Intervista all’On. Alessandro Bratti – Bonifiche e Terra dei Fuochi, situazione e prospettive
Ambiente

Intervista all’On. Alessandro Bratti – Bonifiche e Terra dei Fuochi, situazione e prospettive

Nonsoloambiente ha avuto l’occasione di intervistare l'on. Alessandro Bratti, componente dell'VIII Commissione parlamentare (Ambiente, Territorio e Lavori pubblici) e della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. E’ inoltre membro del Comitato di Indirizzo di RemTech, nonché relatore del convegno di apertura "Benchmarking sulle bonifiche in Italia, in Europa, nel mondo" (il programma è visibile a questo link). Ecco le sue risposte:

Per iniziare, può darci un quadro dello stato dell’arte delle bonifiche nel nostro Paese?
E’ sempre necessario fare una distinzione fra i siti contaminati di interesse nazionale e gli altri, dei quali, ad oggi, non esiste una situazione aggiornata. Dai dati del Ministero emerge che nei primi sette mesi dell'anno, dal 1° gennaio al 1° agosto 2014 sono stati predisposti 62 decreti per progetti di bonifica delle aree 'SIN': 51 di approvazione, 8 di autorizzazione avvio lavori, 3 di approvazione dei progetti di dragaggio. Oltre il doppio, dunque, rispetto all'intero 2013, in cui i decreti erano stati 26 (11 di approvazione, 12 di autorizzazione avvio lavori e 3 di approvazione progetti di dragaggio). Ancora più significativo è il confronto dal 2000 ad oggi: in questi primi sette mesi, infatti, è stato predisposto il 23% della totalità dei decreti varati nell’intero periodo.
Sempre nei primi sette mesi dell’anno, si sono tenute 112 Conferenze dei Servizi (65 istruttorie e 47 decisorie, quasi una al giorno) nel corso delle quali sono stati esaminati progetti di interventi di bonifica per circa 600 ettari.
L’attività svolta ha consentito di completare la caratterizzazione in alcuni SIN, di incrementare le percentuali sia delle aree a terra per le quali sono stati approvati progetti di bonifica, sia delle aree liberate e restituite agli usi legittimi.
La caratterizzazione è stata completata per i SIN di Manfredonia; Cengio e Saliceto; Massa e Carrara; Balangero; Pieve Vergonte; Sesto San Giovanni; Fidenza; Laguna di Grado e Marano; Cogoleto; Bari Fibronit; Biancavilla; Livorno; Emarese; Broni; Gela e Pioltello – Rodano.
Sono stati approvati progetti di bonifica per la totalità delle aree di Cengio-Saliceto e Pieve Vergonte; per il 93% di Broni; per il 92% di Fidenza; per il 73% di Bari Fibronit; per il 55% di Venezia- Porto Marghera; per il 47% di Sesto San Giovanni; per il 46% di Trento Nord; per il 40% di Emarese; per il 36% di Pioltello – Rodano; per il 26% di Crotone; per il 24% di Napoli Bagnoli-Coroglio; per il 22% di Massa e Carrara e Cogoleto; per il 16% di Napoli Orientale; per il 15% di Laguna di Grado e Marano eTrieste; per il 13% di Priolo ed, infine, per il 12% di Brescia Caffaro.
Infine, le aree liberate e restituite agli usi legittimi sono circa 4.290 ettari: l’85% delle aree della Val Basento; il 19% di Milazzo; il 18% di Manfredonia; l’11% di Crotone; l’8% di Fidenza; il 7% di Priolo, Taranto e Trieste; il 6% di Sesto San Giovanni; il 5% di Venezia- Porto Marghera; il 4% di Piombino e Porto Torres; il 3% di Laghi di Mantova e il 2% di Laguna di Grado e Marano.

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In questo contesto qual è stata l'evoluzione della normativa di riferimento?
Nel Dl 91 e in altri recenti provvedimenti del Governo sono stati introdotti percorsi di semplificazione assolutamente interessanti per le imprese. Rimane la preoccupazione riguardo al fatto che se da un lato si semplifica dall’altro non vi è un sistema dei controlli efficace ed efficiente. A questo proposito come deputati di tutte le forze politiche chiediamo un impegno concreto al Governo per licenziare il provvedimento sulla riorganizzazione delle Agenzie ambientali.

Quali sono le prospettive future del mercato delle bonifiche?
La domanda posta in questo modo rischia di essere un po’ tendenziosa. Il mercato è sicuramente di grande interesse se per mercato si intende l’applicazione di tecnologie innovative idonee a risolvere i problemi. Quindi ritengo non si debba puntare tanto sullo spostamento di elevate quantità di terreno da un sito ad un altro né tanto meno di investire in tecnologie costose che magari non garantiscono la soluzione. Credo si debba andare sempre di più verso un approccio pragmatico utilizzando tecnologie in situ.

La Terra dei Fuochi ha fatto esplodere mediaticamente la situazione, qual è la situazione attualmente, cosa è stato fatto e cosa è ancora da fare?
Che in Campania ci fossero delle situazioni di grave inquinamento non lo scopriamo di certo oggi. Anche in altre regioni ci sono situazioni drammatiche. La Terra dei fuochi è stata oggetto di grande attenzione e proprio con un provvedimento legislativo ad hoc sono state approvate norme e soprattutto messe a disposizione risorse per le bonifiche e per gli aspetti sanitari collegati all’inquinamento di quelle aree. Si è inoltre provveduto a fare in modo di garantire la sicurezza alimentare dei prodotti agricoli campani.
Rimane però molto da fare perché le forze in campo sono limitate rispetto a ciò che occorrerebbe. Occorre però distinguere quelli che sono i cosiddetti fuochi abusivi dalla contaminazione di falda e terreni.

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