Le multinazionali Oil & Gas contro i cambiamenti climatici

Di fronte alle pressioni degli investitori e al timore di boicottaggi, cresce l’attenzione dei colossi dell’energia ai temi ambientali e all’impatto delle loro attività commerciali.

Il tema dei cambiamenti climatici sta diventando sempre più difficile da ignorare, anche per i più grandi produttori di combustibili fossili. In dicembre, il colosso Exxon ha dovuto cedere alle pressioni degli investitori e dichiarare che da ora in avanti, insieme al bilancio verranno pubblicati anche dati relativi all’impatto ambientale e all’effetto serra delle attività di business.

La società, inoltre, ha dichiarato che riferirà del suo “posizionamento per un futuro a basse emissioni”. Ora, un’altra grande multinazionale ha dichiarato di intraprendere un cammino simile: l’azienda mineraria angloaustraliana Bhp Billiton ha dichiarato che uscirà dalla lobby di settore, la World Coal Association, indicando come motivazione primaria lo scarso impegno della lobby nel sostenere politiche contro le emissioni di gas serra.

Per la stessa ragione, Bhp Billiton sta valutando anche l’uscita dalla Us Chamber of Commerce, accusata di spalleggiare il presidente USA Donald Trump, nell’affossare gli accordi di Parigi e la riduzione della partecipazione degli Stati Uniti alla Extractive Industries Transparency Initiative (Eiti), che ha lo scopo di contrastare la corruzione del settore minerario e petrolifero.

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La multinazionale ha tutta l’intenzione di continuare in questa direzione e minaccia di prendere le distanze in modo definitivo da entrambi gli enti: ha richiesto un tavolo di confronto con essi per decidere la propria posizione definitiva entro marzo. L’impegno su questo fronte ha carattere internazionale: la Bhp contribuisce per il 17% alle entrate del Mineral Council of Australia ed è nella posizione di far sentire in modo forte e deciso la propria voce. Così, ha dato all’ente un anno di tempo per rivedere le proprie posizioni sulle politiche energetiche, al fine di aumentare l’impegno nel contrastare le emissioni nocive e il cambiamento climatico.

Questa presa di posizione netta riflette il delicato equilibrio che anche le grandi multinazionali sono chiamate con sempre maggiore intensità a rispettare, tra il profitto e la responsabilità ambientale e sociale. Ne ha fornito un ulteriore esempio il colosso britannico BP, operante nel settore dell’Oil & Gas: di recente, la multinazionale ha dichiarato la propria intenzione nell’investire 200 milioni di dollari per l’acquisizione di un ampio pacchetto azionario di un’azienda attiva nella realizzazione di parchi solari. Investimenti in energie rinnovabili sono inoltre stati effettuati di recente anche da Statoil e dalla francese Total.

Difficile tracciare un confine tra una visione interna spontanea, la volontà di soddisfare gli investitori e il timore di boicottaggi: queste due ultime casistiche sono un motore sempre più forte in questi ultimi anni e stanno acquisendo il potere di condizionare in modo anche drastico le scelte delle grandi multinazionali energetiche.

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