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SDGs, il gap tutto italiano: il Report di Fondazione Eni Enrico Mattei

SDGs, il gap tutto italiano il Report di Fondazione Eni Enrico Mattei

Il documento registra una realtà poco omogena tra le diverse regioni del Bel Paese.

Dopo due anni, la Fondazione Eni Enrico Mattei, ha pubblicato l’aggiornamento 2021 del report “Verso la sostenibilità: uno strumento a servizio delle Regioni”.

Si tratta di uno strumento che evidenzia le azioni politiche più efficaci per raggiungere gli Obiettivi fissati dall’Agenda 2030 per colmare il gap tra le varie regioni d’Italia. Con i suoi 151 indicatori compositi e cinque nuovi elementari, il Rapporto misura le performance regionali, rispetto alla media di tutte le regioni italiane, con riferimento a 16 dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile. Rimane escluso, per motivi di comparabilità, il Goal 14 “Vita sott’acqua”. Va ricordato che la pandemia ha causato un rallentamento verso il raggiungimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030. Secondo il report, l’impegno dei territori in termini di sviluppo sostenibile non sarebbe omogeneo: ad oggi solo otto regioni (Emilia - Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Toscana, Veneto e Provincia Autonoma di Trento) si sono dotate di una Strategia regionale per lo sviluppo sostenibile. Le restanti undici sono ancora in fase di definizione di una propria strategia.

 

Secondo il report aumenta il divario tra nord e sud in ben nove Goal, con le regioni settentrionali che registrano performance superiori alla media. Nello specifico si tratta dei Goals: 1 “Sconfiggere la povertà”, 2 “Sconfiggere la fame”, 4 “Istruzione di qualità”, 6 “Acqua pulita e servizi igienico sanitari”, 8 “Lavoro dignitoso e crescita economica”, 9 “Imprese, innovazione e infrastrutture”, 10 “Ridurre le disuguaglianze”, 16 “Pace, giustizia e istituzioni solide” e 17 “Partnership per gli Obiettivi”. Trentino Alto Adige, Emilia-Romagna e Valle d’Aosta registrano risultati sopra la media nei Goal 1, 9 e 16. Risultati leggermente inferiori alla media si registrano in Liguria per il Goal 1, in Veneto per il Goal 6, in Valle d’Aosta per i Goal 9 e 17, in Friuli-Venezia Giulia per il Goal 16 e in Piemonte per il Goal 17. Preoccupante la situazione al Sud, con dati negativi in Sicilia per i Goal 4, 6, 8, 9 e 10. La Calabria registra le performance peggiori nei Goal 6, 9 e 17 mentre la Campania è ultima nei Goal 2, 4, 10 e 16. Maglia nera per la Basilicata, in fondo alla classifica nei Goal 8 e 17.

La situazione appare più variegata, con risultati non scontati tra regioni del Nord e del Sud, nel Goal 3 “Salute e benessere”, Goal 5 “Parità di genere”, Goal 7 “Energia pulita e accessibile”, Goal 11 “Città e comunità sostenibili”, Goal 12 “Consumo e produzione responsabili”, Goal 13 “Lotta contro il cambiamento climatico” e Goal 15 “Vita sulla terra”. È il caso della Valle d’Aosta e dell’Emilia-Romagna che registrano risultati sotto la media nel Goal 3, dove invece la Sardegna ottiene rendimenti sopra la media. 

Nel Goal 5, c’è una spaccatura netta tra le regioni con performance sotto la media (Campania, Basilicata e Abruzzo), e quelle con performance ben al di sopra (Valle d’Aosta, Toscana e Marche). Nel Goal 7, “Energia pulita e accessibile”, vi è la stessa situazione tra Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta da una parte, con risultati molto positivi, e Sardegna dall’altra, con risultati negativi. Nel Goal 7, la Basilicata è l’unica regione del Sud ad avere una prestazione al di sopra della media. Nel Goal 12, Valle d’Aosta e Molise sono colorate di rosso (performance sotto la media), mentre Lombardia ed Emilia-Romagna presentano un colore blu scuro (performance sopra la media). Le stesse Lombardia ed Emilia-Romagna sono colorate di rosso per il Goal 11 e per il Goal 13. Anche sul Goal 15 le regioni del Nord registrano risultati sotto la media: sono infatti le regioni del Centro e del Sud, in particolare l’Abruzzo, a rivelarsi le più attente nella protezione degli ecosistemi e della biodiversità.

Per raggiungere gli Obiettivi fissati dall’Agenda 2030, secondo il il Rapporto “servirà un monitoraggio specifico, possibilmente con indicatori riferiti a target territoriali, accompagnati da un controllo puntuale delle spese a tutti i livelli (europeo, nazionale, regionale, sub-regionale e locale) attraverso strumenti e metodi capaci di rendere tangibile il contributo di ogni singolo investimento all’Agenda 2030“.

Tags: Ambiente