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Domani in aula il ddl. Dal coordinamento strategico nazionale alla tutela del patrimonio sommerso, il disegno di legge ridefinisce il ruolo del mare nello sviluppo sostenibile italiano tra economia blu, sicurezza e innovazione
Il mare torna al centro delle politiche pubbliche italiane con il disegno di legge sulla valorizzazione della risorsa mare, un provvedimento collegato alla manovra di bilancio 2025-2027 che interviene su governance, turismo subacqueo, nautica da diporto, cantieristica, pesca e sviluppo delle isole minori. L’obiettivo dichiarato è rafforzare il contributo dell’economia blu alla crescita sostenibile del Paese, in linea con il Piano del mare 2023-2025 e con le strategie europee per la transizione ecologica del settore marittimo. Il testo introduce innanzitutto un rafforzamento del coordinamento istituzionale attraverso il potenziamento del Comitato interministeriale per le politiche del mare, che diventa la sede di concertazione strategica tra ministeri competenti sulle politiche marittime. In questa prospettiva, il mare viene trattato non più come ambito settoriale ma come infrastruttura economica e ambientale trasversale, capace di incidere su logistica, ricerca, turismo, energia e tutela degli ecosistemi.
Uno degli elementi più rilevanti riguarda l’istituzione della zona contigua oltre il limite delle acque territoriali, fino a 24 miglia nautiche dalla costa. Si tratta di uno strumento previsto dal diritto internazionale che consente allo Stato di rafforzare i controlli su violazioni doganali, fiscali, sanitarie e migratorie, ma anche di tutelare il patrimonio archeologico subacqueo. La misura rafforza la capacità di presidio ambientale e culturale delle aree marine, contribuendo alla protezione di un patrimonio spesso esposto a pressioni illegali o a sfruttamento non regolato ⚓ Particolare attenzione è dedicata al turismo subacqueo, riconosciuto come leva di sviluppo sostenibile e di destagionalizzazione dei flussi turistici. Il disegno di legge definisce requisiti professionali per istruttori e guide, introduce standard per i centri di immersione e stabilisce criteri per individuare zone di interesse turistico subacqueo caratterizzate da valore naturalistico, archeologico e culturale. In questo modo l’attività subacquea viene formalmente integrata tra le pratiche di valorizzazione del patrimonio sommerso e di educazione ambientale.
Il provvedimento interviene anche sulla nautica da diporto e sulla cantieristica con misure di semplificazione amministrativa e digitalizzazione delle procedure, con l’obiettivo di rafforzare la competitività del comparto e favorire l’innovazione tecnologica. In parallelo, vengono introdotte disposizioni che promuovono la sicurezza della navigazione e la tutela degli habitat marini, rafforzando l’equilibrio tra sviluppo economico e protezione ambientale. Un capitolo specifico riguarda le isole minori, considerate territori strategici ma fragili dal punto di vista socio-economico. Le nuove norme prevedono incentivi per il personale che presta servizio in questi contesti e misure per migliorare l’accesso ai servizi essenziali, con l’obiettivo di contrastare lo spopolamento e rafforzare la resilienza territoriale. Nel complesso, il disegno di legge rappresenta un tassello importante nella costruzione di una politica nazionale integrata del mare, capace di coniugare crescita economica, tutela degli ecosistemi e valorizzazione del patrimonio culturale sommerso. La sfida sarà tradurre l’impianto normativo in strumenti operativi efficaci, in grado di sostenere la transizione verso un modello di economia blu realmente sostenibile e competitivo nel contesto europeo
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