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POINTs: Assogas

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Oggi viene pubblicato il contributo di Assogas.

Gas: maneggiare con cautela!

Le tensioni di prezzo sul mercato del gas europeo e globale datano l’estate del 2021 quando la domanda, in relazione ai segnali di vivace ripresa economica, con i correlati aumenti nel consumo di gas naturale, non veniva coperta da una capacità analoga nella produzione. I prezzi bassi e i segnali, in particolare dalla UE, di “disaffezione” verso il gas avevano infatti scoraggiato da alcuni anni investimenti nella parte upstream del mercato. La guerra russo-ucraina ha amplificato le tensioni ed ha fatto da detonatore mettendo, per la prima volta, in agenda la parola razionamento del gas naturale.

Per primi e da tanti mesi ormai, il governo italiano ha chiesto invano che la UE prendesse una decisione forte fissando un cap al prezzo: la proposta, purtroppo, non ha mai beneficiato di una sua declinazione per capire a chi applicarla, ovvero solo al gas russo, a tutto il gas via tubo (quindi oltre a russo, a norvegese, libico, algerino, azerbaigiano….) o anche al GNL. Si è inseguita questa chimera come uno slogan senza verificarne la fattibilità fino a ieri con il non paper della Commissione UE che… poi, drammaticamente conferma che non si può fare. Sin dalla primavera si era argomentata la non fattibilità del price cap europeo, ritenendo invece che il governo italiano dovesse utilmente percorrere adottando un meccanismo di garanzia del prezzo. Ovvero, fissato un prezzo di riferimento, composto di un paniere con diversi indici (tipo ANEA o JKM) oltre al famigerato TTF, garantire un intervento di SACE, crescente in relazione alla percentuale di superamento del prezzo di riferimento. Questa proposta ASSOGAS rimase nei cassetti dei destinatari, preferendo invocare la discesa in terra del price cap.

Ora, proprio in prossimità di una delle scadenze principali del mercato del gas, l’inizio dell’anno termico il 1° ottobre, nonostante i diversi avvertimenti lanciati da mesi, si avverte la preoccupazione che possa saltare il mercato! Parbleu, che succede? Semplicemente, evitando spiegazioni tecniche e più articolate, i principali importatori di gas in Italia dall’inizio dell’estate hanno informato gli operatori che non avevano gas da offrire per l’incombente anno termico. Se manca gas, o si ragiona come con il pollo di Trilussa, oppure acquisita la consapevolezza che manca gas sul mercato si ammette che è necessario il razionamento e si decide come fare tra i diversi segmenti della domanda.

Non serve illudere con tout va bien, Madame la Marquise, che tanto stiamo stoccando molto perché chi opera sul mercato sa che lo stoccaggio riesce ad erogare su base giornaliera solo una parte minoritaria della domanda complessiva del sistema nella stagione invernale. La pubblicazione odierna del “Piano Nazionale di Contenimento dei Consumi di Gas Naturale” sembra confermare il senso di inadeguatezza nella gestione della crisi: nulla si dice su come si intende procedere se verranno mancare i volumi russi. Al netto dei contributi delle fonti aggiuntive (da Algeria all’aumento della produzione a carbone, ecc) e dei piani di contenimento e sensibilizzazione, mancano all’appello circa 13 miliardi di metri cubi.

Urge trasparente consapevolezza, urge comunicazione delle azioni ipotizzate: il gas va maneggiato con cautela, altrimenti al prossimo governo rimarranno le macerie del mercato!

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