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Non solo calcolo, ma rigenerazione. Con 25 miliardi di investimenti previsti, i data center offrono all'Italia una via strategica per la sovranità digitale. In questo modello il silicio non consuma il territorio, ma lo riqualifica: trasformando aree dismesse in boschi urbani e poli tecnologici per le PMI, mettendo al centro talenti, nuove filiere e comunità locali.
L’Italia si scopre nel cuore della nuova geografia dei dati. Non più solo transito di merci nel Mediterraneo, ma hub strategico per l’oro del ventunesimo secolo. Tra Milano e Roma si sta giocando una partita da 25 miliardi di euro, tanto che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) ha messo al centro della propria strategia lo sviluppo di queste infrastrutture.
“Attrarre investimenti esteri nei data center è essenziale per rendere l’Italia un hub strategico nella gestione, innovazione e sicurezza dei dati europei e globali”, ha dichiarato il ministro Adolfo Urso. “Una rete tecnologica solida e resiliente è determinante per la competitività delle nostre imprese. Come Mimit, favoriamo le migliori condizioni attraverso incentivi normativi e semplificazioni procedurali, affinché il nostro Paese diventi la prima scelta per gli investitori internazionali”.
Cos’è un Data Center e a cosa serve
“Un Data Center è un’installazione fisica che le organizzazioni utilizzano per ospitare le proprie applicazioni e dati critici. Il suo design si basa su una rete di risorse di calcolo e archiviazione che consentono la fornitura di applicazioni e dati condivisi”.
Ma che impatto hanno nella nostra vita quotidiana queste infrastrutture? L’esempio più immediato riguarda l’utilizzo di app che poggiano su sistemi Cloud - fornitura on-demand di servizi informatici tramite Internet - come Google Maps. Il proliferare negli ultimi anni di piattaforme AI utilizzate da milioni di utenti, come ChatGPT, Gemini e Perplexity, ha poi spinto il volume di scambio di dati a livelli inediti nella storia dell’umanità. Comportando quindi un costante monitoraggio delle infrastrutture, con annessi potenziamenti dei server centrali che ora non si limitano a immagazzinare il dato, ma lo devono anche rielaborare; il tutto mantenendo una velocità di scambio consona al bisogno dell’utente.
Il processo di digitalizzazione sta coinvolgendo anche tutto l’apparato dei Servizi per i Cittadini (ospedali, aeroporti, PA), evolvendosi nel rispetto dei requisiti di Sicurezza e Privacy del dato, molto stringenti in ambito nazionale ed europeo. Quadro generale che ha attirato l'attenzione di player anche internazionali pronti a investimenti miliardari, posizionando l'Italia - e Milano in particolare - nel club dei mercati FLAPD (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino), favorita anche dalla posizione geografica che la rende un potenziale hub strategico tra Europa, Africa e Medio Oriente.
Dove siamo: i numeri
- Crescita: Nel 2025 si è registrata una
crescita del 19% della potenza nominale installata, arrivando a 609 MW
IT (unità di misura che identifica la potenza dedicata esclusivamente
alle sale dati).
- Disallineamento: È stato registrato un gap di circa
3,4 miliardi di euro tra investimenti previsti (10,5 mld) e spesa
effettiva (7,1 mld) nel triennio 2023-2025. Le cause sono due: un quadro
normativo ancora in fase di aggiornamento e un'evoluzione tecnologica così
rapida da non essere allineata rispetto ai tempi di sviluppo e messa in
esercizio dei siti (possono superare i 5 anni). Potenzialmente, quindi,
gli investitori ed il Paese potrebbero trovarsi con Data Center costruiti
con tecnologie già vecchie e non più pienamente utili a rispondere alla
crescente domanda di gestione e stoccaggio del dato. Uno scenario
assolutamente da evitare.
- Prospettive: Per il 2026 sono in previsione 83
nuovi progetti con investimenti stimati attorno ai 25,4 miliardi di
euro. Milano resta il polo principale con il 68% della capacità
attuale, con nuove richieste di data center che cubano circa il 45% del
totale italiano.
Questi investimenti, come riportato, sono al centro delle attenzioni del Governo ed il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha incluso i data center all’interno della Strategia Nazionale per l’attrazione degli investimenti esteri pubblicata lo scorso novembre 2025, includendo una serie di azioni atte a sanare quelle criticità riscontrate nel comparto, anche attraverso normative specifiche che prevedono iter autorizzativi più snelli e veloci.
La preferenza indicata dal Governo e regionalmente (vedi Lombardia) per lo sviluppo di data center in aree Brownfield (siti industriali dismessi) rispetto a aree Greenfield (suolo agricolo) dimostra che il futuro dei data center in Italia non passerà attraverso il semplice consumo di suolo o risorse, ma attraverso la rigenerazione di aree urbane ed industriali già compromesse, trasformando questa oggettiva necessità tecnologica in reale valore per il territorio e le comunità.
Caratteristiche dei Data Center: Core vs
Edge
- Core/Hyperscale: architettura tradizionale, questi data center sono caratterizzati da strutture massicce, spesso situate a distanza dai centri urbani ed in aree industriali. Si distinguono per:
1) Enorme capacità di calcolo e storage (migliaia di server).
2) L’elaborazione di grandi volumi di dati, con archiviazione a lungo termine.
3) La latenza - intervallo di tempo che intercorre tra l'invio di un segnale (input) e la ricezione della relativa risposta (output); misurata solitamente in millisecondi (ms) - risulta elevata, essendo situati fisicamente a km di distanza dalla sorgente. Una latenza che rende questi data center non idonei ad applicazioni critiche che necessitano di uno scambio in tempo reale.
