UE: proposta sul price cap del gas giudicata deludente da numerosi stati membri

UE proposta sul price cap del gas giudicata deludente da numerosi stati membri

La Commissione propone un meccanismo di attivazione solo in caso di prezzi molto superiori alle massime storiche, l’Italia insoddisfatta minaccia di non votare il meccanismo europeo di acquisto comune del gas in assenza di revisione.


In seguito alle discussioni sull’ applicazione di un “tetto” al prezzo del gas in ottica di contenimento dei costi energetici e di limitazioni alla dipendenza energetica dalla Russia, i ventisette Paesi hanno ricevuto dalla Commissione una bozza dell’accordo, ritenuta dai tecnici di molti stati membri, tra cui l’Italia “insoddisfacente”.

La Commissione ha proposto infatti un “price cap” al prezzo del gas in caso il prezzo per MWh sull'indice TTF (il mercato dei futures di Amsterdam, metro di riferimento per l'80% del mercato UE) superi la soglia dei 275 euro per due settimane consecutive e la differenza con il prezzo mondiale del gas naturale liquefatto (GNL) sia pari o superiore a 58 euro.

Tuttavia, il prezzo dei futures sul TTF risulta stabile intorno ai 130€ da quasi un mese e, nonostante il prezzo del gas abbia già raggiunto i 275 euro/MWh in diversi momenti dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, non è mai rimasto a questo livello per quindici giorni di fila.

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Secondo il Financial Times, almeno sette Paesi, tra cui Italia e Grecia avrebbero minacciato di non votare misure inerenti il meccanismo d’acquisto unico europeo (che, in base ai maggiori volumi acquistati, consentirebbe di negoziare prezzi al ribasso) finché non sarà rivista la proposta inerente la soglia di attivazione del price cap.

La Commissione si è detta aperta a continuare il dialogo sulle proposte effettuate, e si presume che i negoziati, che vedono contrapposte le necessità di paesi con diverse composizioni del mix energetico, potranno andare avanti ancora per settimane.

Secondo gli analisti di Goldman Sachs, inoltre, la manovra potrebbe essere un tentativo di evitare ripercussioni da parte della Russia, mentre l’azienda di stato russa, Gazprom, ha annunciato che da giorno 28 potrebbero esserci non meglio specificate “riduzioni dei volumi” nel gas in transito attraverso l’Ucraina (rotta tradizionalmente usata anche per i gasdotti verso l’Italia).

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Tags: Rubriche, Monitoraggio Legislativo Ambientale