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Speciale Decreto rinnovabili: intervista al Presidente assoRinnovabili Re Rebaudengo

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La nuova bozza di Decreto sui meccanismi di incentivazione alle FER non soddisfa la principale associazione di categoria del settore. Re Rebaudengo: "Il decreto avrà un impatto modesto e rischia seriamente di bloccare lo sviluppo delle rinnovabili in Italia".

Dopo la pubblicazione da parte del MISE nella nuova bozza del Decreto sui meccanismi di incentivazione per le rinnovabili non fotovoltaiche per il biennio 2015-16 sono iniziate le reazioni da parte degli addetti ai lavori. Abbiamo intervistato sul tema il Agostino Re Rebaudengo,Presidente di AssoRinnovabili


Le energie da fonti rinnovabili faticano a ottenere una dignità economica e politica rispetto alle fonti fossili. Come uscire dalla situazione considerando che ormai hanno un peso pari quasi al 50%?

"Le fonti rinnovabili ad oggi coprono oltre il 40% della produzione elettrica nazionale e quasi il 17% dei consumi energetici finali (considerando, oltre all'energia elettrica, l'energia termica e quella dei trasporti) nel nostro Paese. È’ quindi chiaro come ormai rivestano un peso tale da non poter più venire ignorate dalle forze economiche e politiche, tant’è vero che anche le grandi utilities ormai includono stabilmente le fonti green nei loro piani di sviluppo. Purtroppo, la politica italiana si dimostra un po' ondivaga nel comprendere il ruolo delle energie rinnovabili e la grande opportunità che offrono come motore di sviluppo, indipendenza energetica e riduzione delle emissioni nocive e clima alteranti. Ma è qui che entra in gioco il ruolo di un’associazione come la nostra, che ha la propria ragion d’essere nella tutela dei legittimi interessi dei produttori e nella diffusione di una corretta informazione sul settore."


In Italia le due associazioni di categoria chiamate a difendere gli interesse dei produttori di FER sono ANEV e assoRinnovabili. Quali azioni stanno predisponendo a tutela e difesa dell’interesse della categoria?

Le azioni di AssoRinnovabili si sviluppano su molti fronti. Oltre al tema dello spalma-incentivi, su cui l’associazione ha promosso un ricorso con oltre mille aderenti che vedrà nel 2016 la pronuncia della Corte Costituzionale, stiamo partecipando attivamente ai numerosi processi di riforma che interessano il settore elettrico in Italia. Tra i principali segnaliamo la riforma delle tariffe elettriche dei consumatori domestici, la definizione del quadro regolatore dei Sistemi Efficienti d’Utenza e il processo di ridisegno del mercato elettrico a cui l’Autorità per l’Energia sta lavorando.
La veloce trasformazione vissuta dal settore elettrico italiano richiede una pluralità di interventi che favorisca la partecipazione delle FER ai mercati, ma anche la loro responsabilizzazione all’interno dei meccanismi necessari per mantenere in sicurezza il sistema. In quest’ottica l’associazione ha presentato, insieme ad Althesys, il rapporto intitolato “Il settore elettrico italiano, quale market design?” nel quale si è condotta un’analisi dell’assetto del settore elettrico italiano finalizzata a formulare scenari e politiche per un disegno ottimale del mercato che bilanci le diverse componenti e ne razionalizzi il funzionamento complessivo.
Dal punto di vista delle singole fonti, vi sono poi alcuni temi “caldi” che l’associazione sta monitorando. Nel settore degli impianti da biomasse solide, a partire dal 1° gennaio 2016 il valore degli incentivi erogati si ridurrà notevolmente in seguito all’applicazione dell’art. 19 del DM 6 luglio 2012, che trasformerà i certificati verdi in nuove tariffe inferiori al valore attuale dei certificati, mettendo a serio rischio la sopravvivenza dell’intero comparto. Al fine di ottenere il sostegno necessario a garantire la continuazione delle iniziative esistenti, oltre che immediati benefici ambientali, occorrerebbe riproporre il “Premio per il soddisfacimento dei requisiti di emissione in atmosfera” previsto dall’articolo 8 del DM 6 luglio 2012 anche nel nuovo DM incentivi per le FER elettriche, di prossima emanazione, estendendone la facoltà di accesso anche al parco degli impianti esistenti e agli impianti che abbiano effettuato attività di revamping prima dell'entrata in vigore del Decreto.
Per quanto riguarda il settore idroelettrico il prospettato aumento da 22.88 €/kW a 30,40 €/kW dei sovra-canoni dovuti dai piccoli impianti idroelettrici ai Comuni dei Bacini Imbriferi Montani (BIM), contenuto nel Collegato Ambientale alla Legge di Stabilità 2014, sta purtroppo per diventare realtà, con un impatto che sarà disastroso per molti impianti. Infatti, se la norma in uscita dalla Commissione Ambiente dal Senato verrà approvata definitivamente, un piccolo impianto idroelettrico senza incentivi e senza prezzi minimi garantiti (cioè la maggior parte dei soggetti interessati) arriverà a pagare canoni e imposte indirette per valori vicini al 30% del fatturato. Asso Rinnovabili ritiene che se si vuole davvero imboccare la via virtuosa della grid parity bisognerebbe evitare di aggiungere ulteriori ostacoli a un cammino già di per sé in salita. L’associazione è tornata quindi a chiedere la soppressione della norma in discussione, per iniziare invece un serio processo di revisione e alleggerimento del peso di canoni, sovra-canoni e balzelli vari. Grande attenzione è rivolta infine al cosiddetto DM FER che disciplinerà le modalità di incentivazione per tutte le fonti rinnovabili diverse dal FV, e in merito al quale, di concerto con i Ministeri e le Regioni, assoRinnovabili sta elaborando delle proposte di modifica.

