Digital Services Act, due anni dopo: l’Europa rafforza la sicurezza online e alza l’asticella della responsabilità delle piattaforme
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Digital Services Act, due anni dopo: l’Europa rafforza la sicurezza online e alza l’asticella della responsabilità delle piattaforme

Sanzioni, trasparenza e tutela dei diritti fondamentali: la Commissione europea traccia un primo bilancio dell’applicazione del regolamento che ridisegna la governance digitale dell’Unione.

A due anni dall’entrata in vigore del Digital Services Act, la Commissione europea traccia un bilancio che va oltre la semplice attuazione normativa. Il regolamento, pienamente applicabile dal febbraio 2024, rappresenta uno dei pilastri della strategia digitale dell’Unione e si inserisce nel più ampio quadro del Green Deal e della transizione verso un’economia più equa, trasparente e sostenibile. Secondo quanto comunicato da Bruxelles il 17 febbraio 2026, l’obiettivo resta chiaro: garantire spazi online più sicuri, contrastare la diffusione di contenuti illegali e rafforzare la tutela dei diritti fondamentali degli utenti, imponendo obblighi stringenti alle piattaforme digitali, in particolare a quelle di dimensioni molto grandi.

Il Digital Services Act ha introdotto un sistema di responsabilità graduata. Le piattaforme online sono oggi tenute a rimuovere tempestivamente i contenuti illegali, migliorare la trasparenza degli algoritmi, rendere più chiari i sistemi di moderazione e pubblicità e fornire strumenti efficaci di segnalazione agli utenti. Le cosiddette “Very Large Online Platforms” e i “Very Large Online Search Engines” sono sottoposti a obblighi aggiuntivi, tra cui la valutazione e mitigazione dei rischi sistemici, inclusi quelli legati alla disinformazione, alla manipolazione dei processi democratici e alla protezione dei minori. Nel corso di questi due anni la Commissione ha avviato diverse procedure formali nei confronti di grandi operatori digitali, verificando la conformità agli obblighi previsti. L’attività di vigilanza si è concentrata su trasparenza pubblicitaria, gestione dei contenuti illegali, accesso ai dati per i ricercatori e tutela dei minori. Parallelamente, gli Stati membri hanno designato le autorità nazionali competenti, creando una rete di coordinamento che rappresenta una delle novità più significative della governance digitale europea.

Il bilancio evidenzia anche progressi sul fronte della trasparenza. Le piattaforme devono pubblicare relazioni periodiche sui sistemi di moderazione e sulle decisioni adottate, mentre gli utenti possono accedere a meccanismi di ricorso più strutturati. Si tratta di un cambio di paradigma: da un modello autoregolato a un sistema regolato e supervisionato, in cui l’accountability diventa requisito centrale. L’impatto del Digital Services Act non si limita alla sicurezza informatica. In un contesto in cui la sostenibilità digitale è sempre più intrecciata ai temi ESG, la regolamentazione contribuisce a rafforzare la dimensione sociale della governance aziendale. La responsabilità delle piattaforme rispetto ai contenuti, alla pubblicità mirata e alla protezione dei dati si inserisce infatti nel più ampio dibattito sulla responsabilità sociale d’impresa nel settore tecnologico.

La Commissione sottolinea come l’attuazione del regolamento abbia già portato a miglioramenti tangibili nella rimozione di contenuti illegali e nella protezione degli utenti, pur riconoscendo che la piena efficacia del sistema richiede un monitoraggio continuo e un dialogo costante con imprese, società civile e comunità scientifica. L’Unione europea si propone così come laboratorio globale di regolazione digitale, influenzando standard e pratiche anche oltre i confini comunitari. Due anni dopo la sua applicazione, il Digital Services Act si conferma quindi uno strumento chiave per costruire un ecosistema digitale più sicuro, trasparente e responsabile. Una sfida che non riguarda soltanto la tecnologia, ma la qualità stessa dello spazio pubblico europeo nell’era delle piattaforme.

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