<img height="1" width="1" style="display:none;" alt="" src="https://dc.ads.linkedin.com/collect/?pid=688850&amp;fmt=gif">

Decreto Terra dei fuochi: un commento da Paolo Cecchetti

Paolo Cecchetti

Il Consiglio dei Ministri si è riunito lo scorso 3 dicembre a Palazzo Chigi approvando un piano d’azione per l’emergenza della cosiddetta “Terra dei Fuochi” ed altre emergenze ambientali e industriali. Abbiamo chiesto all’avvocato Paolo Cecchetti, ECOMAN srl di rispondere ad alcune domande sul tema.

Cosa prevede il cosiddetto decreto “Terra dei Fuochi”?

Il Decreto “Terra dei Fuochi” prevede due tipi di iniziative, entrambe indirizzate a risolvere il problema della gestione dei rifiuti nella regioni Campania. La prima iniziativa è amministrativa e prevede un’azione di mappatura del territorio campano per stabilire i reali livelli di inquinamento del territorio e una distinzione tra zone deputate a coltivazioni agricole e non deputate ad attività agricole. Questo è assolutamente corretto in quanto i limiti di inquinamento tollerati variano e così anche le metodologie per verificarli.

Come considera le intenzioni del Governo in questo contesto?

L’azione pianificata dal Governo è lodevole perché finalizzata a contenere un flusso di informazioni incontrollato sullo stato dei luoghi della Campania che potrebbero essere estremamente dannose per un economia già cosi tanto in sofferenza. Il decreto sembra anche prevedere tutti gli strumenti necessari affinché l’attività prevista non resti soltanto sulla carta: sono coinvolti gli enti effettivamente competenti (ISPRA) e vengono dati poteri ispettivi ai tecnici che dovranno svolgere l’attività analitica sul campo.

Anche i tempi previsti (150 giorni) sembrano confermare le buone intenzioni governative, oltre all’intenzione di prevedere corsie privilegiate per le procedure di bonifiche che alla luce dei risultati riscontrati dovranno ex lege attivarsi .

Ancora più lodevole l’intenzione di sfruttare finanziamenti comunitari, quali i fondi strutturali per finanziare l’attività: come si sa troppo spesso le nostre Regioni hanno per inerzia fatto andare in economia questa enorme disponibilità di risorse messa a disposizione dalla Comunità Europea.

Il decreto prevede l’introduzione del reato penale di combustione illecita di rifiuti. Come considera questo elemento del decreto?

Discorso diverso deve essere fatto per il reato penale previsto nel Decreto “Terra dei fuochi” che come spesso accade in questa materia è di tipo emergenziale e con finalità “di marketing politico”.

In verità la fattispecie penale prevista è completamente disomogenea e disorganica rispetto agli altri reati ambientali presenti nel nostro ordinamento. La fattispecie penale prevista, vuole punire i comportamenti, frequenti in Campania, di chi deposita dei rifiuti in modo illecito e li brucia causando una combustione dannosa per l’ambiente.

Effettivamente da una disamina dei reati già presenti nel nostro ordinamento questo tipo di condotta non è in modo specifico punita dal nostro ordinamento. In materia di gestione illecita di rifiuti gli articoli 255 e 256 del Dlgs 152/22006 puniscono, attraverso reati contravvenzionali l’abbandono di rifiuti, la gestione non autorizzata e la discarica abusiva. Tutte queste fattispecie penali sono contravvenzioni e pertanto prevedono delle sanzioni con poca efficacia dissuasiva e di deterrenza, anche perché in certi casi sono estinguibili attraverso l’oblazione.

Quanto gli italiani sono preparati sulla raccolta differenziata? Scopri i risultati del sondaggio 2019 con focus sulla plastica!

Quali sono quindi i punti di debolezza del dereto? Cosa consiglierebbe per migliorare questi punti?

La norma proposta dal Governo è innovativa, ma quello che è criticabile è la mancanza di sistematicità e di proporzione delle pene tra le diverse fattispecie penali contemplate. Per il reato di gestione di discarica abusiva (articolo 256 comma 3) è prevista una pena da sei mesi a due anni con l’aggiunta di una pena pecuniaria. La nuova fattispecie di reato prevede una pena detentiva da 3 a 6 anni, a fronte di una condotta che a ben guardare non è detto che concretizzi un pericolo maggiore per l’ambiente.

Gestire, magari per un tempo prolungato, una discarica abusiva può rappresentare un pericolo maggiore rispetto ad una singola condotta come contemplata dal Decreto “Terra dei Fuochi”.

Sarebbe opportuno viceversa, una volta per tutte, mettere mano ad una riforma organica del c.d. Diritto penale dell’ambiente, che sappia fare una scelta definitiva in favore di fattispecie penali non più contravvenzionali, bensì integrate dall’effettiva lesione del bene ambiente, che siano accompagnate esclusivamente da sanzioni detentive con una notevole efficacia dissuasiva rispetto ai potenziali inquinatori.

Nel contempo il legislatore ma anche direttamente le amministrazioni coinvolte dovrebbero applicare tutti gli istituiti presenti nel Testo unico ambientale in modo da far diventare eventi come quelli oggetto di attenzione del Decreto terra dei fuochi degli accadimenti eccezionali, li doverosamente oggetto di attenzione del nostro diritto Penale, piuttosto che quotidiane , anche se illecite, attività di gestione dei rifiuti pericolosi e non pericolosi.

Tags: Ambiente, Rifiuti