Tarip: più efficienza e trasparenza con la Tariffa Puntuale sui rifiuti

Tarip: più efficienza e trasparenza con la Tariffa Puntuale sui rifiuti

La gestione dei rifiuti punta alla meritocrazia. Molti comuni virtuosi in tema di raccolta differenziata hanno applicato la TARIP, ovvero la tariffa puntuale che consente di pagare il servizio di raccolta rifiuti in base al volume della spazzatura indifferenziata prodotta.

Tares, Tia, Tarsu, Tari, Tarip; no, non si tratta del paradigma di un verbo latino irregolare, bensì dell’evoluzione del nome della tassa sui rifiuti, ovvero il corrispettivo che ciascun Comune richiede a fronte del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti sul proprio territorio.

L’Italia è l’unico paese europeo a pagare ancora il servizio di raccolta dei propri rifiuti in base ai metri quadri della proprietà di un immobile. Nel resto d’Europa, la tariffa viene modulata in base al servizio, in base cioè a quanti mezzi, attrezzature, e raccolte di rifiuti vengono impiegate nel corso di un periodo di tempo dal servizio comunale di nettezza urbana; ciò fa sì che il cittadino, invece di produrre più rifiuti possibile proprio per ottimizzare la propria tassa, sia incentivato a produrre meno rifiuti possibile, poiché paga in base al servizio ricevuto.

Poiché è stato “provato” che non esiste alcuna correlazione diretta fra superficie occupata e la reale quantità di rifiuti prodotti dalla singola utenza, molti comuni virtuosi in tema di raccolta differenziata hanno deciso, per ottimizzare il servizio di raccolta rifiuti porta a porta, di introdurre la tariffazione puntuale: la Tarip.

 

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Il concetto di Tariffa, introdotto dall’art. 49 del D.Lgs 22/97 (ora art. 238 D.Lgs 152/06), prevedeva la possibilità di rimodulare il sistema tariffario non più determinando l’imposizione elusivamente sulla estensione fisica dell’area occupata dal cittadino o dalla attività oggetto della tassa rifiuti, ma commisurandolo al costo reale fornito dall’utenza.
Grazie alla tariffa puntuale, dunque, non si pagherà più in base alla metratura dell'immobile, bensì in base al volume della spazzatura indifferenziata prodotta, secondo un sistema a tutti gli effetti “meritocratico”, che una volta per tutte premierà i cittadini più diligenti.
Ma come funziona? La tariffa puntuale è composta da una parte fissa (che comprende per esempio i costi del personale, dello spazzamento, della raccolta) e da una parte variabile che dipende dall’effettiva produzione di rifiuti di ogni singola utenza e nella sostanza, dalla capacità del cittadino di differenziare, calcolata misurata grazie a una tecnologia che è già comunemente utilizzata: il transponder RFID UHF (Radio Frequency IDentification Ultra High Frequency), un microchip che ha la capacità di far identificare e di far memorizzare agli operatori della nettezza urbana i dati relativi ai rifiuti esposti nei vari bidoncini o nei sacchetti.

In questo modo si avrà un’incentivazione economica che stimolerà una maggiore consapevolezza dei cittadini verso comportamenti virtuosi; la progressiva riduzione della produzione di rifiuto secco non riciclabile da avviare a smaltimento e il naturale incremento della percentuale di raccolta differenziata e di recupero della materia; l’allineamento tra ricavi, costi reali del servizio e copertura delle spese di investimento oltre ad una maggiore trasparenza e semplificazione, dal momento che la “bolletta” sarà più facile da comprendere per tutti.
Emerge con ancora più evidenza quindi la necessità di individuare, nella gestione dei servizi di igiene urbana, un sistema tariffario, come la tariffazione puntuale, che favorisca processi di miglioramento gestionale sia da parte dell’amministrazione e delle aziende competenti, sia da parte dei cittadini, che sia capace di determinare un evidente salto di qualità nella gestione del servizio di igiene urbana in tutti i comuni italiani.

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