Ambiente ed economia: Il percorso politico dell’italia verso la decarbonizzazione

Efficienza energetica, energie rinnovabili, mobilità sostenibile e riconversione industriale: sono questi i settori strategici su cui si dovrà lavorare in Italia e in Europa per mantenere fede agli impegni presi durante la COP 21 lo scorso dicembre a Parigi.

Investimenti e innovazione nei settori dell’efficienza energetica, delle energie rinnovabili, della mobilità sostenibile e della politica industriale: queste le misure strategiche indispensabili al nostro Paese per mantenere fede agli impegni  presi a livello internazionale durante la COP 21, tenutasi lo scorso dicembre a Parigi, riguardo la riconversione energetica del sistema produttivo, la riduzione delle emissioni climalteranti e il contenimento dell’innalzamento della temperatura media mondiale.  

Nel convegno Il Clima dopo Parigi. Le Politiche dell’Italia verso la decarbonizzazione, organizzato dal gruppo bi- camerale per il clima Globe Italia si è dibattuto circa le opportunità dell’Italia per essere in prima linea nel cambiamento epocale a cui il summit sul clima ha dato inizio: declinare la tutela ambientale in termini di responsabilità condivisa a livello globale e come comune denominatore per l’economia e per la ri-organizzazione del territorio e delle città.

 “Attivarsi per il contenimento dei cambiamenti climatici produce un impatto positivo immediato perché evita o riduce i danni ai nostri sistemi produttivi, soprattutto nel turismo e nell'agricoltura e ridimensiona gli impatti negativi dell’inquinamento sulla salute umana - ha sottolineato Carlo Carraro professore dell'Universita' Ca' Foscari di Venezia e vice presidente working group III IPCC -  Ma non si tratta solo di questo, gli investimenti addizionali annui in mitigazione e adattamento sono dell'ordine dei 9 miliardi, soprattutto nel settore privato, con un effetto di crescita pari a circa un punto di PIL. Aggiungendo a ciò il risparmio derivato dai danni evitati, stimabile in circa mezzo punto di PIL all'anno, vediamo che occuparsi attivamente di clima porterebbe a un aumento annuale di 1 punto e mezzo".

Nel nostro Paese la riduzione delle emissioni nei settori produttivi mostra dal 1990 ad oggi dei trend positivi (- 42%  nell'industria manifatturiera; -20,5% nei rifiuti; -21,9 nei trasporti) tuttavia, tanto lavoro rimane da fare e ampi sono i margini di miglioramento.

“Alla COP21 abbiamo assistito a qualcosa di assolutamente nuovo - ha affermato l’onorevole Stella Bianchi, presidente di Globe Italia - Non era mai accaduto di avere tanti Paesi che si muovono insieme per cambiare le regole del gioco in favore dell’ambiente. Ormai è chiaro che a livello globale si procede verso la decarbonizzazione dell’economia, per cui è auspicabile che tutte le imprese italiane scelgano il prima possibile di adottare questo orizzonte. Per far questo, ovviamente, serve un provvedimento complessivo della politica, che sia cabina di regia per tutti gli interventi, che trovi risonanza nella legislazione nazionale e che sia attuato all'unisono da tutti i Ministeri”.   

In questo senso, se la politica svolge un ruolo prioritario, è altrettanto importante coinvolgere nel cambiamento attori non statali, promuovere tecnologia e ricerca nonché avviare soluzioni di finanza innovativa per convogliare su questo obiettivo le risorse sufficienti.

“ A Parigi è partita una corsa, i Paesi che arriveranno prima, ne raccoglieranno per primi i vantaggi – ha aggiunto Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati -. L’Italia ha molti punti di forza in questo senso, ci sono talenti su cui investire e settori, come quello della riqualificazione energetica degli edifici, che potrebbero letteralmente risorgere e dare nuovo impulso all'economia. L’elemento centrale è capire che l’ambiente è ormai un tema geo-politico ed economico e che non si tratta più di una questione che riguarda solo gli addetti ai lavori, ma che il processo intorno alla decarbonizzazione dell’economia è un percorso trasversale che serve a vivere meglio il presente, a rendere più competitiva la nostra economia e perfino a rendere più civile la nostra società”. 

 

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