Ultime Notizie
L’Unione Europea ad oggi ha confermato i propri ambiziosi piani di riduzione di CO₂, con la prospettiva di abbattere almeno del 18% le emissioni climalteranti nell’intera area europea.
Con obiettivi verso il 2040, che mantengono sempre intatta l’ambizione d’indipendenza energetica. Concetto questo ribadito dalla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, durante l’accordo sui target discussi a Bruxelles lo scorso 9 dicembre 2025: "Oggi l'UE dimostra il suo fermo impegno per l'Accordo di Parigi trasformando le parole in fatti: con un obiettivo vincolante di riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040, abbiamo una direzione di marcia chiara verso la neutralità climatica."Obiettivi molto ambiziosi e che richiedono il pieno supporto di ogni paese membro, senza pregiudizi tecnologici, con strategie che non possono per la natura stessa della materia essere rigide e statiche, bensì dinamiche e resilienti. Dichiarazione d’intenti confermata sempre dalla Presidente anche a Davos lo scorso 19 gennaio 2026, nell’ambito del World Economic Forum: "Se il cambiamento è permanente, allora anche l'Europa deve cambiare in modo permanente. È giunto il momento di cogliere questa opportunità e costruire una nuova Europa indipendente, dove l'energia pulita prodotta internamente guiderà la nostra crescita economica e garantirà la nostra sovranità."
Tecnologia, quest’ultima, che ormai da decenni è entrata nel dibattito della transizione energetica ma che, al momento, sta ancora incontrando molte difficoltà di messa a terra. Favorendo, di sponda, anche speculazioni che possono indurre una branca del mercato a posticipare il definitivo superamento di fonti di produzione energetiche inquinanti fossili, quali il termoelettrico e il gas.
COS'È UN SISTEMA DI CCS E DOVE PUÒ ESSERE UTILIZZATO
In base al testo ufficiale del Regolamento (UE) 2024/1735 (Net-Zero Industry Act - NZIA), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea il 28 giugno 2024, la definizione attribuita alla tecnologia CCS è: “La CCS è una tecnologia che contribuirà alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Essa consiste nella cattura di CO₂ da impianti industriali, nel suo trasporto verso un sito di stoccaggio e nella sua iniezione in una formazione geologica sotterranea idonea allo stoccaggio permanente.”
La CCS (Carbon Capture and Storage) può quindi essere
considerata l'insieme dei processi tecnologici volti a separare l'anidride
carbonica (CO₂) dalle emissioni industriali o energetiche. CO₂ che poi viene
nella maggior parte dei casi trasportata e iniettata in formazioni geologiche
profonde in modo permanente.
1) Post-combustione (la più diffusa)
- Come funziona: la CO₂ viene separata dai fumi di scarico dopo la combustione, solitamente usando solventi chimici (ammine).
- Contesto: è la tecnologia perfetta per il retrofitting. Si applica a centrali a carbone o gas già esistenti senza dover modificare il cuore dell'impianto. Permette di continuare il business-as-usual aggiungendo semplicemente un "filtro" alla fine.
2) Pre-combustione
- Come funziona: il combustibile fossile viene convertito in una miscela di idrogeno e CO₂ prima della combustione. La CO₂ viene separata e l'idrogeno viene bruciato.
- Contesto: è tipica degli impianti di gassificazione. È molto efficiente, ma richiede
investimenti massicci in nuovi impianti ed infrastrutture di trasporto
della materia.
3) Ossi-combustione
- Come
funziona: si brucia il combustibile in ossigeno puro anziché in
aria. Il risultato è un fumo composto quasi interamente da CO₂ e vapore
acqueo, rendendo la separazione estremamente semplice. Richiede una
profonda riprogettazione dei forni e delle caldaie, molto impattante.
- Contesto:
è molto versatile e viene impiegata principalmente in settori
industriali dove è necessario raggiungere temperature molto elevate o dove
la purezza dei fumi è un vantaggio competitivo per la cattura della CO₂. Le industrie del vetro, siderurgiche e del cemento sono i settori dove potenzialmente potrebbe trovare applicazione.
LO STOCCAGGIO GEOLOGICO ("IL DOVE")
Affinché la CCS sia valida per rispettare gli standard della Commissione europea nel 2026, lo stoccaggio deve per forza di cose avvenire in siti che garantiscano la tenuta per millenni. Sono principalmente due i siti che possono garantire questi standard:
- Giacimenti
di idrocarburi esausti: utilizzare vecchi pozzi di petrolio o gas è la
soluzione preferita dai player Oil & Gas perché ne conoscono
già la geologia della zona e sanno come muoversi.
