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Milano in bicicletta: il progetto Strade Aperte segue il modello europeo

Milano in bicicletta progetto Strade Aperte segue il modello europeo

Milano ripensa il concetto di mobilità nell'era post Covid19: la crisi sanitaria può essere l’occasione per migliorare le condizioni ambientali della città, aumentare gli spostamenti non inquinanti e ridefinire l’uso delle strade e degli spazi pubblici.

Milano punta alle piste ciclo pedonali seguendo i modelli delle capitali europee. Il capoluogo Lombardo dunque non intende fare alcun passo indietro all'indomani del lockdown. La mobilità in stallo è infatti servita da lezione e a parlare sono i dati della qualità dell’aria, ai minimi storici in tutta Italia, soprattutto al Nord. Spazio alle biciclette grazie alla nuova pista ciclabile di viale Duilio, zona CityLife. L'intervento rientra nel piano di potenziamento della rete ciclabile della città, in corso in queste settimane dopo la fine del lockdown dovuto all'emergenza sanitaria da Covid-19.

La pista si aggiunge a quelle presenti in zona Bicocca e al primo tratto di ciclabile che, da piazza San Babila, arriverà a Sesto San Giovanni attraverso corso Venezia, corso Buenos Aires e viale Monza. Il piano, che punta al rilancio della mobilità milanese, si chiama "Strade Aperte  e prevede la realizzazione di nuovi percorsi ciclabili "anche in sola segnaletica”. Verranno incrementate le strade a velocità moderata e le zone 30. Saranno ampliati anche i percorsi pedonali attraverso l'allargamento di marciapiedi e sono previste pedonalizzazioni temporanee nei quartieri ampliando l’offerta per il gioco e l’attività fisica dei bambini. Sarà inoltre facilitata la possibilità di posare tavolini per bar e ristoranti sulle aree di sosta ai fini di recuperare parte della capienza persa all'interno per il distanziamento.

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L’obiettivo è di estendere la rete ciclabile esistente attraverso la realizzazione, entro il 2020, di circa 35 Km di nuovi percorsi ciclabili, di cui oltre 22 Km già entro l’estate. Milano punta ad essere una Città 30 ovvero quel tipo di agglomerato urbano che prevede in circa il 60% di tutta la rete stradale urbana il limite massimo di velocità di 30 km/h, a sostituzione dei 50 km/h previsti dal Codice della Strada come limite massimo consentito. La moderazione della velocità consente di ottenere vantaggi significativi in termini di qualità dello spazio urbano, innalzamento della sicurezza e di riduzione del livello di gravità degli incidenti, riduzione dei fenomeni di risollevamento delle polveri e delle emissioni atmosferiche primarie causate dal traffico.

Milano diventa dunque sempre più europea: era il 1973 quanto, un’altra crisi globale, quella energetica, ha innescato una rivoluzione dei trasporti: nei Paesi Bassi, il governo ha avviato un programma di massa per la costruzione di piste ciclabili e oggi, il 30% degli spostamenti nazionali avviene in bici. Oggi, nell'era post-Covid19 le città ripensano sé stesse in termini di benessere. Berlino si è subito messa in moto per ampliare le piste ciclabili esistenti o crearne di nuove per bilanciare la riduzione del servizio di trasporto pubblico. A Barcellona, il progetto Superilles sta moltiplicando le strade pedonali attraverso una progressiva gerarchizzazione del traffico.

A Parigi, Anne Hidalgo ha annunciato la proposta di una città 100% ciclabile entro il 2024, a supporto dell’idea di una città a misura d’uomo dove per tutti gli abitanti sia possibile raggiungere i principali servizi in meno di 15 minuti. l’Ile-de-France, ha già stanziato 300 milioni di euro per la creazione di nuove ciclabili veloci che possano collegare in poco tempo Parigi ai comuni limitrofi, incentivando così il bike to work e alleviando la pressione sul trasporto pubblico. Già in passato l’Ile-de-France aveva promosso il noleggio a lungo termine di biciclette a pedalata assistita proprio per aiutare le persone a raggiungere la capitale in bicicletta.

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Tags: mobilità sostenibile