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Pesticidi e terreni contaminati: serve un piano per invertire la rotta entro il 2030

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Secondo le ultime stime Ispra, nelle acque superficiali italiane sono stati trovati pesticidi nel 64% dei punti di monitoraggio e nel 34% del totale dei campioni: WWF Italia chiede nuove azioni a tutela dei terreni agricoli e delle acque di superficie, inquinate dall'utilizzo di sostanze chimiche che impoveriscono i terreni e degradano la loro capacità produttiva, alterando interi ecosistemi. La priorità è quella di arrivare ad un Piano di Azione Nazionale in grado di garantire un utilizzo sostenibile del suolo e che vincoli il 40% della Superficie Agricola Utilizzata in territorio nazionale al metodo biologico entro il 2030.

Torna ad accendersi il dibattito sui pesticidi e sulla loro diffusione nei campi italiani ed europei. Solo un anno fa arrivava la decisione Ue di vietare l’utilizzo di tre principi attivi ritenuti responsabili della moria di api domestiche e selvatiche, i pesticidi neonicotinoidi. A pochi mesi dal grave eco disastro, il rapporto “Cambia la Terra. Così l’agricoltura convenzionale inquina l’economia (oltre che il Pianeta)”, promosso da FederBio e Isde - Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu e WWF affronta il tema da un punto di vista ecologico ed economico: i costi che gli Stati sostengono per far fronte ai danni derivanti dall’utilizzo di pesticidi in agricoltura stanno ormai assumendo volumi preoccupanti. Un esempio su tutti, gli Stati Uniti, che annualmente sostengono un costo stimato intorno ai 10 miliardi di dollari per interventi di compensazione e ripristino dovuti a perdita di biodiversità e conseguente perdita di produttività, contaminazione di suolo e acque, spese sanitarie.

Un rischio, economico, sociale e ambientale, che corre l’Italia stessa, trovandosi in prima linea nella vendita di pesticidi a livello europeo: secondo le ultime classifiche elaborate da Eurostat, il Belpaese si posiziona infatti al terzo posto per vendita di diserbanti e concimi chimici, preceduto solo da Spagna e Francia. Questa dinamica preoccupa anche chi si occupa di clima: gli esperti IPCC ritengono che il 24% delle emissioni climalteranti derivino proprio dal modello agricolo intensivo.

Per stimolare un intervento decisivo da parte di istituzioni e amministrazioni, WWF Italia, Lipu, Legambiente e ISDE hanno definito alcuni punti strategici la cui attuazione permetterebbe un netto miglioramento della situazione in campo agricolo ed ecologico. “È necessario aprire quanto prima la consultazione pubblica sul nuovo Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei fitofarmaci" - ha dichiarato Franco Ferroni Responsabile agricoltura del WWF Italia.

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Nello specifico WWF Italia e le associazioni ambientaliste coinvolte nella campagna “Cambia la Terra” chiedono che venga al più presto convalidato il nuovo PAN, garantendo la messa in atto di alcune azioni prioritarie, tra le quali:

  • vietare l’utilizzo di pesticidi pericolosi per gli habitat e le specie selvatiche nei siti Natura 2000 e nelle altre aree naturali protette;
  • Adottare tecniche biologiche per la manutenzione delle aree non agricole (rete viaria, ferroviaria) con particolare attenzione al verde pubblico e agli spazi utilizzati dalla popolazione residente nelle città;
  • Fissare distanze minime di sicurezza dalle abitazioni e dalle coltivazioni biologiche per difenderle dal rischio di una possibile contaminazione accidentale;
  • Vietare l’utilizzo di glifosate in Italia entro il 2022;
  • Definire criteri più rigorosi per la concessione delle deroghe per l’utilizzo di pesticidi di norma vietati a causa della loro pericolosità per la salute umana e per gli ecosistemi;
  • Rafforzare i sistemi di monitoraggio e controllo del rispetto delle regole sul corretto utilizzo e sulla presenza di pesticidi nelle acque superficiali e sotterranee, nel suolo e nel cibo.

In ultimo, gli esponenti del WWF Italia chiedono un’importante innovazione all'interno del Piano di Azione Nazionale in fase di lavorazione, esprimendo la necessità di prevedere, rispetto al totale della superficie agricola utilizzata a livello nazionale, che almeno il 40% venga destinato a metodi di agricoltura biologica entro il 2030. “Il nuovo PAN pesticidi - sottolinea Franco Ferroni - dovrà contenere regole cogenti per una adeguata tutela della salute e salvaguardia di specie ed habitat, in particolare nelle aree naturali protette, prevedendo anche sanzioni per chi non le rispetta”.

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Tags: agroalimentare