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Una proposta di legge per disciplinare l’attività di relazioni istituzionali e rappresentanza di interessi: trasparenza, responsabilità e qualità delle decisioni pubbliche
La rappresentanza di interessi – ovvero l’insieme delle attività con cui gruppi, imprese, associazioni e altri soggetti cercano di influenzare le decisioni pubbliche – è un fenomeno in costante crescita nelle democrazie contemporanee. La proposta di legge n. 2336, presentata dal deputato Nazario Pagano alla Camera dei Deputati il 1° aprile 2025, nasce con l’obiettivo di disciplinare questa attività troppo spesso priva di regole chiare e trasparenti, delineando un quadro normativo organico che bilanci partecipazione democratica, pluralismo e integrità del processo decisionale pubblico
La legge si inserisce in un contesto politico e istituzionale in cui l’interazione tra portatori di interessi e decisori pubblici è percepita come parte integrante del processo democratico, ma al tempo stesso come un ambito vulnerabile a conflitti di interesse, opacità e squilibri di potere. Il testo muove dall’indagine conoscitiva svolta dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera, in risposta anche alle raccomandazioni internazionali – tra cui quelle del Gruppo di Stati contro la Corruzione del Consiglio d’Europa – per rafforzare la trasparenza nei rapporti con gruppi di pressione e stakeholder economici e sociali.
Al cuore della proposta c’è l’istituzione di un Registro per la trasparenza dell’attività di rappresentanza di interessi, da istituire presso il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL). In esso dovranno iscriversi i rappresentanti di interessi – professionisti o soggetti che svolgono tali attività per mandato – e dovranno rendere pubblico un elenco dettagliato degli incontri con i decisori pubblici, incluse informazioni su contenuti, luogo, partecipanti e finalità.
La disciplina proposta punta anche a rafforzare l’integrità della partecipazione ai processi decisionali, introducendo un comitato di sorveglianza sulla trasparenza presso il CNEL, dotato di poteri di controllo e vigilanza. Obblighi di rendicontazione, codici deontologici e sanzioni per violazioni costituiscono ulteriori strumenti volti a prevenire abusi e pratiche opache, garantendo al contempo che la rappresentanza di interessi possa contribuire positivamente alla qualità della legislazione e delle politiche pubbliche. Dal punto di vista ambientale e della sostenibilità, una regolamentazione trasparente della rappresentanza di interessi può avere ricadute significative. Gruppi ambientalisti, organizzazioni per la giustizia climatica e imprese green spesso operano per influenzare policy su temi come decarbonizzazione, economia circolare e tutela del territorio: un quadro normativo chiaro favorisce l’emersione delle loro istanze e la possibilità di incidere nei processi decisionali in modo legittimo, responsabile e visibile, evitando che interessi economici particolari – ad esempio legati a settori ad alta intensità di emissioni – possano prevalere nell’ombra.
La proposta n. 2336, composta da dodici articoli, definisce con precisione le figure coinvolte (rappresentanti di interessi, portatori di interessi e decisori pubblici), delinea le categorie escluse dall’obbligo di registrazione (come giornalisti o personale interno alle istituzioni) e stabilisce criteri per l’adeguamento degli ordinamenti degli organi costituzionali ai principi di trasparenza, pluralismo e partecipazione democratica. In un’epoca in cui la fiducia nelle istituzioni è messa alla prova e la sostenibilità delle scelte pubbliche richiede contributi tecnici e sociali ampi e qualificati, questa proposta di legge offre una cornice normativa che può contribuire a dare voce alle competenze, promuovere una partecipazione responsabile e migliorare la qualità delle decisioni pubbliche in chiave di trasparenza e responsabilità civica
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