Qualità dell’aria: che cosa respiriamo?

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Secondo il sondaggio Lorien Consulting, presentato a Roma lo scorso ottobre, è emerso che il 94% della popolazione risulta essere preoccupata per la qualità dell’aria mentre il 39% dichiara di esserlo molto.

Cos’è l’inquinamento atmosferico? È l’insieme di agenti fisici, chimici e biologici che alterano le caratteristiche naturali dell’atmosfera terrestre, dovuto alle emissioni dei gas di scarico per esempio di autoveicoli, caldaie, centrali elettriche, fabbriche e impianti di incenerimento.

Tra gli inquinanti nocivi che riguardano la salute pubblica troviamo: il PM10 (materiale particolato, indicato come uno dei più pericolosi per la salute umana altamente diffuso nelle città), il monossido di carbonio (CO), l'ozono (O3), il biossido di azoto (NO2) e quello di zolfo (SO2).

L’inquinamento dell’aria è diventato un problema mondiale, tanto che l'Unione Europea ha commissionato un report in cui il relatore Janusz Wojciechowski sostiene che la scarsa qualità dell’aria è la principale responsabile di 400 mila morti premature nel solo territorio europeo. Servono quindi normative europee più ferree che seguano le dritte dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) volte a diminuire drasticamente la presenza dei particolati (PM10 e PM2,5) e del biossido di zolfo. Già nel 2015 l’Italia, secondo il rapporto “Qualità dell'aria, relazione 2015”, era il Paese dell’Unione Europea in cui si erano registrati il numero più alto di vittime (84.400) a causa dell’inquinamento dell’aria.

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Il Direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, si è espresso con la seguente dichiarazione: “L’inquinamento atmosferico minaccia tutti, ma sono le persone più povere e più emarginate quelle che pagano il prezzo più alto. È inaccettabile che oltre 3 miliardi di persone usino ancora stufe e combustibili inquinanti nelle loro case. Se non interveniamo con urgenza sull’inquinamento atmosferico, non potremo mai avvicinarci allo sviluppo sostenibile”.

Legambiente è in prima fila in questa battaglia volta al contrasto e alla diminuzione dell’inquinamento, tanto che uno degli slogan della campagna di comunicazione è “Ci siamo rotti i polmoni! No allo smog”. L’Associazione si è mobilitata già da anni per contrastare questo fenomeno che non solo ha ripercussioni nel presente ma specialmente in un futuro prossimo in cui, se non si agisce velocemente, si potrà arrivare ad un punto di non ritorno. Legambiente ha inoltre presentato Mal d’Aria 2018, il dossier annuale sull’inquinamento atmosferico nelle città italiane in cui si evidenzia la tragica situazione di 39 città italiane che risultano avere il livello di PM10 oltre i limiti consentiti dalla legge, in particolar modo nella zona della Pianura Padana ed in generale nelle città del nord.

Come contrastare questo fenomeno che causa milioni di morti all'anno? Secondo Legambiente bisognerebbe incentivare e potenziare il trasporto pubblico locale (elettrico), limitare l’accesso nelle aree urbane ai veicoli più inquinanti (diesel euro 5 ed euro 6), potenziare le infrastrutture di ricarica elettrica per incentivare i cittadini al passaggio alle auto elettriche oltre che migliorare la qualità delle zone ciclabili. Il tutto deve essere accompagnato dalla riprogettazione delle aree urbane: ridisegnare gli spazi pubblici delle città per far sì che il verde sia in armonia con gli spazi architettonici e possa smaltire le sostanze inquinanti che vengono emesse.

“Occorre ripartire da un diverso modo di pianificare gli interventi nelle aree urbane - dichiara Stefano Ciafani, Direttore generale di Legambiente – con investimenti nella mobilità collettiva, partendo da quella per i pendolari, nella riconversione sostenibile dell’autotrazione e dell’industria, nella riqualificazione edilizia, nel riscaldamento coi sistemi innovativi e nel verde urbano”. Un esempio virtuoso è quello della città di Siena in cui le emissioni di anidride carbonica sono pari a quelle che l’ambiente riesce ad assorbire (Carbon natural area).

La stessa Commissione Europea ha dichiarato un ultimatum al nostro Paese: se non si rientrerà nei limiti prestabiliti e non ci si muoverà in una direzione più sostenibile (a livello sociale, ambientale ed economico) si giungerà all’intervento della Corte di Giustizia europea con inevitabili e salate multe.

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