Depurazione acque reflue: investimenti e normativa UE
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Depurazione acque reflue: investimenti e normativa UE

Passi avanti, secondo i più recenti dati Utilitalia, nel campo della depurazione delle acque reflue. Fondamentale, in questa fase, un efficace orientamento degli investimenti e l'impiego di tecnologie innovative in grado di fare la differenza.


Depurazione delle acque reflue: il lavoro da fare è tanto, tantissimo, ma qualcosa si sta muovendo nella giusta direzione. Secondo la fotografia sull'acqua in Italia, scattata dai nuovi dati del Blue Book della Fondazione Utilitatis (centro ricerche di Utilitalia), risultano in crescita gli investimenti per la depurazione delle risorse idriche. Dal 2016 al 2019, infatti, gli investimenti sono destinati per il 20% alla riduzione delle perdite e per oltre il 34% all’adeguamento del sistema di raccolta reflui e all’ottimizzazione degli impianti di depurazione.

La gestione delle azioni acquista un'impronta sempre più ‘industriale’ e si registra un ritardo del Sud rispetto al resto del Paese. Allo stesso tempo, si fanno progressi verso una gestione unica degli ambiti territoriali. La tariffa applicata, invece, è ancora tra le più basse d’Europa.

Sul fronte delle infrazioni Europee, inflitte all’Italia per il mancato o non corretto adempimento della direttiva europea 91/271/CEE sulle acque reflue, si segnala un miglioramento. Gli agglomerati relativi alla prima procedura di infrazione (2004/2034), per la quale la Corte di Giustizia ha già irrogato una multa, si sono infatti ridotti da 109 a 74. Per quel che riguarda la seconda infrazione giunta a sentenza (2009/2034), sono stati sanati 27 siti irregolari su 41.

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In particolare, in tema di morosità il dato sui crediti rimasti non pagati a distanza di due anni, disegna un’Italia divisa in tre:

  • un’area meridionale e insulare in cui si toccano punte del 27% e una media del 14%;
  • il Centro, che presenta un valore medio di mancato incasso del 6%, con picchi di circa il 19%;
  • il Nord, in cui il livello massimo di criticità sfiora il 6% e il dato medio si attesta al 2,4%.

Dall'evolversi di questi trend, deriva l’urgenza quanto mai palese di un'attenta pianificazione e di un efficace orientamento degli investimenti. L’impiego di strumentazione tecnologica innovativa, che miri a una maggiore trasparenza per gli utenti, e a una reale misurabilità della qualità del servizio, può giocare un ruolo di primo piano, tanto sul fronte dell'efficientamento quanto, conseguentemente, su quello della morosità ancora presente.

Una tecnologia all'avanguardia può, infatti, fare la differenza nel rilevamento e nella trasmissione di informazioni puntuali nelle stazioni di sollevamento delle acque reflue, con importanti funzioni anti-intasamento. Una ricerca costante permette grandi passi avanti nel campo della scelta dei materiali, che promettono minori costi, minori ingombri e una maggiore resistenza all'usura.

Sono sei, in particolare, i campi di miglioramento delle performance tecniche individuati da Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) entro i quali inscrivere la programmazione degli investimenti: perdite idriche, interruzioni di servizio, qualità dell’acqua, adeguatezza del sistema fognario, quantità dei fanghi residui della depurazione inviati in discarica e, ultimo ma non ultimo, qualità dell’acqua depurata.

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