- Acquiferi salini profondi: formazioni rocciose porose sature d'acqua salata, situate a oltre 800-1000 metri di profondità, che offrono i volumi di stoccaggio più vasti. Sono i siti che offrono una maggiore potenzialità.
CRITICITÀ DEL SETTORE
Come molte tecnologie che non hanno ancora una capillare operatività, anche la CCS presenta numerose criticità tecniche operative. In aggiunta, a differenza di altre soluzioni integrate all’interno del processo di decarbonizzazione (ad esempio i sistemi di accumulo BESS o i pompaggi idroelettrici), la CCS ha il grosso problema di trovare siti disponibili dove iniettare la CO₂, con impatti ambientali nel medio-lungo periodo non ancora del tutto noti e ancora oggetto di accurati studi in ambito accademico. Non rappresentando quindi, nei fatti, una tecnologia versatile adatta in tutti i contesti.
A questo va aggiunta una serie di criticità, molte delle quali comuni a tutte le nuove infrastrutture che devono essere costruite e/o ammodernate per guidare la transizione energetica del Paese, come ad esempio i Data Center e gli impianti rinnovabili tradizionali eolici e solari. Criticità che riguardano:
- Framework regolatorio e legislativo ancora non chiaro ed in continuo mutamento. Questa fragilità normativa rende investimenti di questo tipo “ad alto rischio" sin dalla partenza del progetto, scoraggiandone l’attrattività.
- Il trasporto di CO₂ necessita di km e km di pipeline fisiche di collegamento tra il punto di cattura e il punto di stoccaggio. Presupponendo quindi non solo investimenti ingenti ed un elevato impatto ambientale, ma anche un forte rischio regolatorio in termini di permessi autorizzativi (scavi, occupazione suolo pubblico, ecc.).
- La Value Chain del settore non è coordinata ed integrata. Questo disallineamento favorisce inefficienze nello sviluppo della filiera con impatti decisamente importanti in termini di Capex allocation e anche di Opex per la gestione delle operations.
- La mancanza di possibilità di sopperire alle carenze infrastrutturali delle pipeline rappresenta una grossa barriera in quanto le aziende non sanno come sfruttare la CO₂ catturata in loco. Soluzione che permetterebbe di sopperire a questo importante limite.
- Per tutte le industrie hard-to-abate, ad oggi non conviene economicamente investire in questa tecnologia. Può sembrare paradossale, ma è la realtà dei fatti: ad oggi è meno costoso rilasciare CO₂, pagando la quota di emissione secondo la normativa europea. Paradossalmente, per un termovalorizzatore, investire in CCS genererebbe un aggravio di costi considerevole, sia per costruire la struttura che per governarla dal punto di vista delle operations. Costi che di conseguenza si rifletterebbero in un notevole aumento delle tasse per i cittadini.
1) Senza un quadro normativo chiaro che VIETA l’utilizzo di tale tecnologia in impianti che utilizzano combustibili fossili (quali centrali a carbone o a gas attualmente in esercizio), il rischio è che queste continuino ad operare indisturbate utilizzando questa tecnologia come "scudo". Paesi come Germania e Danimarca hanno già vietato la cattura di CO₂ in questi contesti, obbligando quindi i gestori di impianti di generazione fossile a convertire la produzione di energia elettrica verso le energie rinnovabili.
2) La cattura della CO₂ è un processo ad alta penalità energetica. Far funzionare un impianto CCS, stime rivelano consumi tra il 10% e il 25% (con picchi anche del 40%) dell'energia prodotta dall'impianto stesso. Un vero e proprio paradosso energetico: per ridurre le emissioni utilizziamo energia molte volte prodotta da combustibili fossili, favorendo quindi emissioni climalteranti.
Un sistema che consuma se stesso per mascherare le prove di utilizzo di combustibile fossile è un qualcosa che l’Italia non si può permettere.
Riferimenti e Approfondimenti:
- European
Commission, "Towards a Carbon Removal Certification Framework",
Febbraio 2026.
- IEA,
"The Role of CCUS in Low-Carbon Power Systems", 2024.
- Handelsblatt,
"EU ETS Revision and Free Allowances Policy Update", Febbraio
2026.
- IPCC,
"Mitigation of Climate Change", Sixth Assessment Report (AR6)
Iscriviti alla nostra Newsletter!
Sei un sostenitore dell'ambiente in tutte le sue forme? Allora sei nel posto giusto!
Iscriviti subito!