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Le interviste del Direttore: Francesca Morgante

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Per le Interviste al Direttore di oggi abbiamo intervistato Francesca Morgante di RSPO

Secondo il recente report stilato da Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO), un’organizzazione che riunisce produttori, distributori, rivenditori, investitori ed organizzazioni non governative, per una produzione sostenibile e un utilizzo tracciabile dell’olio di palma certificato a livello globale, le aziende italiane sono sempre più attente alla sostenibilità dell’olio di palma impiegato nei diversi usi industriali. A cosa è dovuto questo cambiamento di paradigma?

Ogni anno RSPO richiede ai propri soci un resoconto sul proprio impegno verso un approvvigionamento sostenibile di olio di palma, palmisto e derivati; questo ci permette di vedere nel tempo i trend e monitorare i progressi collettivi del settore. L’Italia ha sempre mostrato una forte adesione a RSPO, il cambio di passo lo abbiamo visto nel periodo 2013-15 quando da 29 aziende associate siamo passati a 113. Negli anni a seguire la crescita è stata costante spinta soprattutto dalla grande vocazione produttiva italiana in settori dove si fa normalmente utilizzo dell'ingrediente, in primis l’industria alimentare ma anche quella cosmetica. Un altro aspetto che ha favorito l’adesione di molte aziende italiane alla RSPO nel corso degli anni è l’incidenza data dall’export. In molti paesi del nord Europa, per esempio, la certificazione RSPO viene richiesta da tutti i principali retailer come prerequisito per lo sviluppo di prodotti a marchio. Per questo le aziende italiane si sono allineate a queste tendenze internazionali.

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L'approvvigionamento sostenibile di olio di palma si traduce in concreto in protezione delle foreste e della biodiversità, protezione dei diritti umani e delle comunità locali come sancito dai Principles & Criteria RSPO nella piú recente versione del 2018. L'olio di palma è il più consumato olio vegetale a livello globale e anche quello più produttivo avendo bisogno di meno della metà della terra richiesta da altre colture per produrre la stessa quantità di olio vegetale.

Un recente rapporto della International Union for Conservation of Nature (IUCN) ha dichiarato che il passaggio ad altri oli vegetali può benissimo portare alla conversione di più foreste primarie in terreni agricoli, non meno. Troppo spesso si è presentato il boicottaggio come l’unica soluzione possibile alle questioni serissime poste da una coltivazione convenzionale di palma da olio. Nel momento che viviamo oggi, con una presa di coscienza collettiva sui cambiamenti climatici e sulla stretta dipendenza tra le nostre azioni quotidiane e gli impatti ambientali, è necessario avere un approccio adeguato a questioni complesse: retailers e aziende che adottano l'approccio del boicottaggio, senza peraltro scegliere ingredienti sostitutivi con filiere tracciate e standard globali come quelli di RSPO potrebbero contribuire a una maggiore deforestazione, non a una minore. Crediamo che anche in Italia il mercato ed i consumatori siano pronti ad una ulteriore accelerazione per quanto riguarda la comprensione e il supporto verso un olio di palma certificato sostenibile nei loro prodotti di uso quotidiano. Attualmente, il mercato degli oli vegetali, in particolare quello di girasole, è fortemente segnato dallo sconvolgimento provocato dal conflitto in Ucraina e molto probabilmente questo situazione continuerà nel prossimo futuro. Per garantire ai consumatori di tutto il mondo la disponibilità dei prodotti di uso quotidiano, numerose aziende stanno cercando di trovare delle alternative valide per far fronte alla carenza di olio di semi di girasole. Si assiste di conseguenza a un forte aumento della domanda di olio di palma. La RSPO incoraggia i produttori che devono passare dall’olio di semi di girasole a quello di palma a procedere in maniera responsabile, scegliendo un olio di palma sostenibile certificato. Riportiamo di seguito alcune indicazioni in tal senso.

 

Il tema della produzione dell’olio di palma è stato oggetto di numerosi dibattiti visto che in molti paesi asiatici per realizzare piantagioni di palma di olio vengono abbattute intere foreste e compromesso fortemente l’habitat naturale. Quali sono gli strumenti che RSPO utilizza per certificare che la filiera produttiva dei propri membri è interamente sostenibile?

L’azione di RSPO si concretizza tramite la definizione di standard volontari per la produzione e la commercializzazione di olio di palma sostenibile. In particolare, per quanto riguarda la produzione abbiamo due standard: i Principles & Criteria (P&C) nella loro versione del 2018, in revisione nel 2023 e lo RSPO Independent Smallholder Standard del 2019. Entrambi garantiscono un prodotto che non ha contribuito alla deforestazione di aree classificate come High Carbon Stock o High Conservation Value, che non sono state sviluppate sulle aree di torbiera, vietano gli incendi per la preparazione del terreno agricolo, adottano misure volte alla difesa dei diritti umani e dei lavoratori, ad esempio, introducendo la Decent Living Wage che garantisce un salario equo. La differenza tra i due standard è data dall’applicabilità: mentre il primo si applica a piantagioni di ogni dimensione e struttura societaria, il secondo, come indica il nome si applica a piccoli coltivatori indipendenti che hanno un terreno non superiore ai 50 ettari. Secondo questa definizione, solo in Malesia e Indonesia, la produzione da parte degli Smallholders conta per circa il 40% dell’area coltivata ed è quindi indispensabile integrarli in percorsi di sostenibilità che si facciano carico delle loro sfide specifiche. Una volta prodotto in maniera sostenibile si parla di Certified Sustainable Palm Oil (CSPO) che viene poi commercializzato lungo catene di fornitura complesse e articolate nei vari settori industriali.

Per trasmettere un “claim” di prodotto all’attore successivo delle filiere riguardo la presenza di CSPO è necessaria l’adesione a RSPO e la certificazione al terzo ed ultimo standard di RSPO: lo RSPO Supply Chain Certification Standard che si presta quindi ad essere adottato da tutti quegli attori che trasformano l'ingrediente dopo la sua produzione sul campo. Gli standard RSPO sono verificati da enti terzi ed indipendenti, accreditati da un ente di accreditamento che nel nostro caso è ASI. Inoltre, RSPO, come i più importanti standard volontari è Community Member dell’ISEAL che tramite il suo Code of Conduct definisce i criteri che rendono uno standard credibile. Ad oggi a livello globale circa ⅕ della produzione di olio di palma è certificata sostenibile RSPO, e in alcuni mercati per il settore alimentare l’utilizzo sfiora il 90% (Europa) e supera l’80% (Nord America). La sfida nel lungo periodo rimane a livello globale quella di spostare verso un approvvigionamento sostenibile mercati con elevato consumo come la Cina, l’India e l’Indonesia per contribuire ad aumentare la proporzione complessiva di olio di palma prodotto in modo sostenibile oltre l'attuale 20%.

 

Francesca Morgante
SR Manager, Europe (Market Trasformation) - RSPO

 

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