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L'angolo del Comitato Scientifico: Federico Peres

COMITATO - PERES

Per la rubrica "L'angolo del Comitato Scientifico", dedicata a commenti e approfondimenti di natura istituzionale e aziendale, pubblica e privata, oggi viene pubblicata l’intervista di Federico Peres, Fondatore e Managing Partner di B&P Avvocati, professore a contratto di diritto dell’ambiente presso l’Università degli Studi di Padova, Corso di laurea in Ingegneria per l’ambiente e il territorio, a Maria Cristina Lavagnolo, Docente di Circular and Sustainable Waste Management presso l’Università degli Studi di Padova, principal investigator del CEWMS-Circular Economy of Waste, Materials and Sustainability.

Il nuovo Centro Studi sull’Economia Circolare dell’Università di Padova

 

FP: Il PNRR prevede fondi per la ricerca universitaria. È previsto infatti che gli Atenei, in questa delicata fase di transizione ecologica ed energetica, forniscano un valido supporto alla pubblica amministrazione, alle imprese private e più in generale alla collettività. Cristina, tu sei stata tra i primi in Italia a comprendere in che termini l’Università, nello specifico la nostra di Padova, avrebbe potuto essere d’aiuto. Ci racconti come è nata l’idea di creare a un Centro Studi sull’Economia Circolare, acronimo CEWMS?

MCL: Il concetto di circolarità della materia, per noi ricercatori, è oggetto di attenzione e di lavoro già da diversi decenni e ne conosciamo molte delle potenzialità, ma soprattutto i limiti non solo tecnologici. La declinazione del concetto di circolarità in termini economici è stata considerata, dalla maggior parte dei portatori di interesse, una nuova possibilità di crescita e di sviluppo, con obiettivi anche virtuosi quali quello del controllo delle emissioni, della volontà di riciclare il più possibile per evitare lo sfruttamento delle risorse e la produzione di rifiuti. Ed effettivamente gli incentivi e le risorse economiche che sono state messe a disposizione anche dai nostri ministeri, stanno aiutando il mondo produttivo (e in modo particolare alcuni settori specifici) a riemergere dopo un periodo di difficoltà. L’entusiasmo e la velocità con cui tutto questo si sta realizzando, rischia però di essere vanificato se non lo inseriamo in un contesto di sostenibilità a tutto tondo (economica sociale e ambientale). L’Economia Circolare, infatti, rischia di non essere un vero cambiamento di paradigma, essendo ancorata alle preponderanti logiche della crescita economica. Abbiamo la certezza che i problemi che l’economia circolare si propone di risolvere (sfruttamento incondizionato delle risorse non rinnovabili, produzione incontrollata di rifiuti, aumento della richiesta energetica) dureranno ancora a lungo e che è quindi necessario un alto livello di consapevolezza ed esperienza per spingere la società a trovare le soluzioni più corrette che conducono sulla vera strada della sostenibilità.

FP: Quindi, quale è il focus del Centro Studi?

MCL: Il Centro Studi ha messo in rete le diverse competenze presenti all’interno della nostra università nel settore dell’Economia Circolare (ingegneri, economisti, esperti di diritto e di politica ambientale, architetti, forestali, statistici, fisici, biologi, psicologi, ecc.) con l’obiettivo di agevolare discussioni, sinergie di competenze e produrre soluzioni realmente sostenibili da condividere con tutti i portatori di interesse. I settori prevalenti in cui operiamo sono quelli del riutilizzo e il riciclo dei materiali nonché il recupero dei rifiuti. Sono questi i temi centrali dell’Economia Circolare che consiste – come prima accennato – in un sistema concettuale che, se virtuosamente attuato, ci consentirà di superare l’utilizzo lineare delle risorse basato sul presupposto di un’accessibilità illimitata alle stesse. Nell’Economia Circolare i flussi di materia e di energia durante l’estrazione di risorse non-rinnovabili, produzione di beni, loro uso, riuso, ricircolo e trattamento dei residui e il ritorno finale della materia nella biosfera, vengono gestiti in modo da minimizzare scarti e ridurre emissioni nell’ambiente. La sfida è quella di far “circolare” i materiali, evitando di produrre nuove criticità.

FP: L’auspicio – se ho ben compreso – è dunque quello di creare un circolo virtuoso che ottimizzi le risorse disponibili. A tal fine il Centro vuole fornire gli strumenti che agevolino un continuo ed efficace scambio di informazioni ed una condivisione di competenze tecniche tra le diverse figure professionali coinvolte. Non sarà facile, suppongo.

