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Nel cuore del programma PNRR dedicato alla transizione ecologica, l’Italia segna un altro passo avanti verso l’adozione dell’idrogeno verde con la notizia della fornitura da parte di ErreDue S.p.A. di due sistemi di elettrolisi PEM da 1,25 MW ciascuno per la realizzazione di una Hydrogen Valley. Il valore della commessa è di circa 4 milioni di euro e la consegna è prevista entro il primo semestre 2026.I due elettrolizzatori — completamente containerizzati per un’installazione outdoor sicura — sono in grado di produrre oltre 250 metri cubi di idrogeno all’ora con una purezza del 99,999%, adatta anche per l’alimentazione di veicoli a celle a combustibile. La tecnologia PEM (Proton Exchange Membrane), cuore dell’impianto, offre flessibilità operativa e ottimizzazione dei consumi, con una capacità di modulazione tra il 10% e il 100% della potenza disponibile.
Come sottolinea Francesca Barontini, Amministratore Delegato di ErreDue: «Siamo orgogliosi di contribuire con la nostra tecnologia a un’iniziativa di Hydrogen Valley che rappresenta un modello concreto di transizione energetica. L’integrazione tra elettrolisi ad alta efficienza, fonti rinnovabili e applicazioni industriali e di mobilità sostenibile riflette pienamente la nostra visione strategica».
L’Italia dell’idrogeno: tra ambizione e ostacoli
La notizia si inserisce in un momento di fermento per l’economia dell’idrogeno in Italia. Con il recente recepimento della direttiva europea RED III, il governo ha rafforzato i target sull’impiego dell’idrogeno rinnovabile nei settori industriali e nella mobilità, offrendo maggiore stabilità agli operatori del settore. L’obiettivo è decarbonizzare le aree hard-to-abate come l’industria pesante e il trasporto pesante, dove l’elettrificazione diretta è più complessa. Il piano italiano prevede Hydrogen Valley regionali, progetti pilota supportati da fondi PNRR per creare filiere territoriali integrate. Tuttavia, restano sfide significative: i costi elevati della molecola, la mancanza di infrastrutture capillari e la frammentazione normativa rallentano il decollo del settore. Secondo stime recenti, il costo dell’idrogeno in Italia può superare i 13 €/kg, rendendo difficile una diffusione su larga scala senza supporti adeguati.
La notizia si inserisce in un momento di fermento per l’economia dell’idrogeno in Italia. Con il recente recepimento della direttiva europea RED III, il governo ha rafforzato i target sull’impiego dell’idrogeno rinnovabile nei settori industriali e nella mobilità, offrendo maggiore stabilità agli operatori del settore. L’obiettivo è decarbonizzare le aree hard-to-abate come l’industria pesante e il trasporto pesante, dove l’elettrificazione diretta è più complessa. Il piano italiano prevede Hydrogen Valley regionali, progetti pilota supportati da fondi PNRR per creare filiere territoriali integrate. Tuttavia, restano sfide significative: i costi elevati della molecola, la mancanza di infrastrutture capillari e la frammentazione normativa rallentano il decollo del settore. Secondo stime recenti, il costo dell’idrogeno in Italia può superare i 13 €/kg, rendendo difficile una diffusione su larga scala senza supporti adeguati.
Il comparto industriale, rappresentato da associazioni come H2IT, ha lanciato un appello per l’istituzione di un tavolo interministeriale in grado di affrontare con urgenza le criticità, coordinare gli investimenti e accelerare l’attuazione dei progetti già finanziati. L’iniziativa di ErreDue dimostra però che, nonostante le complessità, esistono realtà italiane capaci di proporre soluzioni scalabili, flessibili e ad alta efficienza, in grado di contribuire concretamente alla transizione energetica. Il percorso verso una vera economia dell’idrogeno in Italia è appena iniziato, ma grazie a tecnologie come quelle fornite da ErreDue e a una strategia nazionale in via di consolidamento, il Paese potrebbe giocare un ruolo chiave nello sviluppo del vettore energetico più promettente per un futuro carbon neutral.
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