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Il Malawi sopravvive grazie all’energia solare

shutterstock_61601245In Africa è in atto una vera e propria rivoluzione energetica volta a sancire il passaggio definitivo dall’energia fossile a quelle rinnovabili. In Malawi, l’apporto di energia solare riesce a combattere la siccità garantendo il sostentamento di milioni di abitanti altrimenti destinati alla fame.

Un coltivatore africano vive delle aspettative delle proprie previsioni. Studia minuziosamente i cicli stagionali e con il tempo impara a percepire i primi segnali dell’avvento della stagione delle piogge, fino a riconoscere il momento propizio in cui seminare il terreno. Alla conoscenza del clima è radicata la sopravvivenza di intere comunità. Quando i raccolti vengono distrutti da precipitazioni torrenziali impreviste o i terreni divengono regni di siccità incontrastata, tutta la disponibilità annuale della semina viene sprecata. Il cambiamento climatico lascia ancor più il destino delle zone rurali nelle mani del caso e di fenomeni catastrofici come uragani e trombe d’aria, che, sempre più frequenti, stanno creando la peggiore crisi alimentare dell’ultimo trentennio.

Oggi sono 6,7 milioni di persone a non avere più il sostentamento adeguato per una degna sopravvivenza. Il dato non si riferisce all’intero continente africano, ma a un solo stato del Sud-Est: il Malawi. Si tratta di una delle popolazioni più povere del mondo, il 90% dei cui cittadini vive nelle zone rurali, dove l’agricoltura raccoglie l’80% della forza lavoro e rappresenta l’80% delle esportazioni dello Stato. Nei periodi di siccità, sempre più violenta e dalla durata imprevedibile, a salvare la situazione sono sistemi di irrigazione alimentati a energia elettrica. E la distribuzione dell’energia elettrica viene puntualmente ostacolata o cancellata dall’instabilità politica e dalle guerre civili che da decenni imperversano lungo l’intero continente. In molti paesi africani, l’elettricità erogata 24/24h è limitata alle capitali e alle principali città. In altre, anche questo scenario è utopia.

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Nelle zone rurali del Malawi, la convenzionale rete elettrica non è in grado di raggiungere le comunità e, quando vi riesce, presenta costi proibitivi, così alti da oltrepassare il potenziale di massimo guadagno dettato dai proventi delle colture. Ed è qui che entra in gioco il solare. L’utilità dell’energia rinnovabile non solo si manifesta con un trend che ha visto, secondo il report dell’International Energy Agency 2016, l’installazione di mezzo milione di pannelli solari nell’ultimo anno (con i costi in caduta libera); per gli agricoltori ha infatti un’altra e più immediata forma di assistenza: aiutarli a irrigare le piante nei periodi di siccità. L’energia solare diventa un mezzo per contrastare la fame.

L’investimento iniziale potrebbe non essere così conveniente, ma a lungo termine i sistemi di irrigazione a energia solare ripagherebbero. Niente più gasolio, niente più bollette, con i raggi del sole che eludono tutti i problemi di diffusione e reperibilità dovuti alle infrastrutture. Dal 2012, l’imprenditoria privata internazionale ha già avviato promettenti progetti di collaborazione con le amministrazioni pubbliche africane per l’installazione capillare delle tecnologie necessarie. In Mali, Rwanda e Ghana sono già presenti centrali di accumulo energetico. Nel Malawi, è recente il finanziamento di una griglia di impianti solari da parte di alcune imprese norvegesi e britanniche.

L’iniziativa è un successo. Bright Msaka, il Ministro delle risorse naturali, dell’energia e dell’attività estrattiva del Malawi, per contrastare il rischio di un’azione esclusivamente d’immagine, ha richiesto che il servizio venga implementato nei luoghi più difficilmente raggiungibili dalle tecnologie tradizionali. Sicuramente, serve uno spostamento del baricentro degli investimenti statali, a oggi ancora troppo concentrati sullo sviluppo di energie fossili, verso progetti green compatibili con le politiche a bassa emissione; e le risorse internazionali devono dare una mano per far sì che azioni come questa non rimangano eccezioni isolate, nel nome della mitigazione globale.

In quest’ottica, desta preoccupazione il report di settembre pubblicato dall’associazione Christian Aid, il quale rivela come la Banca Mondiale abbia investito milioni in progetti basati sulle energie fossili: un operato in contrasto con la pubblica promessa di puntare sullo sviluppo di energie a basse emissioni. Al di là di questo, si può però affermare che l’Africa stia attraversando una vera rivoluzione energetica. Il mercato delle rinnovabili è in crescita, l’intero continente sta cercando di adottare politiche innovative – si pensi al George Airport sudafricano, il secondo al mondo a essere dotato di un impianto a energia solare – e le stime prevedono che sul territorio, entro il 2030, sarà risolto l’approvvigionamento di energia destinato alle attività primarie di sostentamento di oltre 330 milioni di persone.

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