Economia circolare: presentate le 100 migliori storie italiane

Uno studio di Enel e Symbola ha raccolto i casi più virtuosi di tutta Italia, mappando le eccellenze nazionali nell’ambito del riuso della materia.

Un’Italia virtuosa, che sa sfruttare la materia prima e trasformare gli scarti in nuove risorse: è un quadro positivo e ottimista quello che emerge dal rapporto Enel e Symbula “100 Italian Circular Economy Stories”, uno studio che prende in analisi 100 imprese italiane capaci di mettere in atto i principi dell’economia circolare.

Lo studio offre una visione concreta e delle linee guida pratiche che possono servire da modello e spunto per realtà di vario tipo: all’interno del rapporto sono state prese in considerazione aziende, ma anche centri di ricerca ed enti non profit.

È anche grazie a queste 100 aziende e alle altre che ogni giorno cercano di perseguire questa strada che l’Italia vanta un primato europeo: secondo i dati Eurostat, il 18.5% della materia utilizzata nel sistema produttivo è “materia prima seconda”, ovvero materia avviata a seconda vita dopo un primo utilizzo. Quelli italiani sono numeri migliori perfino di quelli della Germania, unico Paese con una manifattura più sviluppata.

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Rispetto al 2018, inoltre, l’Italia ha dimezzato il proprio consumo di materia, anche grazie a un sistema di riciclo virtuoso che ci vede tra i Paesi con le migliori prestazioni nel recupero di ogni materiale riciclabile. In particolare, dopo la Germania l’Italia è il Paese con la maggior quantità di rifiuti pericolosi recuperati, pari a 48.5 milioni di tonnellate.

Il recupero della materia si traduce in un guadagno ambientale ed economico: ogni anno viene risparmiata energia primaria per oltre 17 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, con 60 milioni di tonnellate di CO2 non emesse in atmosfera. Dal punto di vista economico, invece, le aziende presentate all’interno del rapporto “100 Italian Circular Economy Stories” selezionate da tutta Italia mostrano come il recupero di materia si traduca in minori costi produttivi e una minore dipendenza dall’estero per le risorse.

L’economia circolare diventa così un modello che riscrive i rapporti tra i distretti e i comparti produttivi: lo scarto di uno diventa la risorsa dell’altro, l’innovazione e la tecnologia diventano strumenti importanti al pari dell’abilità artigianale, creativa e manifatturiera, applicati in sinergia. Ne è prova la varietà di settori nei quali operano le aziende presentate all’interno del rapporto: sono presenti esempi di enti, associazioni, centri di ricerca e imprese attive nell’ambito dell’abbigliamento, dell’agroalimentare, dell’arredo, dell’edilizia, della chimica e della farmaceutica, del design e dell’elettronica.

Non mancano, inoltre, industrie cartarie, abilitatori e piattaforme, industrie di automazione, fabbriche di risorse e di materiali, nonché associazioni ed enti impegnati nella promozione e nella divulgazione dell’economia circolare.

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