Moda e sostenibilità: binomio vincente per una maggiore competitività

 Black dummy with measuring tape in tailors studio

A cura di Maria Grazia Persico, direttore editoriale.

La crescente attenzione nei confronti della sostenibilità economica, sociale ed ambientale dei prodotti e dei processi produttivi e l’annesso cambiamento dei modelli produttivi unito all’espandersi e al nascere di nuovi mercati in ottica globale, ha portato e favorito la crescita di alcuni settori industriali, in primis la moda.

 Da sempre settore trainante dell’economia italiana, la moda ha permesso al nostro Paese di caratterizzarsi a livello mondiale per know how, stile ed eccellenza. Ci chiediamo però dove inizi e da dove sia possibile parlare di un approccio sostenibile adottato dalle aziende della filiera. Dal Design & Development alla tecnologia, formazione e management, ogni step è in grado di influenzare e determinare quanto potrà essere l’impatto ambientale relativo alla produzione del singolo capo o dell’intero campionario. Se determinanti possono essere i materiali da utilizzare, i colori e i metodi di stampa dei tessuti, dato che da questi dipendono il dispendio di acqua e l’utilizzo di sostanze chimiche, altrettanto importante è un utilizzo adeguato della tecnologia e di coerenti strumenti di supporto che permettano la realizzazione di produzioni efficaci ed efficienti, in primis da un punto di vista economico - a caduta - in ottica di sostenibilità.

Per capire a fondo quale ruolo rivesta la tecnologia abbiamo intervistato Silvano Joly, Country Manager Italia di Centric Software

Dr.Joly, a fronte della sempre maggiore attenzione attribuita dal fashion alla sostenibilità, in quale misura secondo Lei, l’evoluzione tecnologica dei software gestionali può supportare l’impegno delle aziende del settore verso un approccio realmente sostenibile?  

Ormai le Major del fashion e dell’Alta Gamma affrontano con attenzione e determinazione il tema della sostenibilità. Infatti, esattamente come in altre filiere industriali, anche in questo settore la tecnologia e gli applicativi di gestione del ciclo di vita, progettazione e produzione possono dare a chi vende il modo di dichiarare dove, come e da chi un suo prodotto è stato realizzato. Altrettanto e ancor più importante chi compra può verificare tale linea e comprare in modo consapevole. Ma per farlo occorre investire (magari quello che si risparmia usando maestranze non proprio lautamente pagate) e dotarsi di soluzioni eccellenti e moderne: excel, mail e cellulare non bastano. In Centric Software crediamo molto a questo filone e abbiamo sviluppato sia moduli per le attività di audit di fabbrica, di sdifettamento e controllo che per la certificazione della qualità di lavorazioni e materiali. Strumenti che si possono usare da PC e da mobile e che molti dei nostri oltre 270 clienti già usano. Ma ancor più, un prodotto andrebbe “pensato” sostenibile, quando si è ancora nella fase di mood e di impression e quando si decide come realizzarlo, con quali materiali e in che parte del mondo.

Gli ultimi dati sullo stato dell’arte del settore abbigliamento mostrano che la strada intrapresa verso una maggiore sostenibilità è quella giusta, ma ci sono ancora ampi margini di miglioramento. Quali fasi del ciclo di vita di un prodotto tessile presentano maggiori criticità e quali strumenti innovativi hanno a disposizione le aziende per ottimizzare i propri processi?

Come accennato, il controllo non va fatto solo nelle manifatture, per scoprire sfruttamento di lavoro minorile o femminile, ma ab ovo. Già dal tabellone dove si abbinano materiali e figurini. Cosa possibile se le tecnologie adottate sono abilitanti e ben inserite nel processo. C’è chi ci riesce, come UR (Urban Revivo), Azienda Cinese che ha conosciuto una crescita fenomenale ed è l’azienda fast fashion numero uno in Cina. La loro idea di “fast luxury” offre abbigliamento di lusso ma accessibile ai consumatori di tutto il mondo, con oltre 160 punti vendita distribuiti in Cina e all’estero.

Questa azienda che vuol arrivare a 440 PoS, ha adottato un sistem PLM per per garantire trasparenza e accuratezza dei dati e rendere le stesse informazioni accessibili a tutti. Con soluzioni di merchandis e management e un calendario standardizzato di pianificazione e processo per migliorare efficienza, rispondere rapidamente alle esigenze di mercato per gestire colore, materiale e stile del design ma rispettando ambiente, persone e – di conseguenza – il cliente finale. 

Quindi e per tornare a bomba sulla domanda, non vi è una fase di maggior criticità: è la mancanza di gestione del processo che comporta inefficienza e mancato rispetto delle regole. Chi pensa ancora che una buona “Scheda Tecnica” e dei buyer-vampiri siano quanto serve verrà punito dal Mercato. Tecnologie oggi mature, come PLM, ERP, IoT e BlockChain si sono unite tra loro (un bell’esempio di co-opetition) e permettono ad un consumatore di leggere un Tag su un capo e scoprirne la filiera produttiva, consentendo così un acquisto consapevole e premiando chi consapevolmente produce.   

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Dai commenti di Silvano Joly si desume come scelte in campo di responsabilità sociale e di sostenibilità siano vincenti laddove vengano prese in contesti governati e dove sussista una governance aziendale consapevole degli investimenti che si rendono necessari a fronte di scelte compatibili con il tema sosteniblità e dei risultati che – nel medio/lungo periodo – si potranno conseguire.

La normativa del 2014 (2014/95/UE), recepita in Italia a dicembre 2016 riguardante l’obbligo di rendicontazione di sostenibilità per le aziende che non sono di interesse pubblico e che hanno più di 500 dipendenti,  arriva in supporto ai grandi gruppi e alle Major che in questo modo possono informare i propri stakeholders su ritorni oggettivi – economici, sociali ed ambientali – del proprio operato e delle proprie scelte. Per tutti gli altri la rendicontazione rimane una scelta volontaria rientrante nel più ampio campo dell’accountability aziendale.

