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Il 25 gennaio una vasta frana ha interessato la zona di Sante Croci, in Sicilia. ISPRA e Autorità di Bacino al lavoro per la mappatura. Intanto, l’83% del territorio nazionale continua a fare i conti con fenomeni franosi e alluvionali sempre più frequenti.
Una frana di scivolamento, con un fronte lungo circa 4 chilometri e un abbassamento del terreno di decine di metri lungo la corona, ha colpito il territorio di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, lo scorso 25 gennaio. Il dissesto interessa il centro abitato nei pressi del quartiere Sante Croci e la strada provinciale SP10, mettendo a rischio infrastrutture e sicurezza pubblica. L’area si trova su un pianoro delimitato da una scarpata, dove affiorano sabbie e livelli di arenaria poggianti su argille: una composizione geologica che rende la zona particolarmente vulnerabile ai fenomeni di instabilità.
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CLICCA QUINon è la prima volta che Niscemi fronteggia un evento simile. Già nel 1997, proprio l’area di Sante Croci era stata colpita da una frana di vaste proporzioni. Il territorio comunale è inserito nell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI), banca dati nazionale gestita da ISPRA in collaborazione con le Regioni, che oggi raccoglie informazioni su oltre 684.000 frane distribuite lungo l’intero Paese. In questi giorni, i geologi dell’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia sono impegnati nei sopralluoghi per la mappatura dell’evento, con l’obiettivo di aggiornare l’IFFI e il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI). Una prassi fondamentale per alimentare le strategie di prevenzione e gestione del rischio, che sempre più si affida anche alla tecnologia e all’innovazione digitale.
Proprio in quest’ottica si inserisce la piattaforma IdroGEO, strumento sviluppato da ISPRA per monitorare in tempo reale gli eventi franosi e alluvionali che causano danni a edifici, infrastrutture e patrimonio culturale. IdroGEO è accessibile anche da smartphone e consente, attraverso la funzione “Verifica pericolosità”, di identificare il livello di rischio entro 500 metri da un punto specifico. L’obiettivo è promuovere la consapevolezza dei cittadini, coinvolgendoli attivamente nella conoscenza del territorio in cui vivono o lavorano. Secondo l’ultimo Rapporto sul dissesto idrogeologico in Italia, pubblicato da ISPRA a luglio, il 94,5% dei comuni italiani è esposto a rischio per frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera. Circa 1,28 milioni di abitanti risiedono in aree a pericolosità da frana elevata o molto elevata, mentre 6,8 milioni di persone vivono in zone soggette a rischio alluvionale con tempi di ritorno compresi tra 100 e 200 anni. Numeri che confermano l’urgenza di interventi strutturali e politiche di lungo termine per la mitigazione del rischio.
In parallelo alla raccolta e alla diffusione dei dati, ISPRA promuove anche la sperimentazione di nuove tecnologie. Tra queste, il fotomonitoraggio basato su sensori fotografici per documentare nel tempo i cambiamenti del territorio, e l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale per analizzare e archiviare le informazioni in modo più efficiente. Sulla stessa piattaforma IdroGEO è già in fase di implementazione un assistente virtuale in grado di interagire con l’utente e fornire risposte su tematiche legate al dissesto. Il caso di Niscemi non è dunque un’eccezione, ma l’ennesimo campanello d’allarme in un Paese in cui il rischio idrogeologico è una realtà strutturale. Investire in prevenzione, tecnologia e informazione significa non solo contenere i danni, ma costruire una cultura della resilienza che coinvolga istituzioni, comunità e territori.
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