- Edge: sono strutture più piccole rispetto ai data center tradizionali, situati fisicamente al limite (edge) dalla rete degli utenti finali, alla sorgente dei dati. Si distinguono per:
1) Limitata capacità di analisi dei dati in termini di volume.
2) Elaborare i dati in tempo reale.
3) La latenza risulta bassa, essendo situati al limite della sorgente del dato, lavorando nella maggior parte dei casi trasmettendo con cavi in fibra ottica diretti.
La differenza dimensionale in termini di potenza tra i data center Core/Hyperscale e i data center Edge è molto elevata.
Qua sotto una sintesi dei numeri riportati dai principali osservatori del settore quali Osservatorio del Politecnico di Milano, Report TEHA Group e a2a, Dati Ray Way e Mondor Intelligence, che chiariscono la distribuzione e la capacità dei vari data center in Italia:
- Core/Hyperscale: concentrati principalmente nel Campus di Milano e quello nascente di Roma, presentano questi numeri:
- Potenza IT media: tra i 20 MW e i 40 MW per singola struttura, quindi con un collegamento alla rete in AT (Alta Tensione) gestita da Terna
- Dimensione: dai 10.000 mq (1 ettaro, 1 ha) ai 20.000 mq (2 ettari, 2 ha)
- Capacità: queste strutture possono ospitare fino a 5000 server e migliaia di rack. Un rack è una struttura standardizzata (solitamente un armadio metallico largo 19 pollici) progettata per ospitare in modo ordinato e sicuro server, apparati di rete e sistemi di archiviazione.
- Edge: generalmente situati in città medie (Torino, Venezia, Firenze, Bari) o presso siti produttivi/ospedalieri, presentano questi numeri:
- Potenza IT media: tra i 0,2 MW e i 2 MW per singola struttura, quindi con un collegamento alla rete generalmente in MT (Media Tensione) gestita dal gestore della rete locale (esempio e-distribuzione, unareti o acea)
- Dimensione: dai 100 mq (0,01 ettaro, 0,01ha) ai 500 mq (0,05 ettari, 0,05ha)
- Capacità: queste strutture possono ospitare dai 10 agli 80 Rack.
L'approccio Edge garantisce maggiore sicurezza e sovranità del dato strategico, oltre a fungere da equilibratore della rete: elaborando i dati "in loco", invia al Core solo il risultato finale, rendendo la dorsale estremamente efficiente. La natura dei data center Edge, molto più flessibile e ridotta nelle dimensioni, sta vivendo una vera e propria esplosione di richiesta spinta soprattutto da quelle tecnologie che necessitano un’istantaneità di elaborazione e risposta come, ad esempio, il comparto auto con guida autonoma, realtà aumentata e gaming e soprattutto AI e IoT (Internet of Things) industriale. Approccio tecnologico che è entrato prepotentemente anche nel comparto sanità, con numerose strutture ospedaliere che, adottando questo approccio, hanno migliorato la qualità delle analisi accorciando anche al contempo i tempi di elaborazione, sfruttando la potenzialità di queste infrastrutture che in grado di elaborare dati di grandi dimensioni, ad esempio immagini 4k o 8k, in maniera molto rapida ed efficace.
Impatti
sul Paese: la Sostenibilità Strategica
I 25 miliardi di investimenti potenziali non sono quindi solo una sfida tecnologica, ma rappresentano una vera e propria prova di Sostenibilità Strategica. Processo di Sostenibilità Strategica che deve avere l’ambizione di abilitare ed attivare un ecosistema virtuoso allineato all’approccio CSV (Creating Shared Value) basato su:
- Filiera
Energetica: spingendo
verso la necessità di accedere a prezzi dell’energia stabili favorendo gli
investimenti in reti intelligenti (Smart Grids e nuovi punti di
connessione MT e AT) e fonti rinnovabili locali.
- Real Estate Tecnologico: la trasformazione di aree dismesse (le famose Brownfield) riqualifica interi distretti industriali, aumentando il valore immobiliare e tecnologico della zona.
- ·Attrazione Talenti e Startup: dove c'è il dato, nascono le aziende che lo lavorano. L'impatto industriale nella creazione di un "cluster digitale" può essere simile a quello che è successo a Dublino o Amsterdam.
- la
Sovranità Digitale per le PMI:
avere data center vicini permette alle piccole e medie imprese italiane di
accedere a servizi Cloud a bassa latenza, rendendo tutta l’industria
competitiva a livello globale, senza dover spostare i dati all'estero.
Esistono già esempi virtuosi che hanno adottato questo approccio.
In Brianza, nel Comune di Vimercate, sorgerà un nuovo data center che porterà al territorio, come opere di compensazione previste dalla Legge, un bosco di 40.000 mq, due rotatorie, un nuovo magazzino comunale e una nuova sede per la Polizia Locale. Il tutto per un ammontare di circa 3 milioni di euro, in aggiunta ai 10 milioni di euro tra oneri e opere, oltre che la creazione di numerosi posti di lavoro per gestire la struttura.
Numeri davvero importanti.
Numeri che possono segnare un’importante accelerata a tutto il nostro sistema paese.
Senza lasciare indietro nessuno, e mettendo finalmente veramente al centro l’ambiente e le comunità locali.
In definitiva, il successo di questa transizione digitale non si misurerà solo in megawatt o in velocità di calcolo, ma nella capacità di armonizzare la necessità tecnologica con il benessere sociale e ambientale. L'oro digitale non deve essere una risorsa “estrattiva”, ma un bene comune capace di restituire ossigeno - letteralmente e metaforicamente - alle nostre comunità.
È questa la
vera Sostenibilità Strategica: rendere l’innovazione un motore di bellezza e
valorizzazione democratica per il Paese.
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