Abbiamo quindi interpellato Veronica Tonini, Group Risk Management & Compliance Director – CSR coordinator della Salvatore Ferragamo per farci illustrare motivazioni e finalità che li portano da qualche anno a redigere il proprio bilancio di sostenibilità, a conferma di come questo tipo di approccio sia core business dell’azienda.

Dr.ssa Tonini, la Salvatore Ferragamo ha recentemente pubblicato il Bilancio di Sostenibilità 2017, da cui emerge che la sostenibilità è parte integrante del core business aziendale. L’azienda figura inoltre tra i membri del tavolo sostenibilità della CNMI (Camera Nazionale della Moda Italiana). Quali sono gli elementi distintivi del vostro impegno verso l’ambiente e la CSR? Quali ritenete essere le criticità da affrontare nel settore del fashion per rispondere alla sempre maggior richiesta di prodotti sostenibili?

Il Gruppo Ferragamo ha intrapreso il cammino verso la responsabilità sociale d’impresa con la convinzione che la sostenibilità non sia un’attività accessoria ma un impegno da integrare nelle strategie di sviluppo e da concretizzare secondo logiche di lungo periodo. Per garantire una gestione integrata delle tematiche di sostenibilità, dal 2014 è stato istituito un gruppo di lavoro inter-funzionale denominato Green Team, dedicato all'ideazione e allo sviluppo di iniziative di responsabilità sociale. La struttura del team, che riunisce al proprio interno diverse funzioni aziendali, permette il confronto tra competenze trasversali in un’ottica di sviluppo a 360° gradi della sostenibilità.

L’obiettivo della trasparenza rispetto al proprio operato ha fatto sì che il Gruppo si impegnasse in un processo di rendicontazione delle iniziative legate alla responsabilità sociale. Dal 2014 infatti, l’Azienda redige il Bilancio di Sostenibilità, esteso all’intero perimetro del Gruppo Ferragamo dal 2016.

Il Gruppo Salvatore Ferragamo da sempre pone al centro delle proprie politiche di sviluppo il tema della sostenibilità ambientale. Al fine di tutelare l’ambiente, il Gruppo persegue l’obiettivo di contribuire in modo positivo alla protezione e alla salvaguardia dello stesso, attraverso lo sviluppo di strategie e iniziative volte a favorire la minimizzazione degli impatti ambientali connessi allo svolgimento delle attività aziendali.

Per la Salvatore Ferragamo la gestione responsabile si traduce nel credere nelle lavorazioni italiane artigiane e nelle piccole realtà imprenditoriali: il Fondatore è stato un pioniere nel processo che ha portato all’elaborazione del «Made in Italy»  e il Gruppo ha sempre seguito questa filosofia mantenendo la produzione in Italia. 

Sempre più spesso la supply chain rappresenta un elemento fondamentale per le aziende, e quelle che operano nel settore della moda non sono escluse. L’azienda si rivolge a fornitori certificati e, in caso negativo quali sono le difficoltà nel poter monitorare l’intero percorso dei prodotti e/o delle materie prime?

La filosofia del Fondatore, fortemente legato alle sue origini, persiste ancora oggi nella strategia del Gruppo, che si affida infatti ad un’ampia rete di lavoranti attentamente selezionati e qualificati, dotati di grande competenza artigiana e fidelizzati spesso da anni di collaborazione continuativa.

Al fine di garantire la qualità del prodotto e di rendere allo stesso tempo più efficienti e flessibili le fasi di produzione e distribuzione, il Gruppo Salvatore Ferragamo segue con attenzione le fasi di maggior rilievo della catena di fornitura, richiedendo ai propri collaboratori di affidarsi a un solo livello di subfornitura, così da garantire maggiore controllo qualitativo lungo la filiera. Allo stesso modo, il Gruppo cura direttamente le fasi di sviluppo e industrializzazione del prodotto, effettuando il controllo di qualità e sicurezza, sia a monte che a valle del processo produttivo, sull’intera produzione.

Inoltre, in linea con le disposizioni del Codice Etico del Gruppo e in un contesto di integrazione della responsabilità sociale nel proprio operare quotidiano, il Gruppo ritiene la collaborazione con la catena di fornitura fondamentale per il raggiungimento dei più elevati standard etici e di sviluppo sostenibile del business. A tal fine, la Salvatore Ferragamo ha deciso di redigere un proprio Codice di Condotta Fornitori, che sarà formalmente adottato nei prossimi mesi, contenente i principi etici e le regole di comportamento che devono caratterizzare le relazioni commerciali tra il Gruppo e i suoi partner. Infine, in un'ottica di responsabilità sociale verso la filiera produttiva, il Gruppo Salvatore Ferragamo svolge dal 2014 degli audit sulle realtà di sub-fornitura, organizzati secondo un piano pluriennale e gestiti da una società esterna specializzata, al fine di verificare il rispetto dei diritti umani e dei lavoratori, oltre all'osservanza degli standard previsti dalle normative in materia di salute, sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro.

In base agli enunciati di cui sopra essere sostenibili è frutto di un comportamento volontario nella maggior parte dei casi – obbligatorio in alcuni – e di una consapevolezza di voler essere e sentirsi responsabili nei confronti del contesto in cui si opera e delle persone con cui ci si interfaccia  e che contribuiscono in modo fattivo alla crescita della nostra impresa.

Molto ancora deve essere fatto in termini di regolamentazioni e certificazioni vigenti ma siamo sulla buona strada.

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Tags: CSR & imprese