Biometano e biocarburanti nei trasporti: il nuovo decreto in vigore

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 19 marzo 2018, è entrato ufficialmente in vigore il decreto che incentiva l’impiego di biometano e biocarburanti nel settore dei trasporti.

Il decreto sull’impiego del biometano nei trasporti è stato tra i provvedimenti più attesi per gli operatori del campo agroalimentare e per chi si occupa di smaltimento rifiuti; finalmente, dal 20 marzo, il decreto è ufficialmente entrato in vigore.

L’obiettivo principale del decreto è quello di sostituire biocarburanti per lo più di importazione (biodiesel) con biometano prodotto sul territorio, promuovendo la filiera nazionale, aiutando il ciclo dei rifiuti (Forsu) e gli agricoltori nazionali.

Con questa premessa, l’Italia si prefigge un obiettivo da raggiungere entro il 2020: il 10% del consumo di energia rinnovabile nel settore dei trasporti.

Ma cosa prevede esattamente il decreto e quali sono i punti di forza più rilevanti? Riportando una dichiarazione di Piero Gattoni, presidente Cib, Consorzio italiano biogas, “il biometano potrà favorire la decarbonizzazione del parco circolante degli autoveicoli con alimentazione a metano, che si stima in 1 milione di mezzi in Italia, senza contare le potenzialità delle riconversioni dei motori diesel in dual fuel. Dunque un’opzione immediatamente disponibile e a costi contenuti”.

 

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Da qui è semplice capire perché il biometano rappresenti una grande risorsa, che potrebbe creare, secondo i dati Althesys, più di 21mila nuovi posti di lavoro e producendo un totale di 85,8 miliardi di euro di ricadute economiche positive, di cui 17,7 miliardi di euro nell’uso elettrico, 15 miliardi di euro nel settore dei trasporti e 53,1 miliardi grazie all’immissione nella rete.

Cosa prevede il decreto

Sicuramente l’emissione del decreto biometano è in linea con le Direttive UE relative alla promozione dell’energia da fonte rinnovabile e dalla cosiddetta direttiva “ILUC”, legata ai biocarburanti e al cambiamento indiretto di destinazione dei terreni.

Tutte le manovre previste dal decreto non hanno alcun peso sul consumatore e non incidono sulle bollette di gas o elettricità. L’intera manovra viene finanziata dai “soggetti obbligati” (operatori economici che vendono benzina e gasolio, e che quindi hanno da tempo l’obbligo di immetterne una parte sotto forma di biocarburanti, che quindi è oggi già incluso nel prezzo finale alla pompa).

Punti salienti

Gli aspetti fondamentali che caratterizzano la manovra contenuta nel decreto sono riassumibili in questi punti, citati nel provvedimento:

  • Vengono rilasciati al produttore di biometano immesso nella rete del gas naturale ed un numero di Certificati di Immissione in Consumo di biocarburante (CIC)
  • Il produttore trasmette mensilmente al GSE i dati a consuntivo relativi al biometano immesso in consumo nei trasporti entro il mese successivo a quello cui la produzione si riferisce
  • Il GSE riconosce al produttore stesso il valore dei corrispondenti CIC attribuendo a ciascun certificato un valore pari a 375 euro a certificato per la quantità massima annua
  • Chi produce biocarburante avanzato diverso dal biometano provvede autonomamente alla vendita di tali biocarburanti ai soggetti obbligati e con i quali hanno un contratto di fornitura, ai fini della successiva immissione in consumo nel settore dei trasporti
  • Il GSE ritira il biometano avanzato che viene immesso nelle reti con l’obbligo di connessione di terzi.

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Tags: biomasse