Come sarebbe la Groenlandia senza i suoi ghiacci?

Che cosa accadrebbe se la Groenlandia perdesse la sua calotta di ghiaccio? Un team di scienziati ha riprodotto una straordinaria rappresentazione dell’isola danese senza la sua copertura ghiacciata.

La Groenlandia sta attualmente perdendo circa 260 miliardi di tonnellate di ghiaccio nell'oceano ogni anno. Si tratta di un numero piuttosto imponente, ma nessuno si aspetta un collasso immediato, se non tra molti secoli.

Per avere un’idea, basti pensare che se tutto il ghiaccio sulla Groenlandia si fondesse, i livelli del mare globale si innalzerebbero di 7,42 m.

Ma se dovesse succedere tutto questo, come e soprattutto, quali sarebbero le conseguenze? A rispondere a queste domande, un team di scienziati della terra, che hanno condotto diverse ricerche sullo spessore della calotta di ghiaccio della Groenlandia e sulla sua condizione.

"Se si prova a modellare una calotta di ghiaccio – spiega il prof. Jonathan Bamber dell’Università di Bristol- l'input più importante è lo spessore del ghiaccio". Perché è così? Perché “le differenze di spessore determinano enormi differenze nella velocità di scioglimento del ghiaccio nei nostri modelli e in cose come la termodinamica, perché il ghiaccio spesso è più caldo del ghiaccio sottile”.

Il lavoro di ricerca di questo gruppo di scienziati fa riferimento al progetto BedMachine, che ha cercato di mettere insieme quello che si sa su ciò che giace sotto e attorno alla gigantesca calotta glaciale.

Gli scienziati hanno pubblicato il mese scorso un riassunto delle loro scoperte in un documento in Geophysical Research Letters, e ora il dipartimento di mappatura di British Antarctic Survey (BAS), su richiesta del Prof Bamber, ha messo i dati in una forma visivamente comprensibile.

 

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Cerchiamo ora di capire in che modo i dati raccolti dai ricercatori possono offrirci un punto di vista (e di riflessione) interessanti sul tema.

Le caratteristiche più interessanti da prendere in considerazione includono il terreno incanalato che alimenta il possente ghiacciaio Jakobshavn a ovest. Questo ghiacciaio genera innumerevoli iceberg nel Nord Atlantico ed è responsabile del drenaggio del 6,5% della calotta glaciale.

Gettando l’occhio sulla spina dorsale della Groenlandia, è possibile notare una sorta di mega-canyon che corre in direzione nord verso un altro importante ghiacciaio (e generatore di iceberg): il ghiacciaio di Petermann.

Come abbiamo detto, il cuore della ricerca risiede proprio nella mappatura del territorio nascosto, di ciò che si cela sotto la calotta di ghiacci. Ebbene, secondo gli esperti entrambi i flussi di ghiaccio si trovano in cima ai sistemi di valle che sono stati tagliati dai fiumi che scorrevano attraverso la Groenlandia molto prima che ci fosse una calotta di ghiaccio.

Sulla base di questo, è chiaro che anche l'acqua di fusione continua a scorrere giù da queste valli, sotto i ghiacciai, lubrificando il loro flusso.

Ma come hanno fatto gli scienziati a capire che la perdita di ghiacci dei due ghiacciai è legata alle incursioni di aria calda?

Per elaborare questi dati, sono state utilizzate diverse tecniche:

  • In primo luogo, l’azione dei radar aviotrasportati ha permesso di penetrare la calotta glaciale per vedere la forma del letto sottostante;
  • Ci sono poi le navi, che utilizzano il sonar per mappare le profondità del fondale marino;
  • Nei luoghi più difficili da mappare nei fiordi, interviene anche la modellazione.

A proposito della modellazione, il dott. Peter Fretwell ha spiegato nelle sue dichiarazioni alla BBC che "Intorno alla costa può essere molto difficile ottenere suoni di eco radio (radar) perché la superficie è spesso crepata e le onde radio non penetrano in quella direzione”. “In alcuni fiordi e baie – ha continuato Fretwell - viene utilizzata la modellazione, basata sulla velocità di i ghiacciai. Dalla loro velocità, puoi stimare il loro spessore".

Anche la dottoressa Kelly Hogan, che ha studiato i ghiacciai di Petermann, concorda con la fotografia degli scienziati.

"La maggior parte delle perdite per il ghiacciaio di Petermann, circa l'80%, sono il risultato di acqua calda dell'oceano che passa sotto il ghiacciaio e lo scioglie dal basso, non del distaccamento degli iceberg", ha dichiarato la studiosa. "Ma se aumenti la fusione dal basso – ha continuato nelle sue dichiarazioni alla BBC -  puoi creare grossi canali che si formano sul lato inferiore del fronte galleggiante del ghiacciaio e questo può portare a fratture che potrebbero rendere il ghiacciaio potenzialmente più predisposto alla rottura".

Chiaramente lo scenario è molto complesso e figura una serie di elementi da prendere in considerazione. Ad esempio, secondo le analisi, alcune delle bocche dei fiordi profondi hanno alte creste o davanzali che fungono da barriere per l'invasione di acqua calda dal fondo.

"Quello che stiamo iniziando a capire – ha dichiarato il prof. Bamber -  è che i ghiacciai adiacenti al il mare, possono rispondere in modi molto diversi, a seconda della geometria del fiordo”.

Quando si potranno controllare queste geometrie, sarà più semplice agire sull’incontro tra oceano e ghiacci.

 

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