Perché il water risk riguarda anche chi non si occupa di sostenibilità
Ambiente

Perché il water risk riguarda anche chi non si occupa di sostenibilità

Per anni il tema dell’acqua è stato considerato soprattutto una questione ambientale. Un ambito di cui si occupavano i responsabili ESG, gli specialisti HSE o le funzioni ambiente delle imprese.

Oggi questo approccio non è più sufficiente.

Il water risk, ovvero l’insieme dei rischi legati alla disponibilità, alla qualità e alla gestione dell’acqua – sta diventando un fattore che attraversa l’intera organizzazione aziendale. Non riguarda più soltanto chi si occupa di sostenibilità, ma sempre di più operations, procurement, qualità, risk management, comunicazione e direzione generale.

In altre parole: l’acqua sta entrando nella governance industriale.

Quando l’acqua diventa un rischio operativo

Il primo ambito in cui il water risk si manifesta è quello operativo.

Industrie come alimentare, chimica, farmaceutica, energia, semiconduttori, tessile o carta dipendono fortemente dalla disponibilità di acqua nei processi produttivi. Ma anche settori meno idro-intensivi possono essere esposti al rischio se operano in territori soggetti a stress idrico.

Negli ultimi anni diversi eventi hanno mostrato come la disponibilità d’acqua possa influenzare direttamente la continuità produttiva:

  • periodi di siccità prolungata che limitano l’uso industriale della risorsa
  • riduzione dei livelli dei fiumi che ostacola trasporti e raffreddamento industriale
  • nuove restrizioni amministrative sull’utilizzo della risorsa

Quando accade, l’acqua smette di essere una variabile ambientale e diventa una variabile industriale.

Procurement e filiere: il rischio nascosto

Un secondo livello di rischio riguarda le catene di fornitura.

Molte imprese operano con fornitori localizzati in aree del mondo ad alto stress idrico. In questi contesti l’acqua può influenzare sia la stabilità della produzione agricola e industriale che i costi delle materie prime e la continuità delle forniture.

Per questo il water risk è sempre più analizzato anche dalle funzioni procurement e supply chain.

Una filiera resiliente oggi non è solo quella che controlla i costi o le emissioni, ma anche quella che comprende l’esposizione ai rischi idrici lungo tutta la catena del valore.

Qualità e conformità normativa

L’acqua è anche una questione di qualità.

In molti settori industriali la qualità della risorsa utilizzata influisce direttamente sulla sicurezza dei prodotti, sull’efficienza dei processi e sul rispetto delle normative ambientali e sanitarie.

Pensiamo ad esempio a:

  • standard di qualità dell’acqua nei processi alimentari
  • limiti su sostanze chimiche e contaminanti
  • obblighi di trattamento e scarico delle acque reflue

L’evoluzione delle normative europee e nazionali rende questo tema sempre più centrale anche per le funzioni compliance e qualità.

Risk management e reputazione

C’è poi una dimensione spesso sottovalutata: quella reputazionale.

Il modo in cui un’azienda gestisce l’acqua, all’interno dei propri impianti e nelle filiere, può significativamente influenzare la percezione da parte di comunità locali, istituzioni, investitori e ONG.

Il rischio non è solo operativo, ma anche reputazionale e sociale. In alcune aree del mondo la competizione per l’accesso all’acqua può generare tensioni con le comunità locali o con altri settori economici.

Per questo il tema interessa sempre di più anche public affairs, comunicazione e relazioni istituzionali.

Una questione da direzione generale

La vera trasformazione è però un’altra: l’acqua non è più solo un tema tecnico o ambientale, sta diventando una questione strategica di governance aziendale.

Capire dove si trovano i rischi idrici, come evolveranno nei prossimi anni e quali investimenti servono per ridurli richiede decisioni che coinvolgono il livello di direzione.

Non a caso sempre più imprese stanno integrando il water risk nei propri strumenti di gestione del rischio aziendale, pianificazione strategica e analisi delle filiere.

Perché la domanda non è più se l’acqua diventerà un fattore critico per il business.

La domanda è quanto preparate siano le imprese ad affrontarlo.

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