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La Politica Agricola Comune post 2020: quale sarà il futuro del mercato agricolo europeo?

La Politica Agricola Comune post 2020

In un’epoca di profonda incertezza e crisi economica, le Istituzioni europee cercano di fornire al mercato agricolo risposte in merito alle sfide che questo settore sarà chiamato ad affrontare nei prossimi anni in termini di sostenibilità, lotta ai cambiamenti climatici e non solo.

Il 23 ottobre scorso il Parlamento europeo ha approvato la riforma della Politica Agricola Comune post 2020, il nuovo pacchetto di misure che interesserà il mercato agricolo europeo dal 2023 sino al 2027.

Adesso l’Europarlamento potrà negoziare il testo della riforma con i ministri dell’agricoltura degli Stati membri e della Commissione UE.

Cos’è la Politica Agricola Comune (PAC)?

La Politica Agricola Comune (d’ora in poi, PAC) è nata nel 1962 al fine di creare una stretta collaborazione tra l’Europa e il suo mercato agricolo. Dopo la Seconda Guerra Mondiale i capi di stato europei si resero conto di quanto fosse di vitale importanza attuare delle misure volte a preservare la sicurezza alimentare e di quanto fosse stato fondamentale l’apporto del settore agricolo in tal senso.

La PAC è, quindi, una politica comune a tutti i Paesi dell’Unione ed è finanziata dalle risorse del bilancio europeo ed è considerata la più importante fonte di finanziamenti diretti al sistema agricolo europeo. Si stima che per il 2020 la PAC abbia assunto un valore pari a 58,12 miliardi di Euro e che per i prossimi anni, invece, varrà circa 387 miliardi di Euro.

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Cosa prevede la nuova PAC?

La nuova PAC, che entrerà in vigore a partire dal 1 gennaio 2023 al termine dei due anni di transizione, si compone di 3 regolamenti:

  • il regolamento sui piani strategici;
  • il regolamento sull’organizzazione comune dei mercati;
  • il regolamento sul finanziamento, la gestione e il monitoraggio della PAC.

Il pacchetto approvato dall’Europarlamento introduce importanti novità. In particolare, esso prevede:

  • l’adozione da parte degli Stati membri di propri piani strategici volti al raggiungimento degli obiettivi definiti dalla Commissione in materia di neutralità climatica;
  • la creazione di servizi di consulenza aziendale di qualità in tutti i Paesi UE per aiutare gli agricoltori e gli altri beneficiari del sostegno della PAC ad acquisire maggiore consapevolezza del rapporto tra la gestione delle loro aziende agricole e la gestione dei terreni, da un lato, e acquisire nuove nozioni, anche in materia di clima e ambiente dall’altro;
  • la destinazione del 30% dei finanziamenti a sostegno degli agricoltori per la lotta al cambiamento climatico, la gestione sostenibile delle risorse naturali e la tutela della biodiversità. A tal proposito il Parlamento UE sottolinea che i finanziamenti dovrebbero essere riservati a chi svolge almeno un livello minimo di attività agricola;
  • la possibilità per gli Stati membri di comminare sanzioni più severe nel caso di inosservanza dei requisiti UE in materia di ambiente, benessere degli animali o qualità degli alimenti. L’importo della sanzione sarebbe pari almeno al 10% dell’importo totale dei pagamenti.
  • la predisposizione di ulteriori misure per aiutare gli agricoltori a gestire rischi e possibili crisi future.

In merito a tale aspetto giova sottolineare che in base ad un’indagine realizzata da ISMEA nel 2019 su un campione stratificato di circa 500 grandi aziende agricole in relazione all'ipotesi di destinare una quota dei pagamenti PAC a una copertura obbligatoria contro gli eventi catastrofali, è emerso che oltre due terzi delle risposte risulterebbero favorevoli alla proposta di obbligatorietà del prelievo sui fondi PAC e solo per il 32% contrarie.

Le reazioni

La nuova PAC, sebbene sia stata accolta favorevolmente dal Ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, che ha commentato con "Siamo molto soddisfatti dei compromessi raggiunti in merito alle nostre produzioni bandiera", è stata oggetto di profonde critiche da parte di molte associazioni ambientaliste e partiti politici secondo cui le nuove misure sarebbero non solo insufficienti per la transizione ecologica ma allontanerebbero sempre di più “il vecchio continente” dal raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica.

In merito agli interventi apportati negli ultimi anni in materia di agricoltura, in alcuni casi indubbiamente positivi, non può negarsi che spesso hanno lasciato ombre e perplessità soprattutto nei principali attori della filiera i quali da un lato si son visti destinatari delle norme ma, dall’altro, soggetti poco coinvolti nel processo decisionale sebbene siano i principali fruitori delle stesse.

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