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L'angolo del Comitato Scientifico: Maurizio Davolio

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Per la rubrica "L'angolo del Comitato Scientifico", dedicata a commenti e approfondimenti di natura istituzionale e aziendale, pubblica e privata, oggi viene pubblicato il contributo di Maurizio Davolio, Presidente Associazione Italiana Turismo Responsabile.

I principi e le buone pratiche che sono alla base del turismo responsabile sono ampiamente condivisi dalle organizzazioni che se ne occupano: in estrema sintesi sono il riconoscimento della sovranità della comunità locale, la centralità dei suoi diritti e delle sue aspettative, il rispetto da parte dei viaggiatori sia dell’ambiente e del territorio visitato che della comunità locale e della sua cultura, la previsione di momenti di incontro fra i turisti e gli esponenti della comunità, l’impegno a beneficiare il più possibile la comunità attraverso la scelta di fornitori locali per tutti i servizi.

Quando però si passa dall’enunciazione dei principi teorici, che, ripeto, sono tutti pienamente condivisi, alla pratica, nei viaggi e nelle variegate situazioni concrete che si vengono a creare si riscontrano posizioni diverse, che derivano dalle differenti sensibilità degli operatori del turismo responsabile e anche dei loro viaggiatori: talvolta prevalgono sensibilità di natura sociale ovvero ambientalista ovvero riconducibili alla fede religiosa o a dottrine filosofiche.Quali caratteristiche deve avere una struttura turistica sostenibile? Scoprilo  scaricando il nostro approfondimento!

Il principio del pieno rispetto della cultura locale e delle sue tradizioni e costumi (il turista è in casa d’altri e deve adattarsi) può scontrarsi con situazioni che ci appaiono inaccettabili, ad esempio quando, invitati a pranzo nella casa di una famiglia, ci si trova a tavola con i soli componenti di sesso maschile mentre le donne della famiglia consumano il pasto in cucina o addirittura per terra. Che fare? Abbandonare la casa esprimendo dissenso? Restare e adeguarsi alla situazione ancorché per noi intollerabile? Ovvero come comportarsi se si è invitati ad assistere al tradizionale combattimento fra galli. Andare ad assistere ad uno spettacolo ripugnante? Non andare, rischiando di offendere chi con orgoglio ci ha invitati?

Come giudicare il frequentissimo fenomeno di ragazzini e ragazzine che tornando da scuola danno una mano ai genitori nei servizi dell’alberghetto di famiglia? È un deprecabile sfruttamento del lavoro minorile, i minori dovrebbero soltanto andare a scuola, fare i compiti e giocare, ovvero è una forma di collaborazione all’interno della famiglia, che aiuta economicamente, in un contesto sicuro e consente di imparare un mestiere, allontanando dalla strada?
Analoghi dubbi sorgono di fronte ad altre situazioni, ad esempio la diffusissima economia informale che si incontra talvolta nell’ospitalità presso le case private sprovviste di qualsiasi licenza o nel ricorso a servizi di guida senza il regolare patentino (le attività economiche devono essere tutte regolari, basate sulle normative di legge e fiscali vs. in certi luoghi purtroppo non ci sono alternative, devono pur sopravvivere in qualche modo); la pratica dei doni, le visite agli orfanatrofi e così via.

I vegetariani si trovano in grande difficoltà quando vengono loro offerti i piatti tradizionali del luogo, spessissimo a base di carne, specie in Sud America, ma non solo. Eppure, una regola del turismo responsabile è assaggiare i cibi tradizionali del luogo visitato.

Il tema più serio riguarda la scelta dei fornitori di alloggio, tra resort e alberghi dell’industria turistica convenzionale e gli alberghetti gestiti dalle famiglie o da cooperative. Le buone pratiche del turismo responsabile sono decisamente orientate verso questa seconda scelta, finalizzata a creare reddito per la comunità locale. Tuttavia l’evoluzione in atto della sensibilità e delle politiche per la sostenibilità ha portato al risultato che oggi tanti resort e tanti alberghi di nuova generazione adottano buone pratiche di sostenibilità almeno ambientale (in tema di ricorso a fonti di energia rinnovabile, risparmio dei consumi energetici e dell’acqua, raccolta differenziata dei rifiuti, abolizione della plastica ecc.) mentre purtroppo i già citati alberghetti molto spesso non hanno ancora compiuto passi significativi in questa direzione.

Si configura così un imbarazzante conflitto fra sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale, che può comportare difficoltà nelle scelte. Per la verità in parecchi casi gli organizzatori di viaggi responsabili assistono i partner locali dell’ospitalità nell’avvio di percorsi di adozione di buone pratiche di sostenibilità ambientale. Ma il problema sicuramente esiste.

In conclusione, nel turismo responsabile non domina il pensiero unico, non ci sono dogmi. A fianco di un sistema di valori e di principi ben solidi e fortemente condivisi c’è spazio per sensibilità personali e soprattutto per l’adozione di comportamenti dettati anche da saggezza e buon senso. Sono temi che meritano riflessione e discussione, come avviene nei corsi di turismo responsabile, dove tutti i partecipanti a fronte di questi interrogativi si appassionano nella ricerca di soluzioni smart, come si dice ormai in ogni occasione.

 

Scarica l'infografica sulla sostenibilità nel turismo in Italia!

Tags: Rubriche, L'angolo del Comitato Scientifico