Efficienza energetica, il Parlamento riapre il dossier infissi: cosa c’è davvero nel disegno di legge A.C. 2472
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Efficienza energetica, il Parlamento riapre il dossier infissi: cosa c’è davvero nel disegno di legge A.C. 2472

C’è un tema che ritorna con ostinazione ciclica nel dibattito pubblico italiano, spesso evocato più come slogan che come politica strutturale: l’efficienza energetica degli edifici. A febbraio 2026, però, qualcosa di diverso ha iniziato a muoversi davvero tra i banchi della Camera dei Deputati. Il 10 febbraio è stato infatti presentato il disegno di legge A.C. 2472, una proposta che punta a introdurre incentivi fiscali mirati per l’installazione di finestre e infissi ad alta qualità certificata. Una misura apparentemente tecnica, persino “minore” se confrontata con le stagioni ipertrofiche del Superbonus. Eppure, proprio per questo, potenzialmente più interessante. Perché qui non siamo davanti all’ennesimo intervento emergenziale o straordinario, ma a un tentativo – ancora embrionale, certo – di rimettere ordine nel rapporto tra incentivi pubblici, qualità edilizia e reale riduzione dei consumi.

Il primo equivoco da chiarire è semplice: A.C. 2472 non è un nuovo Superbonus e non promette percentuali roboanti o cessioni di credito miracolose. Il testo si inserisce invece nel solco dell’ecobonus ordinario, provando a renderlo più selettivo e, almeno nelle intenzioni, più efficace. Il cuore della proposta è chiaro: premiare fiscalmente solo interventi che garantiscano prestazioni energetiche elevate e certificate, concentrandosi su uno degli elementi più critici dell’involucro edilizio italiano, cioè infissi e serramenti. Non un dettaglio: secondo le stime più accreditate, una quota significativa delle dispersioni termiche degli edifici passa proprio da finestre obsolete, montate decenni fa, spesso senza criteri di isolamento adeguati.

Chi si occupa di ambiente lo sa bene: l’Italia ha uno dei patrimoni edilizi più vecchi d’Europa. Milioni di edifici costruiti prima di qualsiasi normativa energetica, con classi che oscillano tra la F e la G, e consumi che pesano non solo sulle bollette delle famiglie ma anche sugli obiettivi climatici nazionali. In questo contesto, intervenire sugli infissi non è un vezzo tecnologico, ma una scelta razionale. È uno degli interventi meno invasivi, più rapidi da realizzare e con un rapporto costi-benefici spesso migliore rispetto ad altre opere più complesse. Il disegno di legge intercetta questo nodo e prova a tradurlo in una norma fiscale stabile, legata alla qualità e non alla quantità della spesa

Qui sta il punto politicamente più interessante – e anche più delicato – della proposta. A.C. 2472 lega esplicitamente l’incentivo alla certificazione delle prestazioni dei prodotti installati. In altre parole: non basta cambiare una finestra, bisogna dimostrare che quella finestra riduce davvero le dispersioni energetiche. È una lezione imparata, forse tardivamente, dopo anni di incentivi concessi a pioggia, dove il confine tra riqualificazione e semplice sostituzione cosmetica è stato spesso labile. Ma è anche un terreno scivoloso. Perché più aumentano i requisiti tecnici, più diventano cruciali i controlli, le verifiche, le responsabilità di chi certifica. Senza un sistema di vigilanza serio, il rischio è quello di moltiplicare bollini e attestazioni senza reale valore ambientale.

Dal punto di vista politico, A.C. 2472 è una proposta prudente. Non sfida apertamente i vincoli di bilancio, non promette rivoluzioni e non scardina l’impianto esistente degli incentivi. Ed è proprio questa sobrietà a renderla, paradossalmente, fragile. In un Parlamento abituato a misure bandiera, il rischio è che un disegno di legge così venga relegato in Commissione, diluito, assorbito in altri provvedimenti o semplicemente dimenticato. Eppure, se c’è una lezione che la stagione dei bonus edilizi ci ha lasciato, è che la transizione ecologica non si fa con gli strappi, ma con strumenti ordinari, prevedibili, stabili nel tempo.

C’è infine una questione che va oltre la tecnica legislativa. Incentivare l’efficienza energetica non significa solo ridurre le emissioni. Significa anche abbassare la vulnerabilità energetica delle famiglie, ridurre la dipendenza da fonti esterne, rendere più resilienti le città di fronte a crisi climatiche e geopolitiche. In questo senso, una norma che punta sulla qualità degli interventi – e non sulla loro spettacolarizzazione – va nella direzione giusta. Ma deve essere accompagnata da trasparenza, monitoraggio dei risultati e capacità di dire, se serve, che un incentivo non funziona come previsto.

Il disegno di legge A.C. 2472 non cambierà da solo il destino energetico dell’Italia. Ma può diventare una cartina di tornasole: capire se il legislatore è davvero pronto a uscire dalla logica dell’eccezione permanente e a costruire politiche ambientali serie, misurabili, verificabili. Per chi si occupa di ambiente, il messaggio è chiaro: vale la pena seguire questo testo passo dopo passo. Perché a volte, lontano dai riflettori, sono proprio le norme apparentemente “minori” a dire se la transizione ecologica è finalmente diventata una cosa adulta.

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