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Il Regolamento (UE) 2024/573, in vigore dall’11 marzo 2024, impone un taglio progressivo degli HFC ad alto GWP entro il 2050. Per l’industria alimentare l’impatto è concreto: aumentano i costi dei refrigeranti e cresce la necessità di ripensare impianti e strategie energetiche.
L’11 marzo 2024 è entrato ufficialmente in vigore il nuovo Regolamento (UE) 2024/573 sui gas fluorurati a effetto serra, che abroga il precedente 517/2014 e rafforza il percorso europeo verso la neutralità climatica. Il provvedimento stabilisce una riduzione progressiva delle quote di immissione sul mercato degli idrofluorocarburi (HFC) e punta all’eliminazione degli HFC ad alto potenziale di riscaldamento globale (GWP) entro il 2050, in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo e con gli impegni internazionali dell’Unione in materia di clima.
Il settore alimentare è tra i più esposti agli effetti della nuova normativa. Refrigerazione industriale, surgelazione, conservazione e logistica del freddo rappresentano processi centrali per la sicurezza e la qualità dei prodotti, ma anche voci energetiche e tecnologiche rilevanti nei bilanci aziendali. La progressiva riduzione delle quote di HFC disponibili sul mercato sta generando una pressione diretta sui prezzi dei refrigeranti ad alto GWP, con un impatto immediato sui costi operativi.Secondo i monitoraggi di settore pubblicati nel 2024 da associazioni tecniche italiane, nel quarto trimestre dell’anno si sono registrati aumenti significativi dei prezzi di alcuni tra i refrigeranti più diffusi: l’R134a ha segnato un incremento medio superiore al 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre miscele come R404A e R410A hanno registrato aumenti nell’ordine del 15–18%. Dinamiche analoghe sono state osservate anche su scala europea, dove la riduzione delle quote disponibili ha contribuito a comprimere l’offerta e ad alimentare la volatilità dei prezzi.
Per le imprese alimentari, ciò si traduce in un doppio effetto economico. Da un lato, crescono i costi di acquisto dei refrigeranti per la manutenzione degli impianti esistenti; dall’altro, aumenta il costo complessivo di gestione degli impianti meno efficienti o basati su gas ad alto GWP, che diventano progressivamente meno competitivi e più esposti al rischio normativo. Nel 2024 molte aziende hanno già registrato un aggravio dei costi legati al freddo industriale, sia per l’aumento dei prezzi dei gas sia per le difficoltà di approvvigionamento. Nel 2025, con l’ulteriore riduzione delle quote previste dal calendario europeo, il settore si attende una nuova pressione sui prezzi, soprattutto per i refrigeranti ancora ad alto GWP.
In questo scenario, la transizione verso refrigeranti alternativi a basso o nullo GWP, come CO₂, ammoniaca o idrocarburi naturali, rappresenta una risposta tecnologica coerente con il quadro normativo. Tuttavia, la sostituzione degli impianti comporta investimenti iniziali significativi, che possono incidere in modo rilevante sui bilanci, in particolare per le piccole e medie imprese della trasformazione alimentare. Proprio per questo motivo, una strategia lungimirante non può limitarsi alla sola sostituzione del gas refrigerante, ma dovrebbe integrare una visione più ampia di efficientamento energetico. Gli impianti di refrigerazione sono tra i maggiori consumatori di energia elettrica nel comparto alimentare; intervenire sull’efficienza complessiva del sistema può generare risparmi strutturali in grado di compensare, nel medio periodo, l’aumento dei costi legati agli F-gas.
L’installazione di impianti fotovoltaici a servizio degli stabilimenti produttivi rappresenta una delle leve più efficaci. Autoprodurre energia da fonte rinnovabile consente di ridurre l’esposizione alla volatilità dei prezzi dell’elettricità e di abbattere le emissioni indirette associate al consumo energetico. In un contesto in cui la refrigerazione funziona spesso in modo continuativo, la possibilità di integrare produzione fotovoltaica, sistemi di accumulo e gestione intelligente dei carichi può migliorare significativamente la resilienza energetica dell’azienda.
Parallelamente, interventi di efficientamento come la sostituzione di compressori obsoleti, l’adozione di sistemi di controllo avanzati, il recupero del calore dai cicli frigoriferi e il miglioramento dell’isolamento termico degli ambienti refrigerati possono ridurre i consumi elettrici anche del 10–30%, a seconda della configurazione iniziale dell’impianto. In questo modo, l’impatto economico dei rincari dei refrigeranti e delle nuove tecnologie può essere parzialmente assorbito da una riduzione strutturale dei costi energetici. Il nuovo Regolamento F-gas non rappresenta quindi soltanto un vincolo normativo, ma anche un acceleratore di trasformazione industriale. Per l’industria alimentare, la combinazione tra transizione verso refrigeranti a basso GWP, autoproduzione di energia rinnovabile ed efficientamento energetico può trasformare un obbligo regolatorio in un’opportunità di modernizzazione, rafforzando la competitività e migliorando il profilo ESG delle imprese in un mercato sempre più attento alla sostenibilità.
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