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Al Copenhagen Fashion Summit per discutere di moda sostenibile

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Rinomati ospiti del mondo della moda, del lusso e dell'economia, insieme al Copenhagen Fashion Summit per condividere soluzioni innovative e concrete per un'industria della moda socialmente responsabile e attenta all'ambiente.

Rinomati ospiti del mondo della moda, del lusso e dell'economia, insieme al Copenhagen Fashion Summit per condividere soluzioni innovative e concrete per un'industria della moda socialmente responsabile e attenta all'ambiente.

Giunto alla sua terza edizione, il Copenhagen Fashion Summit si è dimostrato anche quest'anno il più importante evento sulla sostenibilità e la responsabilità sociale del settore moda. Alcune tra le voci più autorevoli del mondo della moda, del lusso e della finanza si sono riunite presso il Teatro dell'Opera di Copenhagen lo scorso 24 aprile. La stessa giornata in cui si commemoravano le 1.300 vittime del Rana Plaza, l'edificio di Dacca, in Bangladesh, crollato lo scorso anno e dentro cui si trovavano diverse fabbriche tessili che producevano abbigliamento per noti marche della moda internazionale.

L'obiettivo dell'evento è non solo quello di promuovere una cultura industriale più green, ma anche di garantire maggiore attenzione ai temi della sicurezza e delle condizioni di lavoro, all'integrazione dei principi della responsabilità nei processi creativi e tecnologici che stanno dietro ogni prodotto-moda. Al summit, infatti, hanno partecipato aziende e privati che si stanno impegnando per rendere sostenibili le loro produzioni, per non sfruttare le risorse, per contenere l'inquinamento e rispettare i diritti dei lavoratori.

 

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Ad aprire il maxi-convegno organizzato dal Danish Fashion Institute che ha accolto circa 1.200 addetti ai lavori, è stata sua altezza reale la principessa Mary di Danimarca. Nel corso del convegno relatori di spicco come Vanessa Friedman del Financial Times, Marie-Claire Daveu di Kering e Livia Firth del Green Carpet Challenge hanno animato il dibattito presentando alcune soluzioni innovative da adottare nel settore della moda globale e interrogandosi sulle sfide a cui questo è chiamato in ambito sociale, etico e ambientale. "Si discute molto dell'impatto della moda sull'ambiente - aveva spiegato Eva Kruse, amministratore delegato del Danish Fashion Council, prima dell'inizio del summit - Ebbene quest'anno vorremmo affrontare soluzioni specifiche per il presente ed il futuro prossimo".

Marie-Calire Daveu, direttore per la sostenibilità del Gruppo Kering, proprietario dei marchi Stella McCartney, Gucci, Bottega Veneta e Saint Laurent, ha spiegato come l'aspirazione della sua azienda sia proprio quella di diventare il polo dei marchi del lusso più sostenibile al mondo. Daveu ha annunciato, infatti, che entro il 2016 Kering sarà pronta per usare pellame che proviene da fonti sostenibili. Altro impegno previsto è la riqualificazione degli edifici per cui Bottega Veneta ha vinto il Green Building Council award grazie alla certificazione LEED Platinum.

L'obiettivo dell'industria fashion deve essere quello di offrire soluzioni concrete per trasformare l'approccio delle aziende ma anche dei consumatori. Stella McCarthy, che già produce una linea di scarpe e borse vegane, da cui sono banditi tutti i derivati da animali, ha spiegato che intende intervenire sulle modalità di lavaggio dei capi. Ha annunciato, infatti, un accordo con GINETEX, la società che possiede i simboli di lavaggio, per avviare il progetto Clevercare: un nuovo sistema di etichettatura che consentirà di evitare gli sprechi dei lavaggi inutili e di conservare meglio gli indumenti.

Nel corso del summit si è voluto inoltre dimostrare come la moda sostenibile non abbia nulla da invidiare a quella "tradizionale". Il Danish Fahion Institute, in collaborazione con H&M e CLASS, ha infatti invitato un gruppo di designer e fashion brands nord-europei (come Filippa K, Ivana Helsinki e Designers Remix) a progettare due outfit ciascuno, utilizzando esclusivamente tessuti e materiali sostenibili. I risultati sono stati svelati in una sfilata "sostenibile" che ha portato in passerella abiti realizzati interamente in tessuti organici, riciclati e rinnovabili.

 

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Tags: CSR & imprese