MCL In realtà il problema principale non è solo il coordinamento e lo scambio o la ottimizzazione delle risorse; la criticità - come sai bene – più difficile da superare e di fronte alla quale la ricerca non può che fermarsi, è vedere recepite in testi di legge o regolamentari le conquiste della scienza. Aggiungo, recepite tempestivamente.

FP: Hai ragione, è senz’altro così. Direi che siamo di fronte quasi a un paradosso. Ci si aspetterebbe il contrario, ma in realtà il progresso scientifico è molto più veloce del diritto che non riesce a stare al passo. La gestazione di una normativa di settore, necessariamente tecnica, richiede tempi così lunghi che quando finalmente la legge vede la luce non dico che sia già superata, ma sicuramente andrà molto presto revisionata. E queste revisioni non sono mai tempestive.

MCL: Sembri avere in mente qualche situazione specifica.

FP: La disciplina sulle bonifiche, per fare un esempio, la cui impostazione di fondo è ancora quella introdotta per la prima volta tra il 1997 e il 1999 ed ha un’urgente necessità di revisione. Se ne parla da anni, quantomeno rispetto agli allegati tecnici che sono già stati discussi più volte nelle sedi competenti. Ma torniamo al Centro Studi. In che modo la ricerca potrà essere d’aiuto?

MCL: Per esempio, visto che abbiamo nominato il rapporto difficile che puo’ esserci tra ricerca e recepimento legislativo, è fondamentale il supporto che possono dare ricercatori e tecnici sperimentando in laboratorio e sul campo gli effetti che potrebbero scaturire dall’applicazione di specifiche prescrizioni. L’utilizzazione in scala reale di tecnologie innovative per la produzione di energia o per la gestione dei rifiuti deve essere preceduta dell’esecuzione di test preliminari in scala di laboratorio e pilota.

FP: C’è spazio anche per la formazione?

MCL: Assolutamente sì. Il personale a servizio degli enti locali e i tecnici del settore hanno l’opportunità di prendere parte a programmi di formazione e approfondire le proprie conoscenze mediante partecipazione attiva a seminari di aggiornamento e convegni. Il Centro Studi sta proprio in questi giorni organizzando insieme alla fondazione UNISMART dell’università di Padova, una serie di workshop e tavole rotonde sui temi caldi dell’economia circolare aperti a tutti.

FP: Direi che in questo modo il Centro Studi può anche creare o consolidare sinergie.

MCL: Certamente. La collaborazione e le azioni sinergiche in campo ambientale tra Enti territoriali, Impresa e Ricerca non si sono ancora espresse nella loro piena potenzialità, a livello sia locale che internazionale. Questi aspetti sono ancora più importanti tenuto conto delle ulteriori potenzialità imprenditoriali che si generano a livello internazionale grazie all’interazione, a livello sia tecnico che economico, tra energia ed ambiente.

FP: In questo momento di grande interesse e fermento credo però ci sia anche il rischio di disperdere inutilmente le energie. Voglio dire, non tutte le azioni che le imprese e gli Enti possono mettere in atto in nome dell’Economia Circolare avranno lo stesso impatto, anzi direi che forse alcuni non riusciranno ad andare oltre ad una dichiarazione di intenti, senz’altro bella, ma priva di concreta utilità. Non pensi?

MCL: Ho ben presente questo rischio. Infatti un ulteriore requisito che il Centro Studi fornisce per un supporto concreto allo sviluppo di strategie per l’Economia Circolare è rappresentato da un adeguato sistema per la misurazione della circolarità, sia con riferimento alla necessità di riferirsi a indicatori e dati che consentano di monitorarne lo stato di avanzamento ai diversi livelli di implementazione, sia con riferimento a metodologie più avanzate di raccolta dati, strutturazione e analisi di database realmente capaci di informare e guidare i processi decisionali connessi alla sua realizzazione.

FP: Non solo un “bollino” dunque, ma un’azione concreta. In conclusione, quali sono le finalità specifiche del Centro Studi?

MCL: Svolgere attività di ricerca interdisciplinare in questo campo, fornire supporto tecnico e scientifico agli Enti per immaginare normative adeguate e alle imprese manifatturiere per aiutarle ad affrontare le criticità ambientali con particolare attenzione al riciclo e al recupero di materia e come dicevo prima, creare metodologie di monitoraggio statistico e di analisi di database informativi, creare sinergie di ricerca tra settori scientifici disciplinari diversi interessati alle tematiche di attività del Centro e svolgere attività di alta formazione e di aggiornamento tecnico-scientifico.

FP: Grazie Cristina, a presto e buon lavoro!

MCL: Grazie a te Federico.

Tags: Rubriche, L'angolo del Comitato Scientifico