Dall’Europa all’Africa, fino all’Asia: le rotte dei rifiuti tossici illeciti

Dietro al traffico illecito dei rifiuti tossici sviluppatosi su scala mondiale si nascondono organizzazioni criminali organizzate e operazioni di riciclaggio di denaro.

Risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti tossici? È semplice, basta trasformarli in materiali non pericolosi e smaltirli come tali. Purtroppo non ci stiamo riferendo ad innovazioni scientifiche, ma agli espedienti che guidano il traffico illecito di rifiuti tossici, grazie ai quali questi materiali pericolosi finiscono nelle terre e nelle acque, minando la salute di ambiente, animali, persone.

In un approfondimento pubblicato su Avvenire, vengono messi in luce gli escamotage più utilizzati dai criminali per smaltire in modo non consono gli scarti tossici. Dalla falsificazione di bolle alla falsificazione di analisi chimiche, dalla dichiarazione di finte operazioni di smaltimento alla fatturazione di operazioni mai esistite, i rifiuti tossici vengono inseriti illegalmente nella filiera di recupero di altre materie prime, oppure dispersi - sempre in modo illecito - nell’ambiente, con gravissimi danni ad interi ecosistemi.

Un’attività che non solo permette alle aziende di risparmiare sui costi di smaltimento rifiuti: in ballo c’è molto di più. Secondo quanto documentato dalla Direzione nazionale antimafia nella Relazione 2017, il traffico di rifiuti pericolosi è parte di un sistema criminale molto più complesso: “Accanto alla corruzione si utilizza il canale del riciclaggio, che dà corpo al “triangolo maledetto” che oggi caratterizza ogni seria attività criminale organizzata”: associazioni mafiose e criminali, corruzione, riciclaggio.

 

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Per comprendere la gravità e la vastità del fenomeno è utile allargare lo sguardo: talvolta si pensa che le conseguenze dello smaltimento illecito siano unicamente gli sversamenti nei territori più o meno adiacenti i luoghi in cui operano le aziende coinvolte. In realtà, le tratte sono molto più lunghe e hanno carattere internazionale.

Lo scorso anno, una ricerca diffusa dal RIHPTO - Norwegian Center for Global Analyses ha permesso di fare il punto su un fenomeno che ha connotati globali. Dai dati presenti nella ricerca “The rise in environmental crimes. A UNEP-INTERPOL rapid response assessment” si evince come le rotte con origine in Europa sfocino in modo sostanzioso negli Stati dell’Africa occidentale. In particolare, Ghana e Nigeria risultano essere i Paesi nei quali approdano illegalmente le maggiori quantità di rifiuti tossici europei. Non sono comunque esclusi gli Stati vicini e, sempre grazie alle rotte navali, gli Stati costieri dell’Africa orientale, così come le rotte verso l’Asia.

È via mare, infatti, che la maggior parte dei rifiuti pericolosi illeciti abbandona l’Europa per raggiungere destinazioni lontane oppure per essere scaricati direttamente nelle acque dei mari e degli oceani: così, spariscono dove pare non ne resti traccia, mentre le conseguenze, purtroppo, si rivelano impossibili da ignorare.

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