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Prestiti e obbligazioni green: all’appello mancano le PMI

Prestiti e obbligazioni green all’appello mancano le PMI

Secondo il rapporto “Italia Sostenibile 2022” di Cerved, lo scorso anno il mercato ha raggiunto in Italia un valore cumulato di 70 miliardi di euro, ma solo grazie alle grandi imprese.

I prestiti e le obbligazioni green si diffondono sempre di più anche in Italia, ma restano ancora oggi precluse alla maggioranza della Pmi, il nerbo del tessuto imprenditoriale del Bel Paese. Secondo il rapporto “Italia Sostenibile 2022” di Cerved, l’emissione delle obbligazioni green, sociali e sostenibili da parte di entità italiane ha raggiunto lo scorso anno un valore cumulato pari a circa 70 miliardi di euro. L’Italia a fine 2021 è stata così il quarto Paese europeo per prestiti e obbligazioni green, dopo Francia, Germania e Gran Bretagna, posizionandosi in classifica davanti a Spagna, Olanda e Svezia. A livello globale, soltanto gli Stati Uniti e la Cina hanno superato l’Italia per emissioni cumulate di finanziamenti sostenibili. Nel mondo il 2021 è stato tra l’altro l’anno delle emissioni di debito sostenibile, un mercato che dieci anni fa nemmeno esisteva e che è cresciuto fino a una cifra sei volte maggiore rispetto al 2017. Nel 2021 si è registrato un incremento del 90% sull'anno precedente con le emissioni che hanno superato i 1.500 miliardi di dollari, di cui circa la metà, pari a 749,8 miliardi di euro, riconducibile all’Europa (dove sono aumentate dell’89% rispetto all’anno precedente).

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Il grande potenziale delle PMI

Nel nostro Paese sino ad oggi però, sottolinea il rapporto di Cerved, gli investimenti di natura sostenibile hanno coinvolto principalmente le grandi imprese, mentre il ruolo delle PMI rimane ancora marginale, nonostante il potenziale sia ampio. I grandi investitori sono infatti interessati a immettere le loro risorse in quelle tante aziende italiane attive nelle filiere sostenibili, potenzialmente anche tramite la creazione di fondi specializzati che investano esclusivamente in PMI. Il problema è che le piccole e medie imprese italiane conoscono ancora poco gli strumenti della finanza sostenibile. 

 

L'importanza della CSR e della rendicontazione

Nel suo rapporto, Cerved sottolinea dunque come il tema della rendicontazione delle informazioni ESG sia oggi ancora più cruciale per l’accesso delle PMI alle opportunità derivanti dagli investimenti sostenibili. Per questa ragione, la società sottolinea come “sarà necessario intervenire su quelle barriere di accesso che ostacolano le aziende più piccole, come ad esempio i costi elevati e la mancanza di esperienza su tematiche di reporting ESG”. In questo senso, mette in evidenza Cerved, fa ben sperare la nuova direttiva europea Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), la normativa che mira a migliorare la rendicontazione di sostenibilità delle imprese e che ha previsto appunto significative innovazioni in direzione dell’ampliamento dell’informativa sostenibile a una più grande platea, differenziata per tipologia di impresa. La Csrd sarà infatti obbligatoria per le PMI quotate con procedure semplificate, mentre le PMI non quotate saranno sollecitate a strutturarsi in tal senso, facendo parte della catena di fornitura di aziende più grandi. 

Il mercato finanziario dispone oltretutto di strumenti già pensati per il target delle PMI, ovvero i cosiddetti “Mini Green Bond”, per i quali Borsa Italiana ha predisposto un segmento dedicato, Extra- Mot Ppr. Un’analisi condotta da Cerved Rating Agency stima per il 2022 un mercato potenziale per la loro emissione del valore di 7,5 miliardi di euro, con 794 potenziali nuovi emittenti green. Le imprese eligibili nell'ambito dell'emissione di Mini Green Bond rientrano per la gran parte proprio nella dimensione delle PMI (79,8%), mentre i settori più interessati sono il manifatturiero (66%), le costruzioni (10%), i servizi del ciclo idrico e dei rifiuti (9%), l’Information Technology (8%) e i trasporti (4%). Tra le aree aventi maggior potenziale di emissione troviamo 289 imprese localizzate nel Nord-Ovest (2,7 miliardi di euro stimati), 285 nel Nord-Est (2,6 miliardi), 115 al Centro (1,1 miliardi), seguite dal Sud (85 imprese con 0,9 miliardi) e dalle Isole (20 imprese con 0,2 miliardi).

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Tags: finanza