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La Commissione Affari giuridici chiede trasparenza e giusta remunerazione per l’uso delle opere protette nei sistemi di IA generativa. Al centro del dibattito: tutela dell’informazione, equità e sovranità tecnologica.
L’innovazione tecnologica avanza a passo spedito, ma non può ignorare i diritti fondamentali dei creatori. È questo il messaggio forte e chiaro che arriva da Bruxelles: il 28 gennaio, la Commissione Affari giuridici del Parlamento europeo ha approvato con larga maggioranza una serie di proposte per regolamentare l’uso delle opere protette da diritto d’autore nei sistemi di intelligenza artificiale generativa (genAI). Al centro dell’iniziativa c’è un principio basilare: i titolari dei diritti devono poter decidere se e come le proprie opere vengano utilizzate per l’addestramento delle IA. Una posizione che riconosce il valore insostituibile della creatività umana in un’epoca in cui gli algoritmi diventano sempre più capaci di replicare testi, immagini e suoni. I deputati chiedono trasparenza totale: chi sviluppa o utilizza sistemi di IA in Europa dovrà dichiarare esplicitamente quali contenuti protetti sono stati impiegati, fornendo elenchi e registri dettagliati delle attività di crawling.
La Commissione invita inoltre a introdurre una remunerazione equa per ogni utilizzo di contenuti protetti, anche retroattivo, rigettando l’idea di licenze globali forfettarie che rischiano di penalizzare soprattutto i creatori indipendenti e le piccole imprese. L’obiettivo è chiaro: assicurare un ecosistema in cui innovazione e tutela dei diritti convivano, senza scorciatoie. Particolare attenzione viene dedicata al settore dell’informazione. Gli eurodeputati denunciano l’impatto dei sistemi IA che aggregano notizie in modo selettivo, sottraendo visibilità e introiti agli editori. Difendere il pluralismo dei media diventa così una priorità, anche attraverso strumenti che permettano agli editori di rifiutare l’uso dei propri contenuti nei training dei modelli generativi.
Un altro punto cardine riguarda la distinzione tra contenuti generati dall’uomo e quelli interamente prodotti dall’IA, che — secondo il Parlamento — non dovrebbero godere della protezione del diritto d’autore. Si sollecitano inoltre misure contro gli abusi, come la diffusione di contenuti manipolati, e obblighi chiari per le piattaforme digitali nel contrastare tali fenomeni. A sintetizzare la visione della Commissione è Axel Voss, relatore della proposta: “L’intelligenza artificiale generativa non deve operare al di fuori dello Stato di diritto. L’innovazione non può avvenire a scapito del diritto d’autore: le due cose possono e devono coesistere.”
Le raccomandazioni saranno discusse in Aula a marzo. In gioco c’è il futuro dell’ecosistema creativo europeo, ma anche la definizione di un modello di sviluppo tecnologico che rispetti i diritti, valorizzi la qualità e rafforzi la sovranità digitale del continente.
Immagine creata con AI
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