Trattato globale sulla Plastica: rivoluzione o sfida?
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Trattato globale sulla Plastica: rivoluzione o sfida?

Il Trattato globale sulla Plastica stipulato a Nairobi lo scorso 2 marzo dall’Assemblea delle Nazioni unite per l’ambiente (Unea) è stato accolto con favore nel mondo ambientalista. Tuttavia, esso mette anche la comunità internazionale di fronte a serie sfide.

Il 2 marzo 2022 ha segnato un momento importante per la tutela ambientale globale: a Nairobi, in occasione della quinta sessione dell’Assemblea delle Nazioni unite per l’ambiente (Unea), è stata approvata la risoluzione “End plastic pollution: towards an international legally binding instrument”, propedeutica a un trattato globale e vincolante sull’inquinamento da plastica.

Cosa contiene il trattato globale sulla plastica

L’accordo stipulato a Nairobi stabilisce una serie azioni da intraprendere durante l’intero ciclo di vita della plastica, concentrandosi su:

  • produzione
  • smaltimento
  • progettazione del prodotto in ottica di riciclaggio riutilizzo.

L’accordo riconosce un ruolo vitale, inoltre, al settore informale nella creazione di un’economia circolare per la plastica: in alcuni Paesi in via di sviluppo, dove fino al 40% dei rifiuti non viene raccolto dalle autorità locali, le comunità formate da “raccoglitori” di rifiuti o rivenditori di rottami svolgono un ruolo essenziale nel recupero di materiale da avviare al riciclo. Il trattato globale sulla plastica, inoltre, si fa promotore della creazione di un comitato di negoziazione intergovernativo (Inc), tramite il quale i Paesi firmatari potranno discutere i dettagli del trattato, a partire da quest’anno, in vista della ratifica prevista nel 2024. I 175 paesi firmatari dell’accordo hanno precisato che sarà necessario istituire dei finanziamenti in favore degli stati a basso reddito, che dovranno affrontare maggiori difficoltà nelle azioni volte a ridurre l’impiego di plastica.
Il Trattato di Nairobi si inserisce nelle azioni favorevoli a raggiungere il Goal 12 dell’
Agenda 2030, inerente i modelli di consumo e produzione sostenibile.

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L’entusiasmo

Secondo Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’Unep (UN Environmental Programme), si tratta dell’accordo ambientale multilaterale più significativo dopo quello di Parigi. Condivide questo entusiasmo anche Marco Lambertini, Direttore generale di WWF International, che ha affermato: “Siamo di fronte a un importante bivio storico. Le ambiziose decisioni di oggi possono evitare il collasso del nostro ecosistema globale”.

Le perplessità

Una visione più critica dell’accordo è quella proposta da Edward Milner, professore associato al Sustainability Research Institute, Università di East London, che afferma: “Sfortunatamente, come con molti dei nostri problemi planetari, questo trattato è un tentativo di affrontare gli effetti di pratiche lucrative senza responsabilizzare gli inquinatori. Non c’è da stupirsi che Greta Thunberg parli di bla, bla, bla”. Anche Steve Fletcher, professore dell’Università di Portsmouth e consulente dell’Unep, fa notare come il Trattato ponga davanti a reali sfide di lotta alla disuguaglianza globale, poste dell’inquinamento da plastica: un problema sentito più gravemente nel Sud del mondo ma creato soprattutto nel Nord.  Se il Trattato globale sulla plastica segna un passo avanti nel tentativo di sconfiggere il problema dell’inquinamento da plastica, infatti, esso rende anche evidente quanto la lotta alle disuguaglianze sociali e quanto i diritti umani siano tematiche strettamente legate alla sostenibilità ambientale: non può esistere soluzione che possa risolvere una problematica ignorando le altre.

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