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Tassonomia verde? Gas e nucleare tra gli investimenti green

tassonomia verde

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale europea il regolamento delegato 2022/1214 della Commissione Ue, che include gas e nucleare dalla lista degli investimenti considerati sostenibili dal punto di vista ambientale. Non si sono fatte attendere le reazioni dei delusi e degli ambientalisti.

Nucleare e gas fossile rientrano ufficialmente nella tassonomia verde. Il 6 luglio scorso, infatti, il regolamento delegato 2022/1214 è riuscito a ottenere il via libera dal Parlamento europeo, ponendo fine a dubbi, incertezze e speranze. Durante la plenaria, gli eurodeputati hanno, infatti, bocciato la mozione di rigetto dell’atto delegato con cui lo scorso 9 marzo la Commissione Ue aveva proposto l’inclusione, a determinate condizioni, di specifiche attività energetiche legate al nucleare e al gas. Il documento-presentato da cinque gruppi politici- non è dunque passato, decretando l'ammissione delle due tecnologie fra i progetti verdi, finanziabili anche con fondi Ue. La stessa mozione era stata precedentemente approvata dalle commissioni Ambiente ed Economia del Parlamento a metà giugno.

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Nucleare e gas fossile nella tassonomia verde: i criteri di ammissibilità

Così, nucleare e gas fossile rimangono all'interno della tassonomia verde. Il provvedimento della Commissione europea- entrato in vigore il 4 agosto e applicabile dal primo gennaio 2023- ne fissa i criteri tecnici di ammissione ai fini della loro classificazione fra gli investimenti sostenibili.

Per quanto riguarda il nucleare:

  • sarà possibile investire in nuove centrali realizzate con le migliori tecnologie disponibili” anche ai fini della produzione di idrogeno, con permessi di costruzione rilasciati entro il 2045;
  • fino al 2040 si potranno realizzare interventi di modifica e ammodernamento di impianti esistenti, al fine di prolungarne la vita;
  • rientrano potenzialmente fra gli investimenti sostenibili le attività di ricerca e sviluppo per le nuove tecnologie del nucleare di quarta generazione.

Per costruire nuovi reattori, gli Stati membri dovranno dimostrare di avere risorse finanziarie sufficienti a coprire i costi stimati per la gestione dei rifiuti radioattivi e per la disattivazione finale delle centrali. Saranno chiamati, inoltre, a dare prova di avere realizzato depositi per lo smaltimento delle scorie a bassa e media attività e di possedere un piano dettagliato per sviluppare un sito, in cui smaltire le scorie ad alta attività entro il 2050.

Per ciò che concerne il gas, invece, le centrali con permesso di costruzione rilasciato entro il 31 dicembre 2030 dovranno soddisfare i seguenti requisiti:

  • la produzione di emissioni dirette di gas-serra inferiori a 270 gCO2e/kWh, oppure emissioni annue inferiori a una media di 550 kg CO2e/kW su un arco di 20 anni;
  • la sostituzione di un’attività di produzione di energia elettrica ad alte emissioni già esistente, che utilizza combustibili fossili solidi o liquidi;
  • una nuova capacità di produzione installata che non superi di oltre il 15% la capacità dell’impianto sostituito;
  • la riduzione complessiva delle emissioni del vecchio impianto di almeno il 55% sul ciclo di vita.

Inoltre, le nuove centrali a gas dovranno essere progettate e costruite per il passaggio – ad uso esclusivo entro il 31 dicembre 2035- a gas rinnovabile o a basse emissioni di carbonio.

Le reazioni

Le reazioni all'approvazione del regolamento non si sono fatte attendere. Da un lato, alcuni Stati membri- come Austria e Lussemburgo- hanno annunciato di proporre un ricorso alla Corte di Giustizia europea. Dall’altro, diverse associazioni ambientaliste hanno ribadito come gli auspici per accelerare il processo di decarbonizzazione e affrontare al meglio la crisi climatica mirassero a soluzioni ben più radicali e sostenibili. Tra le altre, Greenpeace ha comunicato di voler presentare alla Commissione europea una richiesta formale di revisione interna, e in caso di esito negativo, intentare una causa legale alla Corte di Giustizia. 

Il gas e il nucleare non sono verdi, e etichettarli come tali è un evidente greenwashing che danneggia il clima e le generazioni future. Oggi le lobby del gas fossile e del nucleare hanno ottenuto che vengano dirottati miliardi di investimenti che sono assolutamente necessari per garantire la transizione climatica”, ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. Abbiamo perso questa battaglia, ma non rinunceremo a combattere. Riteniamo che questo atto sia incoerente con il regolamento sulla tassonomia, pertanto, insieme ad altre organizzazioni come ClientEarth, il WWF valuterà tutte le possibili strade, comprese eventuali azioni legali, per fermare il greenwashing e proteggere la credibilità dell’intera tassonomia dell’UE – e invita gli Stati membri e gli eurodeputati a fare lo stesso”.

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Tags: finanza