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Decreto rinnovabili di prossima attuazione: vincitori e vinti? Quali nuovi equilibri di mercato?

"Le bozze di Decreto sui meccanismi di incentivazione per le rinnovabili elettriche (escluso il fotovoltaico) che AssoRinnovabili ha potuto visionare non appaiono in generale sufficienti a garantire un quadro di ulteriore sviluppo per il settore in quanto soggetti al tetto massimo di 5,8 mld di Euro di fatto già raggiunto.
Sono anche presenti numerosi punti negativi, di cui i principali sono: un orizzonte temporale molto breve, solo fino al 1° dicembre 2016, il che non permette agli operatori di programmare adeguatamente gli investimenti; la riduzione dei contingenti incentivabili, tale da non sanare nemmeno tutte le istanze già idonee ma non ammesse ai Registri precedenti; un taglio drastico degli incentivi, in particolare per i piccoli impianti.
Delle osservazioni che assoRinnovabili ha fatto pervenire al Mise, solo alcune sono state recepite, come - ad esempio - la possibilità di impiego di componenti anche rigenerati in relazione all’utilizzo di componenti funzionali alle integrali ricostruzioni o l’inserimento di un contingente pari ad almeno 20 MW dedicato agli impianti geotermoelettrici da mettere ad asta. Nel complesso, pensiamo che il decreto avrà un impatto modesto, rischiando seriamente di bloccare lo sviluppo del settore."


Incidenza del costo delle FER in bolletta: per molto tempo questa è stata la causa o l’alibi dietro il quale i movimenti fossilisti hanno potenziato la loro azione. Non vi è dubbio che esista un fondo di verità ma fino a che punto l’incidenza del costo compensa un reale risparmio/efficientamento energetico?

"I detrattori delle FER hanno spesso battuto sul tema del costo elevato per i consumatori. E' innegabile che sulla bolletta A3 incida molto il sostegno allo sviluppo delle fonti rinnovabili, un sostegno che ha permesso al settore di nascere e crescere; negli ultimi anni la cifra ha raggiunto i 90 euro all'anno (circa 8 euro al mese) per una famiglia tipo, una cifra relativamente modesta rispetto ai vantaggi che tali fonti di energia portano a tutti.
Proprio la crescita delle rinnovabili ad esempio è stata determinante per la riduzione del prezzo dell'energia elettrica all’ingrosso, che da circa 72 €/MWh nel 2011 è passato ai 52 €/MWh attuali. La presenza di impianti eolici e fotovoltaici caratterizzati da costi marginali di produzione pressoché nulli ha, infatti, portato all’abbassamento dei prezzi di mercato, soprattutto nelle ore di punta. Tale fenomeno ha comportato un risparmio stimato in oltre 7,27 mld di euro per il triennio 2012-2014. E’ importante sottolineare, inoltre, che i soldi spesi in forma d’incentivi per avviare la produzione e installare gli impianti saranno più che risparmiati domani in termini di minor “fattura energetica italiana” e maggiore indipendenza dall’estero.
L’aumento della penetrazione delle fonti rinnovabili nel sistema elettrico italiano comporta un beneficio netto quantificabile tra i 30 e i 60 miliardi di euro, in quanto le ricadute economiche dirette e indirette, i posti di lavoro creati e la riduzione del fuel risk e della dipendenza energetica, più che compensano le voci di costo, principalmente legate agli incentivi.

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Tags: Diritto e Legislazione