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COP27: i Paesi dell'Unione Africana verso una linea comune a favore di petrolio e gas

COP27 i Paesi dellUnione Africana verso una linea comune a favore di petrolio e gas

Alla conferenza sul clima di novembre, i paesi africani si esprimeranno per incrementare l’utilizzo di risorse fossili sul continente, nella speranza di migliorare le proprie economie e far fronte al boom demografico.

Secondo un documento visionato in esclusiva dal Guardian, l'Unione Africana, l'organizzazione internazionale che riunisce 55 Paesi del continente, si presenterà alla COP27 di Novembre con una linea politica comune: continuare le esplorazioni per la ricerca di gas e petrolio nel continente africano e nelle sue acque territoriali, con l'obiettivo di sfruttare le potenziali risorse per favorire la crescita economica dei suoi stati membri. Da molti anni, infatti, i Paesi africani denunciano come i limiti alle emissioni scaturiti dai vari accordi internazionali sul clima siano penalizzanti per le giovani economie del continente, costrette a convertirsi verso tecnologie meno inquinanti ed oltremodo costose, oltre che a rinunciare alle royalties sui diritti di estrazione dei vasti giacimenti non sfruttati nel continente. I leader del continente hanno più volte ricordato come, dalla crisi petrolifera del 1977, i paesi tradizionalmente produttori di petrolio e gas hanno beneficiato dell'aumento dei prezzi delle materie prime (che, ad esempio, hanno contribuito al boom economico dei paesi del Golfo).

In questo contesto si collocano le recenti vicende sull'esplorazione petrolifera nelle aree centrali dell'Africa: il ministro per gli idrocarburi della repubblica Democratica del Congo, Didier Budimbu, intervistato sul recente piano del Paese di mettere all'asta i diritti dell'estrazione petrolifera in aree ad oggi incontaminate, ha affermato che vedere "il presidente Americano che si reca in Medio Oriente a chiedere di produrre di più [petrolio]" è ipocrita, mentre al contempo l'opinione pubblica occidentale cerca di frenare i piani di sviluppo del Paese. "Immaginate cosa il petrolio potrebbe fare per noi" ha chiesto il ministro ai giornalisti occidentali.

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Oltre al dilemma della scelta tra sviluppo economico e conservazione ambientale, i Paesi africani si trovano a fronteggiare una situazione ignota alla maggior parte dell'occidente: il boom demografico. Secondo uno studio di McKinsey, l'aumento della popolazione, unitamente all'aumento dei consumi, porterà il continente africano ad aver bisogno, entro il 2040, del 30% in più di energia, rispetto ad un aumento del +10% del fabbisogno energetico nel resto del mondo.

Le soluzioni proposte sono diverse, tra cui quella di sfruttare il gas Africano, oggi più conveniente da estrarre per via dell'aumento dei prezzi, per la produzione di energia in loco, al fine di contrastare la povertà energetica sul continente senza favorire speculazioni sui mercati internazionali (soluzione giudicata irrealistica da molte organizzazioni per il clima); oppure quella di incoraggiare i Paesi con una produzione di risorse fossili storicamente più abbondante ad usare parte dei proventi per decarbonizzare e compensare le proprie emissioni, lasciando così ai paesi meno sviluppati la possibilità di iniziare a beneficiare delle proprie risorse naturali senza dover sopportare gli alti costi iniziali di tecnologie all'avanguardia nel campo della riduzione delle emissioni.  

Sebbene i leader di molti Paesi, e in particolar modo di quelli Europei, si dicano motivati nel perseguire una politica che favorisca la decarbonizzazione e una riduzione globale nell'uso dei combustibili fossili, è evidente come le motivazioni poste dall'Unione Africana siano di primaria importanza nel determinare l'andamento delle negoziazioni alla COP27 di novembre.

I governi dei Paesi interessati e le delegazioni degli altri Paesi partecipanti non hanno ancora rilasciato dichiarazioni riguardo i documenti rivelati dalla stampa anglosassone.

Nonsoloambiente.it ha tentato di contattare i responsabili di Unione Africana, COP27 ed UNFCCC (l'organismo delle Nazioni Unite che supervisiona lo svolgimento delle conferenze sul clima) ma non ha, ad oggi, ottenuto risposta da nessuna delle parti interessate.    

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Tags: Energia