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Siti inquinati, rischio sismico, rigenerazione urbana e obblighi sulle rinnovabili: le misure ambientali contenute nel disegno di legge di conversione del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 200.
Nel complesso mosaico del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 200, attualmente all’esame del Parlamento per la conversione in legge, una parte significativa delle proroghe riguarda direttamente o indirettamente l’ambiente, la sicurezza del territorio e la transizione energetica. Un insieme di misure eterogenee che toccano bonifiche industriali, fonti rinnovabili, prevenzione del rischio sismico e gestione delle emergenze. Il cuore delle disposizioni ambientali si trova all’articolo 13, dedicato alle materie di competenza del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica. In primo luogo, viene prorogata la possibilità per le Regioni di stabilizzare il personale assunto a tempo determinato per rafforzare le strutture tecniche impegnate nella gestione di progetti ambientali, senza nuovi oneri per la finanza pubblica . Una scelta che punta a consolidare competenze fondamentali in una fase in cui l’attuazione del PNRR e degli obiettivi climatici europei richiede continuità amministrativa.
Sempre nello stesso articolo viene posticipata dal 1° gennaio 2025 al 1° gennaio 2026 l’entrata in vigore dell’obbligo, per le società che vendono energia termica sopra una certa soglia, di garantire una quota crescente di energia rinnovabile nei consumi per riscaldamento e raffrescamento . La proroga interviene su quanto previsto dal decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, che recepisce la direttiva europea sulle rinnovabili, e si giustifica con la necessità di completare il quadro attuativo e consentire agli operatori di programmare investimenti coerenti con le nuove linee guida europee . Si tratta di un passaggio delicato: il settore termico rappresenta una quota rilevante dei consumi energetici nazionali e la traiettoria di decarbonizzazione richiede strumenti chiari e stabili. Un altro intervento di rilievo riguarda la proroga del Commissario per la bonifica del Sito di interesse nazionale di Taranto, con estensione dell’incarico e della relativa struttura di supporto fino al 31 dicembre 2026 . La continuità dell’azione commissariale viene ritenuta essenziale per garantire l’avanzamento delle operazioni di risanamento ambientale in uno dei territori simbolo delle criticità industriali italiane, dove salute, occupazione e ambiente restano strettamente intrecciati.
Accanto alla dimensione industriale, il decreto interviene anche sulla gestione del rischio naturale. Per i territori colpiti dai sismi del Centro Italia del 2016 e dell’Aquila del 2009 viene prorogato al 2026 il termine per il monitoraggio della spesa relativa agli interventi agevolati, così da assicurare il controllo sull’utilizzo delle risorse pubbliche e prevenire il superamento dei tetti di spesa . Nello stesso ambito viene estesa la misura del contributo per l’autonoma sistemazione delle famiglie con abitazioni rese inagibili dagli eventi sismici del 2024 e del 2025 , confermando la centralità della dimensione sociale nelle politiche di ricostruzione. Particolarmente significativa è la proroga, fino al 31 dicembre 2026, dell’operatività della struttura della Protezione civile dedicata all’area dei Campi Flegrei, impegnata nel piano straordinario di analisi della vulnerabilità delle zone interessate dal bradisismo . La struttura continuerà anche a supportare gli enti locali nel monitoraggio degli interventi di riduzione della vulnerabilità del patrimonio edilizio privato . In un contesto di crescente attenzione alla prevenzione del rischio, la misura evidenzia la necessità di integrare pianificazione urbanistica, sicurezza e adattamento climatico.
Sempre in chiave di rigenerazione urbana e risanamento sociale, il decreto proroga l’incarico del Commissario straordinario per il superamento delle baraccopoli di Messina fino alla fine del 2026, con l’obiettivo di completare il ricollocamento abitativo e i programmi di housing sociale . Anche in questo caso, la dimensione ambientale si intreccia con quella sociale, in un’ottica di riqualificazione dei contesti degradati. Non manca infine un intervento in materia di prevenzione incendi per istituti e luoghi della cultura sottoposti a tutela, con la proroga dei termini per l’adeguamento alle norme tecniche e l’ottenimento del certificato di prevenzione incendi . Una misura che, pur non essendo strettamente ambientale, incide sulla sicurezza del patrimonio culturale e sulla resilienza degli edifici storici, sempre più esposti a rischi anche legati ai cambiamenti climatici. Nel loro insieme, le disposizioni ambientali del decreto non introducono nuovi strumenti strutturali, ma consolidano e prolungano interventi già avviati. Il filo rosso è la continuità: continuità amministrativa nelle bonifiche, continuità negli obblighi sulle rinnovabili, continuità nella gestione delle emergenze e nella messa in sicurezza del territorio. Una scelta che, se da un lato garantisce stabilità operativa, dall’altro rimanda alla necessità di politiche di più lungo respiro capaci di trasformare le proroghe in strategie permanenti per la transizione ecologica del Paese.
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