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Legambiente: Italia batte Germania su green economy

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Aumentano le rinnovabili e l'efficienza energetica, si riduce la produzione di rifiuti e le emissioni inquinanti, crescono le vendite di biciclette. L'Italia si dimostra essere competitiva in Europa ma i punti deboli sono ancora troppi.

L'Italia grazie ad una conversione ambientale "inconsapevole" supera la Germania per efficienza nell'uso di energia e risorse. Lo mostra il rapporto Ambiente in Europa 2014 di Legambiente curato da Duccio Bianchi e Roberto Della Seta e presentato il 7 maggio a Roma nel palazzo della Fnsi. Nel dossier la partita Italia-Germania si gioca sulle politiche ambientali. I due curatori hanno diviso il lavoro in due parti: la prima, cui ha lavorato Della Seta approfondisce le ragioni storiche e culturali che hanno portato alla scomparsa dei Verdi dalla scena politica italiana. La seconda parte del volume, invece, curata da Bianchi, analizza lo sviluppo della green economy italiana che sta avvenendo nonostante l'indifferenza della politica.

Nel rapporto, infatti si parla di "importanti risultati raggiunti in maniera inconsapevole, senza una precisa scelta strategica e lungimiranti politiche ambientali: gli obiettivi che abbiamo raggiunto derivano dalla capacità di massimizzare l'impiego delle risorse nel periodo più difficile, di crisi economica e di stress, attraverso una gestione più efficiente delle risorse, consumando meno energie, producendo da fonti rinnovabili, aumentando il riciclaggio di rifiuti nell'industria, adottando stili di vita sostenibili".

"L'Italia- ha dichiarato Duccio Bianchi, dell'Istituto di ricerche Ambiente Italia e uno dei curatori del rapporto Ambiente in Europa -deve questo primato a diverse ragioni: la prima è la rapidità con cui l'industria italiana, in presenza di una forte crescita dei prezzi energetici dopo il 2005, ha adottato una serie di misure di efficienza a cui non aveva fatto ricorso negli anni di bassi costi. La seconda è la presenza di un sistema di ricchi incentivi alle rinnovabili, la terza è la crescita del riciclo nel comparto siderurgico, nella produzione di metalli, nel settore cartario o vetrario che riduce le estrazioni di materie prime. La quarta è legata alla struttura dei consumi finali delle famiglie più orientati sui consumi immateriali che sui beni materiali. Dal nostro rapporto 'Ambiente in Europa' emerge dunque come l'Italia abbia una struttura economica ben 'vocata' alla conversione ecologica che si basa sul recupero, sull'efficienza energetica e sul riciclo. Una conversione che può diventare strutturale se sostenuta da giuste politiche".

Una conversione green "inconsapevole" che tuttavia ha consentito all'Italia di "essere molto competitiva" e di ottenere la leadership nelle trasformazioni green dell'economia superando la Germania.

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Nel 2014, infatti, il Belpaese emerge come un Paese che consuma meno risorse, meno energia e produce meno emissioni: la produttività di risorse (Pil in rapporto alla quantità di materia consumata) è “migliore del 10% rispetto alla Germania e del 26% rispetto all’Ue”; per non parlare delle emissioni pro-capite di CO2 che sono “inferiori del 23% rispetto a quelle tedesche e del 15% rispetto alla media Ue”. Il consumo di energia pro-capite è il 32% in meno della Germania e il 19% in meno della media Ue.

Tuttavia Legambiente spiega che sono ancora troppi i "punti deboli come il problema dell'occupazione, la mobilità privata preferita a quella pubblica, la poca eguaglianza sociale, la supremazia della discarica per smaltire i rifiuti urbani e la piaga dell'abusivismo edilizio".

Italia leader europeo del riciclo ma troppi RSU in discarica

Secondo il rapporto di Legambiente, inoltre, il nostro Paese, è illeader europeo nell’industria del riciclo, in particolare quello dei metalli ferrosi, plastica, tessili. Anche sul totale dei rifiuti, escludendo quelli minerali e vegetali, l'Italia con 37 milioni di tonnellate avviate a recupero, è il secondo Paese europeo per valore assoluto di recupero, appena dietro la Germania e ben sopra a Paesi come al Francia o la Gran Bretagna. Nel settore della gestione dei rifiuti urbani, invece, il Belpaese è in affanno a conferma della debolezza delle politiche pubbliche: in Germania, infatti, riciclano il 45,3% mentre noi solo il 19,7%. Anche il trattamento in discarica è troppo in Italia (46,3%) contro l’irrisorio 0,5% della Germania.

Fonti rinnovabili e consumi energetici

Continuano a crescere le energie rinnovabili, dall’8% al 14% tra il 2008 e il 2012.

Miglioramenti si registrano anche nella quota di rinnovabili nei consumi elettrici che, spiega Legambiente, si attesta al 39% contro il 29,5% della Germania. In particolare, l'Italia è oggi il terzo produttore europeo di elettricità, considerando l’insieme di rinnovabili (dopo Germania e Svezia) e rinnovabili non idroelettriche (in quest’ultimo caso, dopo Germania e Spagna). Inoltre il nostro Paese è il primo produttore di geotermoelettrico, il secondo produttore di fotovoltaico (dopo la Germania), il terzo produttore d'idroelettrico (dopo Svezia e Francia) e da bioenergie (dopo Germania e Gran Bretagna), il quinto produttore di eolico (dopo Spagna, Germania, Gran Bretagna, Francia).

Consumo di suolo e abusivismo

Per quanto riguarda il consumo di suolo, l’Italia esce sconfitta dal confronto con la Germania a causa delle politiche urbanistiche che hanno assecondato le speculazioni. Secondo il Cresme, infatti, tra il 1982 e il 2012 sono state realizzate oltre 1,3 milioni di case abusive (circa un quinto del patrimonio edilizio). Nota positiva, invece, è l’agricoltura biologica: in Italia l’8,5% di territori agricoli è stato convertito (o è in via di conversione), in Germania la percentuale è del 6,1%.

Mobilità privata preferita a quella pubblica

L'Italia, infatti, è ancora indietro sul fronte della mobilità e su altre politiche di qualità ambientale e di tutela del territorio. A livello di mobilità per la prima volta nel 2013 il tasso di motorizzazione privata non cresce, anche se in Italia resta ai vertici europei con 610 auto ogni mille abitanti, rispetto alle 525 della Germania o delle 483 della media europea. Il trasporto pubblico rimane stazionario. Segnali positivi, invece, arrivano dalle vendite annuali delle biciclette e dal successo del bike-sharing e car-sharing.

 

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Tags: rinnovabili