leonardo. 

Investire in R&D per trovare nuovi materiali e carburanti più sostenibili - abbattendo al contempo i costi operativi dei lanci - rappresenterebbe poi un altro contributo fondamentale per muoversi verso quell’efficienza energetica e di gestione dei rifiuti ormai pressante anche in orbita.

Il rischio del 'cimitero orbitale' del merito

La vera eresia del 2026 non è quindi prendere coscienza del fatto che investire sempre piú miliardi nello spazio rappresenta un investimento per il presente ed il futuro, ma pensare che lo si possa fare con la vecchia mentalità burocratica di terra.

Mentre guardiamo alle stelle, rischiamo di trasformare l’orbita nell’ennesima discarica di sussidi pubblici, se non guidata da visione etica e sociale.

Non basta lanciare satelliti nel cosmo se non lanciamo una nuova classe dirigente capace di governarli fuori dalle logiche di guadagno e potere che hanno sempre guidato l’umanità.

Se la Space Economy (anche italiana) diventerà solo l’ennesimo giocattolo per grandi gruppi, avremo fallito. La sfida è quella di democratizzare la tecnologia spaziale, portando benefici tangibili in ambito di rispetto ambientale ed innovazione in ogni contesto sociale, senza distinzione. Un obiettivo che potrebbe concretizzarsi anche attraverso piani di osservazione spaziale mirati, come vedremo insieme nel prossimo articolo.
 

La sostenibilità stellare o è umana o è solo l'ultimo, costosissimo, pezzo di space debris che ci cadrà in testa.

Potrebbero interessarti ...

  • Su di noi

    Nonsoloambiente è un magazine online interamente dedicato all’informazione ambientale, che vuole offrire un contributo alla diffusione della cultura sostenibile, donando ai suoi lettori una visione pluralista e aggiornata sulle principali novità del settore, attraverso contenuti freschi, originali e di qualità.