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Emission Gap Report 2020: necessaria una svolta green per il post-pandemia

Emission Gap Report 2020 necessaria una svolta green per il post-pandemia

Presentato l'Emission Gap Report 2020 dell'UNEP. Il Covid-19, con le relative restrizioni, ha contribuito in maniera esigua a un rallentamento delle emissioni, che minacciano di portare un aumento delle temperature di 3,2°C entro la fine del secolo. Per essere in linea con i target fissati dagli accordi di Parigi, si rende necessaria e urgente una svolta green per la ripresa post-pandemia.

Mettiamoci il cuore in pace: la pandemia è servita a poco in termini di contenimento delle emissioni. Lo conferma l'Emission Gap Report 2020 dell'Unep, che sottolinea come il Covid-19 abbia rallentato la folle corsa del surriscaldamento globale per un breve periodo, contribuendo a provocare un abbassamento delle temperature complessive di appena 0,01°C in meno. Dopo il fermo generale legato ai lockdown e agli arresti produttivi in buona parte del mondo, ora i livelli di emissioni sono tornati a salire, in alcune aree toccando persino vette maggiori rispetto al periodo pre-pandemico.

Che cos'è l'Emission Gap Report

Ogni anno, l’Emission Gap Report- redatto e diffuso dall’agenzia delle Nazioni Unite preposta alla protezione dell’ambiente - valuta il divario tra le emissioni previste e i livelli coerenti con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi per limitare il riscaldamento globale entro questo secolo al di sotto dei 2° C , raggiungendo gli 1,5° C.

Emission Gap Report 2020 tra record e anomalie

L’Emissions Gap report 2020 sottolinea che nel 2019 le emissioni totali di gas serra, comprese quelle causate dal cambiamento nell’uso del suolo, hanno raggiunto un nuovo massimo di 59,1 gigatonnellate di CO2 equivalente. Un record correlato anche al dilagare di incendi boschivi in varie parti del pianeta, che hanno fatto sì che si registrasse un aumento delle emissioni globali di gas serra del 2,6% rispetto a una media dell'1,4% all'anno dal 2010 in poi.

In questo 2020, come risultato della riduzione degli spostamenti, della minore attività industriale e della minore produzione di elettricità, si prevede che le emissioni di anidride carbonica diminuiranno fino al 7%. Un calo che si traduce in una diminuzione irrisoria (-0,01°C) del riscaldamento globale entro il 2050. Per contro, in base alle politiche attualmente in vigore e ai volumi di emissioni prodotti finora le previsioni sono tutt'altro che rosee. Il mondo, infatti, è sulla strada per un riscaldamento globale di 3,2°C entro la fine del secolo.

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I combustibili fossili i maggiori responsabili

Carbone, petrolio e gas nel 2019 sono stati responsabili di circa 38 Gt di emissioni, oltre il 50% del totale mondiale. Quelle legate al cambiamento di uso delle terre (land-use change) crescono in media dell’1,4% l’anno dal 2010, ma nel 2019 sono attestate al 2,6%. Il rapporto Unep fornisce, inoltre, una chiara fotografia dello stato dell’ingiustizia climatica. Le emissioni pro capite per l’1% più ricco è infatti di circa 74 t di CO2 l’anno, mentre le emissioni per il 50% della popolazione mondiale più povera sono di appena 1 t di CO2 a testa l’anno.

Serve uno sforzo maggiore

E’ la prima volta che il rapporto Unep si spinge a fare un bilancio dell’anno ancora in corso, invece di limitarsi ai dati già acquisiti di quello precedente. L'obiettivo di tale scelta è chiaro: rendere evidente ai decisori politici che i dati del 2020 non sono soddisfacenti e che non possono essere in alcun modo utilizzati per derogare gli impegni sul clima. Ancora una volta, l'Emission Gap Report avverte: alla fine del decennio le emissioni dovranno essere almeno 15 Gt in meno di oggi per essere in linea con la soglia di +2°C, e 32 Gt in meno per quella di +1,5°C. Ma gli obiettivi nazionali ad oggi fissati (NDC, Nationally determined contributions) sono troppo deboli, permettendo dalle 3 alle 5 Gt di CO2 di troppo.

Necessaria una ripresa verde dalla pandemia

Secondo il rapporto, un cambio di rotta è ancora possibile. Una ripresa green dal Covid-19 potrebbe ridurre fino al 25% le emissioni di gas serra attese per il 2030 sulla base delle politiche in atto prima della pandemia. Combinando una ripresa verde dalla pandemia con che includa i nuovi impegni net zero e i Nationally Determined Contributions (NDC) (NDC) aggiornati ai sensi dell’accordo di Parigi e facendo seguire un’azione rapida e più forte” si legge, “i governi potrebbero ancora raggiungere l’obiettivo più ambizioso di 1,5° C”.

Il 2020 è destinato a essere uno degli anni più caldi mai registrati, mentre incendi, tempeste e siccità continuano a provocare il caos. Tuttavia, l’Emissions Gap report dell’Unep dimostra che una ripresa green dalla pandemia può ridurre un’enorme fetta delle emissioni di gas serra e aiutare a rallentare il cambiamento climatico” ha detto Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’Unep, presentando il documento. “Esorto i governi a sostenere una ripresa verde nella prossima fase degli interventi fiscali per il Covid-19 e ad aumentare in modo significativo le loro ambizioni climatiche nel 2021”.

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Tags: cambiamenti climatici