Lotta ai rifiuti plastici: la Commissione Europea mette al bando i prodotti monouso

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L’85% dei rifiuti marini è costituito da plastica: per salvare gli ecosistemi marittimi, gli Stati membri dovranno attuare disposizioni per l’eliminazione della plastica monouso.

Fino a ieri era una buona pratica, oggi è una norma a tutti gli effetti: la Commissione Europea ha approvato una serie di disposizioni per arrivare gradualmente alla totale eliminazione della plastica monouso. Con 25 milioni di tonnellate di rifiuti plastici prodotti ogni anno in Europa, infatti, questa materia prima genera problemi ambientali che richiedono un intervento rapido e risolutivo: di tutti questi scarti, meno del 30% vengono riciclati e in tutto il mondo le materie plastiche rappresentano l’85% dei rifiuti marini. Il 70% di essi, in particolare, è costituito da prodotti monouso: un fenomeno che alimenta le isole di rifiuti già presenti negli oceani e attualmente in crescita e che provoca la morte di animali terrestri e marini.

Le norme non puntano soltanto al riciclo della materia prima, ma combattono contro il concetto dei prodotti monouso ad alto impatto ambientale, fortemente opposto all’idea di economia circolare verso la quale tutto il mondo è chiamato a guardare per rendere sostenibile il nostro impatto sul pianeta. Sebbene i manager del settore petrolchimico dichiarino che la messa al bando di prodotti plastici monouso farà calare la domanda di sostanze chimiche derivate dal petrolio soltanto del 3-4% (Fonte Financial Times), l’Europa è determinata a dare uno stretto giro di vite, introducendo queste novità:

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  • divieto di commerciare prodotti in plastica in caso di facile realizzazione di alternative, come per cotton fioc, posate, piatti, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini. Per quanto riguarda i contenitori, potranno essere prodotti soltanto se i tappi restano attaccati al flacone.
  • riduzione dei consumi di contenitori per alimenti, con obiettivi fissati in modo autonomo da ogni Stato membro
  • obbligo per i produttori di coprire parte dei costi di gestione e recupero dei rifiuti, così come i costi di sensibilizzazione per i prodotti di maggiore diffusione e utilizzo
  • obiettivo condiviso di raccolta fissato al 90% entro il 2025 per le bottiglie di plastica monouso per bevande
  • prescrizioni di etichettatura che impongono l’indicazione delle modalità di smaltimento, l’impatto ambientale e la percentuale di plastica contenuta per assorbenti igienici, salviette umidificate, palloncini.
  • misure di sensibilizzazione attuate da tutti gli Stati membri nei confronti dei consumatori e promozione di buone pratiche di consumo, utilizzo e raccolta.

La Commissione sta inoltre lavorando un pacchetto di norme per la regolamentazione dei rifiuti da pesca contenti plastica, i quali costituiscono da soli il 27% dei rifiuti rinvenuti sulle spiagge: i produttori dovranno contribuire ai costi di recupero, gestione e delle iniziative di sensibilizzazione.

Lo stesso impegno è stato recentemente dichiarato anche dall’India, che da sola produce in un anno 15.000 tonnellate di rifiuti plastici: il Paese ha annunciato il totale divieto di utilizzo della plastica monouso entro il 2022. Si tratta di un’operazione colossale per un Paese con un miliardo di abitanti, che in caso di successo potrà essere da esempio per il resto del mondo. Anche i grandi marchi internazionali si preparano intanto a cogliere l’occasione per mostrare la propria vocazione alla sostenibilità: Ikea ha dichiarato che eliminerà la plastica usa e getta sia dai suoi prodotti, sia dai suoi ristoranti entro il 2020.

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Tags: Economia Circolare