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L'angolo del comitato scientifico: Laura Badalucco

COMITATO - BADALUCCO

Da oggi, venerdi 4 febbraio, ospiteremo una nuova rubrica dedicata a commenti e approfondimenti realizzati dal nostro Comitato Scientifico costituito da esponenti di natura istituzionale e aziendale, pubblica e privata, con cultura e competenza sui temi trattati dalla nostra testata.

Oggi viene pubblicato il contributo di Laura Badalucco.

Nella complessità delle riflessioni sulla sostenibilità ambientale dei prodotti, gli imballaggi rivestono un ruolo fondamentale e, proprio per questo, vanno analizzati e progettati con estrema attenzione. Parliamo di artefatti che, seppur con una vita spesso breve, hanno una notevole complessità strutturale, tecnica, semantica, comunicativa e pervadono la nostra quotidianitàLa prima questione che emerge è che non è possibile pensare ad un solo imballaggio, ma è necessario valutare l’efficacia e responsabilità dell’intero sistema e, soprattutto, il ruolo del rapporto tra contenuto e contenitore. Si sente, infatti, a volte equiparare la riduzione o eliminazione di un imballaggio a una strategia assoluta di prevenzione dei rifiuti, ma questo non è sempre vero, anzi.

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Nella progettazione è necessario arrivare al punto di equilibrio tra accrescimento di un imballaggio e i suoi impatti ambientali perché, se l’overpackaging causa impatti notevoli, l’underpackaging è fonte di impatti ancora maggiori in quanto rischia di portare alla perdita del prodotto ancor prima che questo arrivi al destinatario. Nel caso dei prodotti elettrici ed elettronici è stato calcolato che il danno può essere addirittura dieci volte superiore a quello causato dai rifiuti da imballaggio. Lo ha ben evidenziato anche la FAO che, da più di una decina d’anni, indica l’imballaggio come uno degli elementi fondamentali a supporto della riduzione del Food Loss e del Food Waste. Il tema non è dunque quello della riduzione tout court, ma della progettazione di buoni imballaggi che assolvano appieno le loro funzioni utilizzando la minor complessità possibile e il necessario quantitativo di materiali - ben selezionati e organizzati - oppure una strategia che allunghi la vita utile dell’insieme contenuto-contenitore.

Quali strade percorrere a tale scopo?

Essendo così centrale nelle riflessioni, l’imballaggio, in particolare quello alimentare, è stato ed è oggetto di continue ricerche e innovazioni. La prima strada è quella della facilitazione delle operazioni di riciclo dei materiali utilizzati e del buon uso di materiali riciclati. Su questo siamo davvero molto bravi, tra i migliori d’Europa per alcune categorie di materie, sia dal punto di vista quantitativo sia nelle metodologie, grazie al lavoro assiduo dei consorzi. Va sottolineato che, come per il riciclo, così anche le altre strategie riguardano in particolare la fase di progettazione degli imballaggi in ottica di prevenzione dei problemi più che di gestione degli stessi. Secondo l’Istituto Italiano Imballaggio, infatti, si stima che le fasi di progettazione incidano su circa l’80% degli impatti ambientali connessi al packaging per cui è proprio in questa fase che possiamo intervenire efficacemente.

Oltre al riciclo, l’innovazione degli imballaggi sta lavorando allora in diverse direzioni di particolare interesse. Tra le altre, vorrei sottolinearne almeno tre.

Da un lato vi è la ricerca e l’innovazione costante sui materiali, in particolare sull’utilizzo di una maggiore varietà di materie prime di origine vegetale e rinnovabile, in particolare per il packaging alimentare (dagli scarti della lavorazione di alimenti alla nanocellulosa, solo per fare un paio di esempi).

Un secondo tema è quello dell’allungamento del ciclo di vita del binomio prodotto-packaging e qui possiamo citare il tema che credo sarà tra i più importanti nel prossimo futuro: l’efficace riuso degli imballaggi. Vi sono a tal proposito già diverse esperienze molto interessanti anche nel caso dei prodotti della grande distribuzione e alcune sperimentazioni per l’e-commerce. La Ellen MacArthur Foundation ha reso disponibile nel suo sito un’ottima pubblicazione a tal riguardo.

Il terzo tema che trovo particolarmente affascinante, anche solo come provocazione, è quello che ci offre l’utilizzo del micellio. E se, invece di produrli, coltivassimo imballaggi rigenerativi?

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Tags: Rubriche, L'angolo del Comitato Scientifico